La naja no

TYP-400731-3793747-esercito Premetto che considero Matteo Salvini il migliore dei ministri del governo giallo-verde, praticamente l’ unico che fino ad ora sia riuscito a mettere in opera l’argomento fondamentale della sua campagna elettorale, che per lui era la difesa dei confini e la chiusura dei porti italiani alle navi delle Ong che facevano da taxi dell’immigrazione irregolare.

Ciò detto, devo confessare che la sua idea di ripristinare l’obbligo della leva militare mi sembra veramente campata in aria. E sia chiaro: non perché io nutra sentimenti antimilitaristici o antipatriottici. Tutt’ altro, ammiro sinceramente i soldati del nostro Esercito e quando li vedo sfilare il 2 giugno nella parata dei Fori Imperiali a Roma mi emoziono fortemente. Se poi incontro per strada qualche alpino con la piuma sul cappello, non posso fare a meno di ricordare con nostalgia i racconti di mio nonno che fece da alpino la Grande Guerra sull’ Adamello.

Sono un patriota, dunque, a tutti gli effetti e riconosco la necessità di mantenere un esercito tecnologicamente ben equipaggiato e formato da soldati esperti e motivati. Giusto per fare un esempio, quando entro nella stazione di Santa Maria Novella e vedo i giovani militari in tenuta da combattimento con i mitra a tracolla, beh, mi sento più sicuro. E sono così riconoscente a questi ragazzi e ragazze, che qualche mese fa ho aiutato ben volentieri un mio ex studente a prepararsi per l’esame d’ammissione all’Accademia militare di Modena.

Tornando a Salvini e alla sua idea peregrina di ripristinare la naja per insegnare ai giovani l’educazione civica e l’amore per la Patria, vorrei spiegargli che questi giustissimi obiettivi dovrebbero essere raggiunti molto prima, e cioè in età scolare. Non è marciando ed esercitandosi al poligono con le armi che si apprende il rispetto del tricolore, dei monumenti, delle biblioteche, degli anziani, dei disabili, del codice della strada, degli avversari nelle competizioni sportive, dell’ ambiente in cui si vive e finanche dei muri degli edifici.

Sapere marciare e sparare è utilissimo a chi ha scelto di fare il militare di professione; a tutti gli altri risulterebbe solo una imposizione e una perdita di tempo.

Per questo vorrei consigliare a Matteo S. di lasciar perdere quest’idea, causata forse dall’afa di agosto, e di darsi da fare, insieme al suo collega dell’Istruzione, per reintrodurre l’educazione civica a scuola, purchè le sia riconosciuta l’importanza che merita. E inoltre: facciamo studiare meglio la storia del Risorgimento ai nostri ragazzi e facciamoli appassionare alle vicende eroiche di tanti giovani (Goffredo Mameli, giusto per dirne uno) che in quegli anni dettero la vita per edificare l’unità nazionale, e sicuramente diffonderemo un autentico affetto per la Patria.

Infine, se vogliamo fare qualcosa di buono per i nostri soldati, aumentiamogli lo stipendio.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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