Lo show della politica

cine Nell’ultimo fine settimana abbiamo assistito, grazie alle tv che ce li hanno mostrati, a due eventi politici diametralmente opposti per significato e molto diversi per dimensioni, ma che avevano in comune un elemento: la spettacolarizzazione.

Sto parlando, infatti, del meeting renziano alla stazione Leopolda di Firenze, giunto ormai alla nona edizione; e dell’adunata romana del Movimento 5stelle al Circo Massimo, che è culminata col discorso di Beppe Grillo.

Alla Leopolda, Matteo Renzi ha parlato davanti a una poderosa scenografia con la macchina del film “Ritorno al futuro” in posizione centrale, evocando così la dimensione cinematografica del suo “story telling”. Superata già da un bel pezzo la prima fase della rottamazione (verrebbe da dire: rottamata la rottamazione); archiviata anche quella governativa del “potere sono io”; elaborata o meglio ingoiata e forse mal digerita la fase della sconfitta elettorale e dell’umiliazione del suo gigantesco ego, adesso Renzi inaugura la fase futuristica; con cui vorrebbe portare il Pd da qualche altra parte oppure, se troverà forti resistenze al suo interno, portare i suoi seguaci oltre il Pd. Nel futuro, appunto.

Ma per fare questo viaggio, ci vuole una macchina in grado di muoversi nella quarta dimensione e, mentre gli scienziati veri ci stanno ancora lavorando, lui utilizza il cinema che, dai tempi di quello muto di George Meliès, ha sempre fatto viaggiare (e sognare) i suoi spettatori. Buon viaggio, dunque, a quelli che stanno per partire con lui e che lo seguiranno fiduciosi. In ogni caso, ricordatevi di controllare il paracadute sotto il sedile.

Beppe Grillo al Circo Massimo si è presentato con in mano la mano (altro terribile bisticcio di parole), che nei giorni passati era diventata un vero e proprio tormentone su tutti i giornali e le tv, dopo che il vicepremier Di Maio ne aveva parlato alludendo abbastanza esplicitamente a qualche collega dell’altra ala della coalizione governativa, il quale avrebbe modificato il testo sulla “pace fiscale” (il condono, per dirla in parole povere).

La mano simbolica alzata contro il tentativo di depenalizzare l’evasione fiscale anche se dichiarata spontaneamente, poteva far venire in mente le famose “mani pulite” di tanti anni fa che misero nei guai i partiti della Prima Repubblica; e invece quasi tutti i media hanno tirato in ballo (come pure ha fatto Beppe Grillo) la mano degli Addams, quella simpatica famiglia horror di una serie televisiva degli anni Sessanta ripresa poi anche dal cinema.

La domanda dunque è: che significato aveva la mano di plastica agitata da Beppe Grillo durante tutto il suo comizio-show?

Significava “noi soli abbiamo le mani pulite”, come nella narrativa classica del Movimento nel periodo pre-governativo; oppure voleva indicare la forza dei poteri occulti?

Purtroppo io al Circo Massimo non c’ero ed ho sentito solo la parte del discorso in cui Beppe auspicava un ridimensionamento dei poteri del Presidente della Repubblica. Potrei dunque ipotizzare che la vera mano misteriosa che regge i fili e dirige tutta l’orchestra italiana, nella fantapolitica grillina, sia quella di Mattarella; non a caso prima di lui era stato fortemente criticato un altro presidente, Napolitano, contro il quale Di Maio aveva lanciato una vera e propria invettiva nei giorni seguenti il 4 marzo.

E’ difficile leggere nella mente di Beppe Grillo, così come lo è decifrare tutti i suoi gesti, le sue allocuzioni e finanche le sue battute. La politica è diventata una roba complicata da quando si è confusa con lo spettacolo; e da quando i suoi leader (non proprio tutti per fortuna) sognano di viaggiare nel tempo e di riportare l’immaginazione al potere.

About This Author

Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

Post A Reply