Una finale da incubo

th La finale di Champions è stata un vero incubo per i tifosi juventini che guardavano la partita sul maxi-schermo, in piazza San Carlo a Torino; e non solo per i quattro goal subiti. E’ bastato – come pare sia accaduto – che qualche sciagurato abbia allargato le braccia mostrando uno zainetto, per scatenare il panico; la folla ha poi iniziato a correre nel caos totale, provocando un migliaio di feriti che nelle ore successive hanno praticamente esaurito tutto il filo da sutura degli ospedali cittadini.

La paura del terrorismo islamico produce, ormai, danni considerevoli quasi quanto il terrorismo stesso.

I più anziani ricorderanno che un clima molto simile all’ attuale gli italiani lo hanno già vissuto a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, quando terroristi di sinistra e di destra compivano stragi e ammazzavano persone delle istituzioni con una crudeltà non dissimile dai jihadisti. Con la sola differenza che i primi lo facevano in nome del comunismo o del fascismo, i secondi agiscono in nome di Allah.

Dire che il terrorismo islamico non ha niente a che fare con l’ Islam è una grande sciocchezza, di cui persino il papa si fa portavoce. Intendiamoci: papa Francesco, non certo Benedetto XVI che spiegò chiaramente, in un discorso all’ università di Ratisbona, la stretta relazione esistente tra i terroristi e la religione a cui essi apertamente si richiamano.

Anche in Italia, all’ inizio degli “anni di piombo”, nel mondo della Sinistra si diceva che le Brigate Rosse e gli altri gruppi non dovevano essere definiti marxisti o comunisti, ma semplicemente criminali. Fino a quando le Brigate Rosse non uccisero un coraggioso sindacalista della Fiat, Guido Rossa, che aveva denunciato la presenza di un universo di simpatizzanti all’ interno del sindacato comunista. Poi una nota giornalista, Rossana Rossanda, scrisse una articolo sul Manifesto in cui disse per la prima volta che i terroristi erano marxisti e che facevano parte dell’ album di famiglia.

Solo allora il Partito comunista italiano prese davvero le distanze e le Brigate Rosse vennero isolate nella nostra società. Così, grazie anche a leggi speciali e al generale Dalla Chiesa, essi vennero sconfitti, catturati o uccisi.

Perché, dunque, non siamo ancora riusciti a sconfiggere il terrorismo islamico che continua a fare vittime indirettamente, come è successo nella notte di sabato a Torino, o direttamente come avviene ormai, con una tragica regolarità, soprattutto in Francia e in Inghilterra?

Sicuramente c’ è un motivo di carattere generale che vale per tutta l’ Europa, e cioè che le comunità musulmane non hanno ancora condannato a lettere di fuoco e isolato al loro interno i jihadisti. E’ vero che alcuni di loro erano stati allontanati dalle moschee dei loro quartieri, ma quanti erano stati poi denunciati alla polizia per sospetto terrorismo? Nelle città inglesi, francesi e belghe sono sorti in questi anni dei quartieri abitati esclusivamente da islamici, ai quali è stato concesso di vivere secondo le leggi della Saharia, ovvero le leggi coraniche che sono in netto contrasto con quelle delle nostre democrazie liberali. In questi quartieri i terroristi, quasi sempre giovani della seconda o terza generazione di immigrati, vengono protetti e riescono a preparare i loro atti criminali.

E’ stato il multiculturalismo che ha tollerato la presenza di isole identitarie, nate dopo la fine del colonialismo, quasi come un atto di riparazione nei confronti di quei popoli. Evidentemente il multiculturalismo ha prodotto disastri non inferiori a quelli provocati dal colonialismo.

In Italia, per fortuna, non abbiamo ancora interi quartieri di città islamizzati, come in Francia e in Inghilterra; e forse per questo non ci sono stati gravi atti di terrorismo. Inoltre, il fatto che tutti quelli sospettati di vicinanza al jihadismo non fossero cittadini italiani, ha permesso la loro rapida espulsione dal nostro Paese. Grazie alle leggi recentemente approvate in materia di sicurezza, sono stati infatti espulsi dall’ Italia numerosi fondamentalisti islamici e persino imam che predicavano la violenza. Ma se nel Parlamento dovesse passare la legge sullo “ius soli”, la loro espulsione potrebbe non essere più possibile in futuro.

La legge, che prevede di offrire la cittadinanza italiana a chiunque sia nato o nasca in Italia, potrebbe creare una nuova generazione di immigrati ( italiani a tutti gli effetti ma non per questo automaticamente immuni dal contagio del fondamentalismo), come è successo in altri paesi europei e con le conseguenze funeste che abbiamo visto.

Theresa May, dopo l’ultima strage di Londra in cui sono state sgozzate sei persone e ferite gravemente una quarantina, ha detto che l’ Inghilterra multiculturalista e tollerante si appresta ora a combattere più duramente il terrorismo islamico. Ma noi dobbiamo evitare di trovarci in futuro nella stessa terribile situazione dell’ Inghilterra.

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Mi interesso di storia contemporanea e politica estera. E mi considero un libero pensatore.

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