The President

download (8) Donald Trump è ora il 45° presidente degli Stati Uniti d’ America, dopo che ha giurato di essere fedele, proteggere e difendere la Costituzione, con la mano destra levata e la sinistra poggiata sulla Bibbia di Abraham Lincoln, davanti al presidente uscente Barack Obama, a Bill Clinton, George W. Bush, Jimmy Carter, le first ladies del passato, la bellissima nuova first lady, i giudici della Corte Suprema e circa un milione di americani arrivati davanti alla Casa Bianca per godersi la cerimonia dell’ insediamento.

Poi ha fatto un discorso non troppo lungo e dai toni piuttosto contenuti, rispetto al suo solito stile da torrente in piena, ma comunque ha ribadito chiaramente i punti già espressi nella campagna elettorale, a partire dal concetto che il popolo (the people e non l’ establishment) è il vero detentore del potere, perché ogni quattro anni lo affida a qualcuno ma poi glielo può sempre togliere.

I commentatori progressisti, quelli che ancora non si sono rassegnati all’ idea che Trump abbia vinto le elezioni e sia diventato presidente, scriveranno ancora una volta che egli è un populista, usando questo termine come un’ offesa. Non c’ è dubbio che Trump sia un populista, perché ha stabilito un rapporto diretto con i suoi elettori; ma grazie a questo feeling ha in primo luogo sconfitto i pezzi grossi del partito Repubblicano che non lo hanno mai sostenuto e, successivamente, ha sbaragliato la candidata democratica Hilary Clinton che era di gran lunga in testa secondo tutti i sondaggi.

La vittoria del tycoon è stata così imprevista che ha travolto letteralmente tutto il mondo dei grandi media americani ed europei, la maggior parte dei quali avevano tifato per Hilary, ed infatti ancora continuiamo a vedere le reazioni isteriche di famosi giornalisti e di stelle del cinema. Come dimenticare che Madonna aveva promesso una “prestazione orale” a tutti gli elettori maschi della Clinton? E che Robert De Niro aveva pubblicamente dichiarato di voler prendere a cazzotti Donald Trump?

Ma lasciamo perdere il folklore e le figuracce a cui non si sono sottratti anche volti noti del giornalismo italiano, e cerchiamo di ragionare su quello che potrebbe essere l’ America dell’ era Trump. Perché di una nuova era si tratta, questo è certo, soprattutto se mettiamo in relazione l’ elezione del neo-presidente con un altro evento di proporzioni gigantesche sul piano mondiale: la Brexit, votata dagli inglesi e proprio qualche giorno fa riformulata da Theresa May, il primo Ministro, come “hard Brexit”, cioè un’ uscita radicale e senza mezze misure dall’ Unione Europea.

Due grandi Paesi, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, dunque, che mettono in discussione la filosofia e l’ economia della globalizzazione, per iniziare una nuova politica economica basata sulla difesa degli interessi nazionali. E’ proprio quello che ha detto Trump al termine della cerimonia: il popolo americano è una Nazione ed i suoi interessi (imprese, commercio, posti di lavoro, sicurezza) vanno salvaguardati innanzitutto: America first.

Ma questo per noi europei sarà un bene o un male? Trump sarà un amico o rischia di diventare un nemico dell’ Europa? Sicuramente The President non ama l’ Europa a trazione tedesca e lo ha detto di recente, quando ha lanciato una bordata di fuoco mediatico ad Angela Merkel. E allora, se il nuovo corso della politica americana riuscirà in qualche modo a indebolire lo strapotere tedesco nella UE, diciamo la verità, questo non potrà che essere un fatto positivo, soprattutto per noi italiani che non saremmo più costretti a elemosinare qualche decimo di flessibilità. Se poi Trump ripristinerà buoni rapporti con la Russia di Putin, ponendo fine a quella sciagurata riedizione della Guerra Fredda voluta da Obama, anche questo produrrà effetti benefici nel mondo intero e nel nostro Paese: nel mondo perché certamente una santa alleanza tra USA e Russia porterebbe ad una sicura e rapida sconfitta dell’ Isis; in Italia perché allora potremmo togliere le sanzioni economiche contro la Russia, volute da Obama e dalla Merkel, e che tanto hanno danneggiato finora il nostro export.

Il sovranista Trump, dunque, ci costringerà a ricordare che anche noi siamo stati una Nazione sovrana, che difendeva i confini, batteva moneta e decideva la sua politica economica; e che eravamo un importante Paese manifatturiero ed esportatore.

L’ isolazionista e protezionista Trump probabilmente riuscirà a fare la sua America great again; ma sicuramente adesso tocca ai popoli europei riprendere in mano le redini dei loro destini.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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