I confini nazionali vanno difesi, sì o no?

bardonecchia La questione dei confini, o meglio della difesa dei confini, è tornata ad essere dibattutta durante le vacanze pasquali per due fatti che hanno chiamato in causa noi italiani sia direttamente che indirettamente; e sui quali ci siamo espressi non proprio in modo coerente.

Il primo: venerdì sera, tra Francia e Italia, alcuni gendarmi francesi sconfinano (come previsto dagli accordi di Schengen del 1990) in territorio italiano, perché sono sulle tracce di un presunto spacciatore di droga; lo raggiungono a Bardonecchia, dentro un locale della stazione ferroviaria attualmente utilizzato da una Ong che si occupa di immigrati, e lo sottopongono al test delle urine senza chiedere l’autorizzazione alle nostre forze di polizia.

Apriti cielo! Ma come hanno osato i gendarmi francesi ad oltrepasssare le Alpi senza il nostro permesso; e poi, per acciuffare un povero clandestino! Il sindaco di Bardonecchia ha detto che non sono questi i modi di trattare gli immigrati anche se irregolari; i leader di destra e di sinistra hanno tuonato contro Macron, forse ricordandosi del precedente storico del suo più celebre connazionale Napoleone Bonaparte, che arrivò in Lombardia con la scusa di liberarci dagli austriaci e finì che si autoproclamò re d’ Italia; piu o meno stesso tono indignato/incavaloto da parte della Farnesina e persino di Gentiloni, che non perde la calma neppure quando il Pd viene sconfitto alle elezioni.

Da queste reazioni sembrerebbe di capire che gli italiani, finalmente uniti in un solo coro di voci (come scrisse Manzoni: “liberi non sarem se non siam uni”), abbiano a cuore la difesa dei confini nazionali. Le Alpi, si sa, rappresentano nel nostro immaginario i confini italici per eccellenza; quelli che, da Annibale in poi, i nemici dell’ Italia dovevano necessariamente varcare se volevano invaderci. Dal mare, invece, sono arrivati sempre i “buoni”: gli alleati anglo-americani, nostri liberatori, nel 1943; e ultimamente gli immigrati nordafricani, che una ex presidente della Camera – guarda caso finita nella polvere dopo il 4 marzo – addirittura chiamava “risorse” perché, secondo lei, ci avrebbero pagato le nostre (molto) future pensioni.

gaza E invece no. Poche ore dopo, gli stessi italiani ( non tutti, per fortuna) si scatenavano sui social e sulle prime pagine dei giornali contro i soldati dell’ esercito d’ Israele, colpevoli di aver aperto il fuoco per difendere i confini da una manifestazione di 20.000 palestinesi esaltati, con bombe moltov alla mano, intenzionati a riprendersi quelli che essi considerano i “loro” territori. Tra i pacifici palestinesi abbattuti dai tiratori scelti sono poi stati identificati dieci noti terroristi di Hamas, l’ organizzazione che predica da anni la distruzione dello Stato d’ Israele; a dimostrazione del fatto che i soldati israeliani non hanno aperto il fuoco sulla folla, altrimenti ci sarebbe stata una vera e propria strage, ma hanno voluto colpire solo i soggetti più pericolosi. Ciò nonostante, la maggioranza dei commenti degli italiani, come sempre, erano di accusa contro i sionisti ebrei e di comprensione per i poveri palestinesi.

Insomma, cari fratelli italiani, mettiamoci d’ accordo: i confini di uno Stato sovrano, che si chiami Italia o Israele, vanno difesi sì o no?

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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