Arbitro o giocatore?

mat Il presidente Mattarella è venuto in Toscana, ospite della prestigiosa Università Europea situata sulle colline fiesolane, ed ha fatto un discorso sullo stato dell’ Unione non senza qualche riferimento puntuale al momento delicatissimo che l’ Italia sta attraversando, alla ricerca di un governo dopo più di due mesi dalle ultime elezioni.

E più che di riferimento, forse bisognerebbe parlare di avvertimento che il capo dello Stato ha voluto lanciare ai due leader, Di Maio e Salvini, i quali, durante questo fine settimana, dovrebbero verificare la possibilità di stipulare una sorta di contratto (ormai è così che lo chiamano, sic) per dar via a un governo Lega-Cinquestelle.

Diciamo subito che i partiti sopra nominati in passato non hanno mai mostrato di intendersi particolarmente, soprattutto perché il primo punta alla flat tax ( una riduzione drastica dell’ Irpef per tutti) e alla lotta dura contro l’ immigrazione irregolare; mentre il secondo propone il reddito di cittadinanza e una visione più generale della società basata sulla decrescita e la democrazia diretta.

Apparentemente, quindi, nessun punto di contatto tra di loro; se non nello stile comunicativo dei due leader, diretti, sempre tra la gente, un po’ demagogici ma comunque molto efficaci, tanto che alle elezioni del 4 marzo i Cinquestelle sono risultati il primo partito e la Lega ha superato Forza Italia nella coalizione di centrodestra. E così Di Maio ha preso il posto del fondatore Beppe Grillo, come Salvini ha scalzato Berlusconi dal ruolo di “dominus” incontrastato.

Su quale base, allora, i due stanno trattando e provando a mettere nero su bianco un programma comune di governo?

Il terreno di partenza che li accomuna, nonostanze le evidenti differenze, è proprio l’ argomento di alcuni passaggi nemmeno tanto impliciti del discorso di Mattarella nei loro riguardi: si tratta di un argomento che al Presidente fa sicuramente ribollire il sangue nelle vene, anche se il suo volto marmoreo non ha lasciato trasparire come sempre la minima emozione. Il sovranismo, o meglio la “narrativa sovranista” come l’ ha chiamata, è il peccato orginale di questi partiti e dei loro leader, i quali in passato hanno detto più volte che l’ Italia dovrà riprendersi la sua sovranità, appunto; che non dovrà più accettare imposizioni da Bruxelles sulla politica economica; che resterà nell’ Unione a patto che essa non comporti per noi fortissime penalizzazioni, com’ è avvenuto durante l’ ultima ondata migratoria proveniente dal Nord Africa; e, dulcis in fundo, che non ci dovremo più far trascinare in sconsiderate azioni di guerra, come quella in Libia nel 2012, soltanto perché così è stato deciso in sede NATO.

Mattarella teme, dunque, che Salvini e Di Maio vogliano rimettere in discussione da una parte gli accordi europei (per esempio, il famigerato accordo di Dublino che ci costringe a tenerci chiunque sbarchi sulle nostre coste) e, dall’ altra, l’ alleanza militare della NATO. Per questo aveva cercato di far partire un governo “neutrale”, che mantenesse il nostro Paese stabilmente all’ interno del Sistema, ovvero di quel complesso intreccio di interessi finanziari, politici e militari che hanno il loro cuore pulsante a Bruxelles e probabilmente il cervello a Washington.

La partita che si sta giocando in queste ore è molto più importante di una semplice trattativa per formare un qualsivoglia governo. La posta in gioco è altissima, perché si parla di geopolitica e di come l’ Italia si collocherà o ricollocherà nel quadro dei rapporti internazionali; e per questo le parole di Mattarella contengono un preciso messaggio e un avvertimento rivolti alle due squadre.

Evidentemente, anziché limitarsi ad arbitare (come dovrebbe fare secondo la Costituzione), il Presidente è entrato in partita.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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