Un nuovo patto Gentiloni?

index Sapete qual è lo Stato dove vigono le norme più severe al mondo sull’ accoglienza degli stranieri e la possibilità di ottenere la cittadinanza? E’ lo Stato della Chiesa. Eppure proprio dal Vaticano sono giunte in queste ultime settimane gli appelli più accorati affinché, in Italia, si approvi rapidamente la legge del cosiddetto “Ius soli”, quella legge che finora non è stata presentata alle Camere perché finanche i suoi sostenitori sanno che: A) non esistono i numeri al Senato per poterla approvare; B) la grande maggioranza degli italiani è contraria alla sua approvazione.

Ciò nonostante papa Francesco e monsignor Galantino, segretario generale della Cei, hanno più volte sollecitato il Parlamento italiano a muoversi in quella direzione, e lo hanno fatto in modo perentorio: più che una preghiera, la loro è stata una precisa indicazione. E questo pone qualche problema: può la Chiesa dire allo Stato come legiferare? Beh, la risposta sembra scontata: se nessuno può impedire al Papa di esprimere pareri e fornire indicazioni, va altrettanto salvaguardata l’ autonomia del Parlamento rispetto a qualsiasi ingerenza esterna, per quanto autorevole possa essere. Insomma, il Papa può dire quello che vuole, ma uno Stato laico che si rispetti deve fregarsene.

Guai se avvenisse il contrario, se cioè le parole del Santo Padre o del capo dei vescovi dovessero trovare un immediato riscontro nell’ attività legislativa; se le indicazioni di carattere morale diventassero norme prescrittive poi tradotte automaticamente in leggi. Significherebbe tornare indietro ai tempi del Risorgimento, ovvero ai tempi del papa Re, contro il quale molti patrioti combatterono e morirono ( il boia papale, il famigerato Mastro Titta, ne ha tagliate eccome teste di patrioti liberali in quegli anni). Un’ epoca che si concluse soltanto con la capitolazione di Pio IX dopo la presa di Roma da parte dell’ esercito di Vittorio Emanuele II, e che portò per molti anni ad un vero e proprio congelamento delle relazioni tra il Vaticano e il Regno d’ Italia. Pio IX, infatti, promulgò un editto proprio per impedire ai fedeli cattolici di collaborare con lo Stato “invasore”: il “Non expedit” (non conviene).

Ma perché in questi giorni si respira quasi un clima pre-risorgimentale? Non solo perché Bergoglio vuole indurre il Parlamento italiano a varare una legge verso la quale il comune sentire degli italiani è palesemente contrario ( anche perché i ragazzi stranieri sono già garantiti da una legge che prevede per loro la possibilità di richiedere la cittadinanza italiana al compimento dei 18 anni); ma soprattutto perché sembra che il nostro capo di Governo Paolo Gentiloni abbia fatto un accordo segreto, anche se tanto segreto poi non è visto che ne hanno parlato quasi tutti i giornali, con il quale avrebbe promesso a papa Francesco la rapida approvazione dello Ius soli in cambio di un aiuto delle gerarchie ecclesiastiche alle prossime elezioni politiche.

Come avete potuto notare, ho usato il condizionale “avrebbe promesso”, perché quello che ho riportato non è un fatto certo, bensì si tratta di “rumors”, come si dice nel gergo giornalistico di oggi: indiscrezioni che, però, sembrano avere una certa consistenza.

D’altra parte, non sarebbe la prima volta che nella storia italiana viene siglato un “patto Gentiloni”. Già nel 1912, infatti, un antenato del nostro capo di Governo, il conte Vincenzo Ottorino Gentiloni appunto, fu indicato da Pio X per trattare coi liberali di Giolitti un’ alleanza pre-elettorale, che riportò definitivamente i cattolici in politica. Ma questa, ovviamente, sarebbe una semplice coincidenza, una bizzarria della storia; anche se, come disse il più celebre politico cattolico, Giulio Andreotti, “a pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso ci s’indovina”.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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