Ma quale fascismo?

640x360_C_2_video_806116_videoThumbnailNarrazione” è una parola diventata molto di moda in questi ultimi anni, che viene usata in svariati campi: dalla comunicazione d’ impresa, alla pubblicità e soprattutto alla politica.

Giusto per fare un esempio che certamente tutti hanno presente, il Mulino bianco, notissimo brand di biscotti e merendine, attraverso i suoi spot pubblicitari ci “narra” una realtà di famiglie più o meno allargate, ma sempre felicemente riunite attorno ad un tavolo per fare colazione con prodotti sani e genuini, in dei fantastici contesti paesaggistici come la campagna toscana.

Più recentemente, il Mulino bianco ci ha anche mostrato i suoi “fornai” intenti a impastare e cuocere fette biscottate con metodi tradizionali, come se fossimo ancora nell’ Ottocento; facendo persino dialogare uno dei suoi più celebri testimonial con la gallina produttrice di uova perfettamente biologiche.

Questo è ciò che i pubblicitari chiamano “story-telling”, cioè proporre una rappresentazione della realtà che non è oggettivamente vera, ma risponde alle esigenze di comunicazione dell’ azienda produttrice. Questa è appunto una narrazione.

Passiamo alla politica, dove specialmente in questi ultimi giorni di campagna elettorale stiamo ascoltando numerose narrazioni offerteci dai politici di ogni orientamento e che presto gli elettori saranno chiamati a giudicare, com’ è giusto che sia in democrazia.

Ce n’ è una particolarmente significativa perché sostenuta da immagini forti, numerosi articoli di giornali, accesi discorsi in televisione e finanche da violente manifestazioni di piazza, sulla quale vorrei soffermarmi. L’ idea centrale di questo story-telling è che in Italia ci sia un ritorno dell’ ideologia fascista e che pertanto la democrazia italiana starebbe correndo dei seri pericoli come già successe nel lontano 1922, quando si ebbe la Marcia su Roma e Mussolini salì al potere.

Probabilmente un osservatore straniero in visita nel nostro Paese, a questo punto, ci chiederebbe: ma davvero esiste un partito o un movimento fascista oggi in Italia, e di quale consenso elettorale esso o essi dispongono? La risposta è in verità molto semplice perché, se si esclude un partito di destra come Fratelli d’ Italia che opera pienamente in ambito parlamentare da anni e alle elezioni si presenta in una rispettabile coalizione di centro-destra, allora non restano che due movimenti, Casa Pound e Forza Nuova, i quali effettivamente nei loro simboli e discorsi si richiamano al Ventennio fascista. Stiamo parlando, però, di qualche migliaio di attivisti che non stanno preparando un colpo di Stato, altrimenti la nostra polizia sarebbe già intervenuta in base alle leggi sull’ ordine pubblico oltre che alla Costituzione stessa; nostalgici che si limitano a sfilare con i loro stendardi e ad alzare il braccio teso, quindi a manifestare le loro opinioni, il che non costituisce reato.

Davvero dieci o ventimila di questi sciocchi sostenitori del fascismo costituiscono un pericolo per uno Stato che dispone di forze di polizia, esercito, marina, aeronautica, istituzioni collaudate da settant’ anni ormai, oltre che sindacati, partiti, associazioni di volontariato, ovvero tutta una solida struttura democratica che poggia su un tessuto sociale sostanzialmente civile?

Evidentemente no. Non esiste alcun pericolo reale di un ritorno del fascismo in Italia. Il fascismo è un capitolo della nostra storia nazionale definitivamente chiuso con la sconfitta subita nella seconda guerra mondiale a causa della scelta nefasta da parte di Mussolini di portare l’ Italia a fianco della Germania nazista.

Chi allora continua a gridare in televisione o a manifestare in piazza contro il fascismo, finanche lanciando bombe-carta riempite di chiodi contro i poliziotti, sta facendo solo una narrazione della realtà, che, sul piano del metodo, non si differenzia molto da quella delle famiglie perfette che la mattina fanno sempre colazione nei bellissimi casolari toscani del Mulino bianco, senza preoccuparsi di dover correre al lavoro o a scuola.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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