Cambiamenti climatici e gilet gialli

gile Si sta facendo un gran parlare e scrivere in questi ultimi anni di cambiamenti climatici, i quali effettivamente sono sotto gli occhi di tutti. E se ne dà la colpa alla famigerata Co2 prodotta innanzitutto dalle nostre automobili a benzina o diesel; tanto che in Francia il presidente Macron aveva pensato di mettere una super tassa su questo tipo di macchine, nella speranza di convincere i francesi a rottamarle tutte e a comprarsi delle belle vetture elettriche che non inquinano, sono alla moda e hanno solo un difettuccio: i prezzi vanno da trentamila in su.

In Francia sappiamo bene com’è andata a finire, o meglio che cosa sta succedendo in questi giorni. Praticamente è scoppiata la più consistente sommossa popolare dal 1789, che è tuttora in corso e di cui non si possono prevedere gli esiti. Il presidente è stato costretto a chiudersi nell’Eliseo, a schierare per le strade i blindati dell’esercito e finanche a ritirare l’ eco-tassa. Ma ciò non è bastato ai francesi, che ormai trovano il giovanotto rampante (eletto con solo il 25% dei voti) uno che rappresenta l’élite e non il popolo; e quindi continuano a scendere in piazza e a scontrarsi con la polizia.

Un’idea dello stesso tipo era balenata anche ad alcuni membri del nostro governo giallo-verde che, però, dopo aver visto il gran casino scoppiato a Parigi, l’hanno immediatamente rimessa nel cassetto. Perché non è che da un giorno all’altro si può obbligare la gente che con difficoltà arriva alla fine del mese a rottamare la vecchia macchina e a comprarsene una da trentamila euri o, magari, andare in bicicletta a fare la spesa e portare i figli a scuola, come fanno i fighetti macroniani che abitano negli attici sui boulevards e lavorano nelle grandi banche dei centri storici.

Quando le classi dirigenti vivono come chiuse in una bolla, separate dalla realtà che la gente comune vive quotidianamente, e neppure si sforzano di capire le esigenze dei semplici lavoratori, beh, allora può succedere quello che nel luglio 1789 portò alla presa della Bastiglia e poi alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino: la Rivoluzione francese.

Il movimento dei gilet gialli (gilet jaunes) nasce dallo stesso malcontento popolare e dallo stesso rancore verso l’élite dominante, che oggi ha il volto fanciullesco e strafottente di Emmanuel Macron. In Italia, però, la questione è diversa: sia per ragioni storiche ( neanche il nostro Risorgimento può definirsi una rivoluzione); sia perché da noi sono nati dei partiti o movimenti cosiddetti populisti che, dopo la crisi senza ritorno dei partiti di sinistra, hanno ridato voce e speranze alla gente comune.

Purché le promesse da loro fatte in campagna elettorale non vengano smentite, oppure non cedano alle pressioni degli ambientalisti radical-chic; come quando qualcuno diceva di voler fare dell’Ilva di Taranto un parco giochi, gettando così alle ortiche due o tremila posti di lavoro.

Un’ultima cosa a proposito dei cambiamenti climatici la vorrei dire: non è la prima volta che si verificano cambiamenti climatici di grande portata. Nel Trecento, giusto per fare un esempio, il clima in tutta Europa cambiò drasticamente, al punto che i fiumi di città come Parigi e Londra d’inverno erano ghiacciati (lo vediamo nei quadri dell’epoca). Le estati erano così piovose che i raccolti marcivano, tanto che si ebbero diverse annate di carestia, culminate poi nella terribile peste del 1347-48 che ridusse di un terzo la popolazione europea. Eppure a quei tempi le macchine a benzina o diesel non esistevano, l’ambiente era integro e l’aria pulitissima: un vero paradiso per gli ecologisti.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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