A San Lorenzo sfilano i partigiani

desire La morte violenta, crudele, barbarica di Desirée Mariottini è diventata il pretesto per l’ennesima marcia antifascista: nelle vie del quartiere romano di San Lorenzo, dove si è consumato il suo omicidio-stupro di gruppo, l’ Anpi, l’associazione dei partigani italiani, ha deciso di sfilare contro la rinascita del fascismo, mascherato – secondo loro – da odio nei confronti degli immigrati stranieri.

In verità non sono stati i partigiani dell’ Anpi e i loro eredi gli unici a sfruttare l’occasione della morte di Desirée per sollevare cartelli e gridare slogan antifascisti: quando il ministro dell’Interno Salvini era arrivato a San Lorenzo, davanti ai cancelli dell’ex fabbrica ora occupata dai pusher e dai drogati, per testimoniare la presenza dello Stato -come avrebbe fatto certamente anche il suo predecessore Minniti e qualunque altro ministro dell’ Interno che si rispetti -, un gruppo di giovani dei centri sociali e un collettivo di femministe romane lo avevano aggredito verbalmente con i soliti epiteti di “fascista” e “razzista”.

Sullo sfondo dei cori anti-Salvini e della marcia dei partigiani, c’è però la gente del quartiere di San Lorenzo, che da anni si vede costretta a convivere con spacciatori di crack ed eroina, tutti ormai di provenienza africana, e con quell’universo umano che gravita intorno a loro, fatto di immigrati irregolari ma anche di drogati italiani. E quella gente, come abbiamo visto nelle immagini mostrate dai telegiornali, era ben contenta della presenza del Ministro, nel quale forse ripongono le loro ultime speranze.

Evidentemente qui la questione del fascismo e dell’antifascismo c’entra come il cavolo a merenda. Il problema che, invece, andrebbe risolto al più presto è quello dei fabbricati in disuso che si trovano in quasi tutte le grandi città e sono diventati veri e propri gironi infernali, dove illegalità e violenza sono la norma; come la tristissima vicenda di Desirée insegna.

Altro tema, strettamente collegato al primo e che bisognerebbe affrontare abbandonando se possibile i luoghi comuni delle ideologie del secolo scorso, è quello dei sei-settecentomila clandestini che ormai sono usciti dal circuito dell’accoglienza e si sono praticamente trasformati in fantasmi, spesso indotti a delinquere e talvolta capaci persino di commettere orrendi crimini.

E qui – diciamo la verità – la bacchetta magica delle espulsioni di massa (più volte promessa dallo stesso Salvini durante l’ultima campagna elettorale) si sta rivelando una pura illusione per le difficoltà che esistono nello stabilire accordi con i paesi d’origine e convincerli ad accettare i rimpatri. Al ministro dell’ Interno va comunque dato il merito di avere eliminato, con il suo decreto sulla sicurezza che presto dovrà essere discusso in Parlamento, i cosiddetti “permessi umanitari”, inventati dai precedenti governi di centrosinistra e che hanno concesso a migliaia di immigrati arrivati illegalmente di restare nel nostro Paese e diventare i fantasmi di cui sopra.

Come gli assassini di Desirée, che erano stati accolti a braccia aperte proprio per ragioni umanitarie: una ragione che oggi suona come una tragica beffa e che fa accapponare la pelle a chiunque abbia o abbia avuto una figlia di sedici anni.

About This Author

Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

Post A Reply