Le opere di misericordia

img508 Su Youtube si trova il racconto della vita e delle principali opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio fatto egregiamente da Tomaso Montanari, noto storico dell’arte nonchè intellettuale di riferimento della Sinistra radicale in Italia.

C’è però un passaggio che mi ha colpito per la sua evidente impostazione ideologica, sul quale vorrei riflettere: esattamente quando il professor Montanari, spiegando il capolavoro napoletano di Caravaggio, Le sette opere di misericordia, cita un passo del Vangelo di Matteo (“Ero forestiero e mi avete ospitato…”) ma aggiunge di sua iniziativa la parola “migrante”.

Si tratta, evidentemente, di quel riflesso condizionato che oggi agisce anche quando si legge un’opera del Seicento o si riprendono le parole di Gesù; perché quello del migrante è diventato un mito che ha pervaso la nostra cultura, sia mediatica che di livello più alto. E neppure lo storico dell’ arte, che è un esponente blasonato del mondo radicale pro immigrazione, riesce a sottrarsi all’ uso della parola “migrante” collocandola al di fuori del suo contesto storico-contemporaneo.

Diciamo pure che ormai è come un tic nervoso: se sei di sinistra o cattolico seguace di papa Francesco non puoi non fare dei migranti il tuo chiodo fisso, la tua bandiera, il tuo segno di riconoscimento. Perciò, anche se parli di un capolavoro di Caravaggio oppure di politica o semplicemente al bar con gli amici, la parola prima o poi ti scappa; magari seguita subito dopo da un’ invettiva contro Matteo Salvini.

Ma facciamoci la domanda: davvero il forestiero del Vangelo e il migrante di oggi sono la stessa cosa? Davvero si può paragonare – come fa il sinistrissimo Montanari – uno straniero del passato che bussa alla porta con i circa seicentomila immigrati arrivati, per esempio, in Italia nel giro di tre anni, la maggior parte dei quali senza documenti e senza diritto all’ asilo politico?

Il forestiero è un individuo che viene in punta di piedi e chiede educatamente ospitalità. Magari per un paio di giorni. Poi prende il suo bagaglio, ringrazia e se ne va.

I migranti dei nostri tempi sono invece un fenomeno di massa, facilmente classificabile come invasione, visti i numeri e la quantità di crimini più o meno gravi che essi commettono nelle nostre città, con il risultato che ormai i due terzi degli ospiti delle patrie galere sono stranieri.

Per questo sbaglia Montanari ad accostare il forestiero del Vangelo e il migrante di oggi. Ma lo fa automaticamente; come dicevamo, per quelli come lui è solo un tic.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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