Contro Tommaso Montanari

montanari Qualche sera fa, in un dibattito televisivo su la7, lo storico dell’ arte Tommaso Montanari, presentando il suo ultimo libro “Contro le mostre”, ha ribadito la tesi secondo la quale in Italia vengono allestite delle mostre che hanno soltanto una finalità commerciale, perché attirano un vasto pubblico e procurano grandi profitti agli organizzatori. Lui le chiama, con tono da spocchioso professore universitario, “mostre blockbuster”.

Incalzato dalla sua intervistatrice Lilli Gruber che gli chiedeva cosa ci sia di tanto sbagliato nel portare gli italiani a vedere opere d’ arte che, nel peggiore dei casi, male non fanno, Montanari ha spiegato la sua filosofia così radicale (o meglio, radical-chic): i comuni mortali vanno ormai a vedere una mostra con lo stesso spirito consumistico con cui entrano la domenica pomeriggio nell’ outlet più vicino; una roba, quindi, di cui ci si dovrebbe vergognare, visto che fare acquisti, per il cattedratico vetero o post-comunista che sia, è probabilmente come andare a puttane.

Il professor Montanari, per chi ancora non lo sapesse, è un intellettuale di punta di quel mondo che sta a sinistra del Pd ( considerato da loro una schifezza dopo l’ arrivo di Renzi che ha osato provare a riformare la nostra Costituzione volendo abolire il bicameralismo perfetto) e di cui vedremo presto le performance elettorali il 4 marzo. Si tratta, cioè, di quella fetta o fettina di compagni che “possiedono” la verità grazie al loro pedigree politico e che ti guardano dall’ alto in basso appena provi a dire qualcosa che contrasta con le loro idee; per cui ti accusano di essere un distruttore dell’ ambiente se pensi che l’ Alta velocità sia un’ infrastruttura importante per l’ Italia; ti chiamano xenofobo e razzista se dici che bisognerebbe mettere fine o quantomeno controllare l’ immigrazione proveniente dall’ Africa; e ti giudicano un cafone se vai a fare spese negli outlet ( se ci vai di domenica, poi, sei anche uno schiavista) e un ignorante con la terza media se frequenti le grandi mostre.

palladiana Ora, si dà il caso che durante queste feste di Natale io sia andato nella splendida città di Vicenza a vedere la mostra di Van Gogh, che certamente a Montanari farebbe alzare il sopracciglio in segno di disprezzo. E’ stata, invece, una visita molto bella e anche istruttiva, nonostante la gran massa dei visitatori, quel popolo che ormai piace solo ai cosiddetti populisti di destra e non più ai marxisti.

van goghC’ erano almeno cinque sale contenenti i disegni che il giovane Vincent fece nei primi anni di “apprendistato” in Olanda: contadini che zappano, donne intente a cucire e rammendare, bambini che giocano, i famosi mangiatori di patate; e poi casolari, mulini, chiese, alberi spogli. Un universo carico di umanità e di religiosità, anche se non dichiarata. Una meraviglia assoluta. Poi siamo passati a vedere i paesaggi colorati della Provenza, illuminati da una luce strabiliante. I momenti dell’ amicizia con Gaughin e il successivo sprofondare nella follia. I quadri dipinti durante la permanenza nell’ ospedale psichiatrico di Saint Rémy, accostati alle fotografie e persino a un plastico dell’ edificio. Infine, i campi di grano dove volano i corvi, presagi funesti del suo imminente suicidio.

Tutto questo spiegato molto bene da cartelloni con le indicazioni del curatore della mostra e le lettere profondissime che Vincent scriveva a suo fratello Theo nel corso degli anni.

L’ ingresso alla mostra costa 14 euri. Con altri 12 abbiamo poi preso un biglietto cumulativo e siamo andati a vedere alcuni capolavori di Palladio, il grande architetto vicentino, come il teatro Olimpico e palazzo Chiericati. Siccome a ora di pranzo c’ era venuta fame, ci siamo fermati in un fast-food dove si mangiano grandi tramezzini di buona qualità a un prezzo decente. Secondo il moralista Montanari, io e la gentildonna che mi accompagnava saremmo due plebei consumatori compulsivi, che non capiscono niente di arte e cultura. Pazienza, ce ne faremo una ragione.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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