Europa

europa Un giovane e bravo professore di filosofia nonché mio amico, Damiano Bondi, ha raccontato il mito greco di Europa alla presentazione di un libro dedicato al destino dell’ attuale Europa (” Meglio di niente” di D. Breschi). Il mito inizia con il rapimento della figlia di Agenore, re della città fenicia di Tiro, ad opera di Giove che, tramutatosi in un magnifico toro bianco, la invita a salire sulla sua groppa per poi portarla a Creta; dove, per sedurla, sarà persino costretto a prendere le sembianze di un’ aquila. Europa, in seguito, diventerà la prima regina di Creta ed avrà da Zeus tre figli: Minosse, Radamanto e Sarpedonte, che saranno adottati da suo marito Asterione re di Creta.

Ma ciò che conta – così ha spiegato Bondi – è la reazione del padre Agenore, il quale invia i suoi figli alla ricerca di Europa: il fratello Fenix, dopo varie peregrinazioni, diventa il capostipite dei fenici; un altro fratello, Celix, si ferma in un’area sulla costa sudorientale dell’Asia Minore a nord di Cipro e diventa il capostipite dei cilici; Cadmo, il fratello più famoso, arriva fino in Grecia dove fonda la città di Tebe. Europa, in buona sostanza, non viene trovata dai suoi fratelli nella sua “completezza”, ma soltanto nelle sue parti, quindi a frammenti.

La domanda che allora ci dobbiamo fare, se vogliamo estendere il racconto mitologico alla storia contemporanea, potrebbe essere la seguente: esiste un’ autentica identità europea che dia sostanza e fondamento all’ istituzione dell’ Unione Europea?

Il mito greco, come abbiamo visto, ci racconta la frammentazione dell’ identità più che la sua completezza. E non è difficile trovare conferme di questa visione proprio nella storia degli antichi greci, che non riuscirono mai ad organizzarsi in una forma statuale di tipo nazionale, visto che vivevano in città-stato (polis) autonome e sempre in lotta per l’ egemonia territoriale. Vero è che, ciò nonostante, essi si sentivano un popolo, perché accomunati dalla stessa lingua e dagli stessi culti, e pertanto combatterono uniti di fronte alle invasioni dei persiani (che chiamavano “barbaroi”); ma poi continuarono con le lotte interne, fino all’ arrivo degli eserciti romani che misero fine alla loro indipendenza.

Nei secoli successivi alla caduta dell’ Impero romano d’ Occidente, la storia dell’ Europa è stata segnata dalla nascita degli Stati nazionali e dalla loro potenza commerciale e militare su scala mondiale. Sono stati gli Stati nazionali a portarci nell’ epoca moderna, fatta di scoperte scientifiche, esplorazioni di nuovi continenti, capitalismo e rivoluzione industriale.

Il mito di Europa, intesa nella sua totalità, è però riaffiorato nei sogni di conquista imperiale ( con Carlo V e successivamente con Napoleone Bonaparte), che si sono presto vanificati di fronte alla robustezza degli interessi nazionali e alla passione dei movimenti romantico-risorgimentali. E’ stato poi un regime totalitario del Novecento a riprendere l’ ideale di un grande Reich che potesse unificare l’ intera Europa, ma in questo caso sotto il dominio della razza ariana e il vessillo della croce uncita nazista.

La storia sembrerebbe, dunque, indicarci che più si insegue un ideale di unione politica dell’ Europa, e più si corre verso dei sistemi che niente hanno di liberale e di “società aperte”, per riprendere l’ espressione di Karl Popper, il noto filosofo della scienza.

Allora è bene tornare al mito greco e accontentarci di un’ idea di Europa come continua ricerca di un’ identità comune, senza pretendere di fossilizzarla in istituzioni tecnico-finanziarie come forse è stato fatto con la nascita della UE, della Commissione europea e dell’ euro. Perché Europa è prima di tutto un sistema di valori e di tradizioni culturali, che certamente ebbero il loro inizio ad Atene e Roma, ma poi si sono incrociati con il cristianesimo, l’ umanesimo fiorentino, la rivoluzione scientifica galileiana e l’ Illuminismo franco-tedesco; sicché la sua resta un’ indentità polimorfa, plurale, che si esprime bene nelle diverse anime nazionali e popolari, come gli autori romantici ci hanno mostrato già nell’ Ottocento.

Quale potrebbe essere in futuro la forma politica della multiforme anima europea? Di certo non il totalitarismo antisemita; ma neppure la burocrazia e la finanza germanocentriche che oggi fanno da padrone a Bruxelles. La bellissima Europa deve allora imparare a prendere il (suo) toro per le corna, se vuole decidere sul proprio destino.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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