I duellanti

Cattura2I duellanti” è un bellissimo film di Ridley Scott del 1977; racconta le vicende di due ufficiali dell’ esercito napoleonico che, in seguito a una disputa sulle regole del codice d’ onore, continueranno a combattersi per anni.

Sembra questo il destino dello scontro politico ed istituzionale che si è determinato domenica sera, quando il (possibile) presidente del Consiglio Conte ha rinunciato al suo incarico, di fronte all’ esplicito rifiuto del Presidente Mattarella ad avallare la nomina del prof Savona come ministro dell’ Economia del governo Lega-Cinquestelle.

In questo caso, i duellanti sono il Presidente della Repubblica e il leader della Lega Matteo Salvini, che aveva indicato l’ economista Savona, notoriamente euroscettico e critico nei confronti dell’ UE a trazione germanica, come unico e irrinunciabile responsabile dell’ Economia. Praticamente fumo negli occhi per Mattarella, che della fedeltà italiana a Bruxelles ha fatto la “conditio sine qua non” per la nomina del ministro il quale domani si troverebbe a ridiscutere i trattati europei, nonché i temi del pareggio di bilancio e dei vincoli sugli investimenti, nei luoghi in cui si prendono le decisioni che poi determinano la vita della gente.

Ecco, dunque, che la materia dello scontro, apparentemente di carattere economico e finanziario, si sposta sul piano dell’ onore ( come si sarebbe detto nell’ Ottocento) o della comunicazione, come preferiamo chiamarla oggi.

Se Mattarella avesse accettato il nome di Savona, illustre economista già ministro del governo Ciampi, noto anche per la sua teoria del piano B (l’ uscita dell’ Italia dall’ eurozona), avrebbe certamente mandato un segnale di resa istituzionale al livello più alto nei confronti del sovranismo; i suoi interlocutori internazionali – da Mario Draghi a Macron, Juncker ed Angela Merkel – di sicuro non avrebbero gradito, e i mercati avrebbero reagito facendo schizzare lo spread a quota 400, con le conseguenze gravissime sul debito pubblico italiano che tutti i risparmatori ben conoscono.

Se invece a cedere fosse stato Matteo Salvini, rinunciando a Savona e sostituendolo con un nome meno autorevole ma più morbido verso Bruxelles, avrebbe rischiato di deludere le aspettative di milioni di elettori che il 4 marzo gli avevano dato il preciso mandato di cambiare il rapporto dell’ Italia con l’ Europa, proprio nel senso di una maggiore autonomia in materia di pensioni, immigrazione, sicurezza e vincoli di bilancio.

Lo scontro e la rottura erano praticamente inevitabili, dovuti anche alla forma stessa della nostra Costituzione che venne studiata apposta per non concedere un potere completo all’ esecutivo e quindi prevede, con una formula davvero assurda, che il Presidente della Reppubblica nomini i ministri su proposta del Presidente del Consiglio.

Ma anche se il primo scontro sembra essersi risolto con la vittoria di Mattarella, in verità il duello è destinato a continuare; perché da oggi inizia una nuova campagna elettorale, nella quale i leader dei due pariti di maggioranza, Salvini e Di Maio, metteranno il Presidente della Repubblica sotto il fuoco incrociato della loro propaganda antisistema. Tutto questo durerà almeno fino alle prossime elezioni, che necessariamente si dovranno tenere in autunno; sempre che Mattarella non abbia pronta una nuova arma da usare contro i sovranisti, in nome della “difesa dei risparmiatori”.

Il duello continua; come nel film, la questione d’ onore rischia di diventare centrale e di far passare in secondo piano gli interessi concreti degli italiani. Vengono in mente le parole sconsolate di una vecchia canzone di Battiato: “Povera patria, schiacciata dagli abusi del potere…”

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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