Smartphone anche in classe?

th Quando Valeria Fedeli venne nominata ministro dell’ Istruzione, dell’ Università e della Ricerca, molti di noi rimasero basiti, e non solo per la sua capigliatura tinta di rosso pervinca e perennemente scomposta, tanto da farla sembrare più un buffo clown che il capo di un dicastero in passato guidato da studiosi del calibro di Giovanni Gentile e Tullio De Mauro. I problemi della Fedeli erano ben più gravi: innanzitutto un curriculum di studi miserevole che in una società veramente meritocratica le sarebbe bastato appena per fare domanda di assunzione come impiegato di primo livello; e poi la mancanza di esperienza pregressa, quella maledetta voce per cui a tutti i nostri giovani bravi e magari laureati che cercano una prima occupazione si chiede sempre di aver già lavorato per qualche anno nel settore, mentre a chi deve fare il ministro della Pubblica Istruzione o della Sanità basta essere in politica da un po’ ed avere la tessera del partito che sta al governo.

La Fedeli non era laureata, mentre nel suo curriculum aveva dichiarato il contrario, non aveva neppure un diploma che si rispetti, ma ha sempre fatto la sindacalista (rossa, ovviamente, come i suoi capelli), poi è diventata una “dem” di fede renziana, e di conseguenza adesso si ritrova ad essere ministro dell’ Istruzione. Lei, però, preferisce essere chiamata “ministra”, perché la sua concezione della grammatica italiana è ovviamente subordinata all’ ideologia femminista, secondo la quale tutti i sostantivi devono essere obbligatoriamente declinati sia al maschile che al femminile. Non oso pensare a cosa le avrebbe risposto Tullio De Mauro, noto storico della lingua italiana oltre che ex ministro.

Il ministro Fedeli, certamente supportato da collaboratori e cervelloni del Ministero del suo livello, ha dunque deciso di autorizzare l’ uso nelle classi degli smartphone e a tal fine ha organizzato una commissione di esperti in pedagogia e psicologia che la pensano allo stesso modo, al fine di “guidare” l’ introduzione dei cellulari di ultima generazione nelle scuole.

E’ chiaro, a questo punto, che il Ministro e i cervelloni del Ministero non entrano in una classe dai tempi dei loro studi, quando cioè i ragazzi di solito parlavano tra di loro o al massimo si scrivevano bigliettini se volevano mantenere la segretezza sulla loro conversazione. Ebbene, sappiano il ministro Fedeli e company che oggi quasi tutti gli studenti, praticamente a partire dalla scuola media inferiore, hanno gli smartphone in tasca, magari silenziati ma pur sempre accesi. L’ unico momento in cui è previsto che essi li consegnino ai loro insegnanti è durante lo svolgimento delle prove scritte dell’ esame di Stato. A parte l’ esame di Stato, nessun insegnante è autorizzato a farsi consegnare gli smartphone, anche perché, coi tempi che corrono, rischierebbe persino di essere denunciato da qualche genitore intraprendente.

L’ uso degli smartphone durante le lezioni è comunque proibito (o meglio, lo era di sicuro fino a ieri). Ciò nonostante gli studenti cercano in continuazione di sbirciare sui loro telefonini, appena gli insegnanti girano la testa per scrivere alla lavagna o sui registri, perché la tentazione di controllare Messenger o Wattsapp o le ultime notifiche di Facebook è fortissima. E sapete perché è fortissima? Perché i nostri ragazzi, a differenza di noi adulti, sono dei nativi digitali e sono ormai dipendenti dall’ uso di questi strumenti. Ripeto: dipendenti. Sì, proprio così. Cari genitori, i vostri e nostri figli hanno sviluppato una vera e propria dipendenza di carattere psicologico. E quando suona la ricreazione, la prima cosa che fanno è quella di mettere mano allo smartphone, un’ attività che nel resto della giornata li occupa per diverse ore, come sapete bene per altro.

Ora il ministro Fedeli e i suoi collaboratori cervelloni vorrebbero che gli insegnanti usassero e facessero usare gli smartphone anche durante le ore di lezione, magari per fare una ricerchina su Wikipedia o per guardare un filmato su Youtube. Praticamente sarebbe come autorizzare quei ragazzi che fumano già alle otto del mattino, prima di entrare in classe, e poi durante la ricreazione nei bagni e subito all’ uscita dalla scuola perché sono già dipendenti dalla nicotina a sedici, diciassette o diciott’anni, a fumare anche durante le lezioni con la benedizione dei presidi e dei professori.

Cari genitori, i vostri e nostri figli possono essere curati dalla smartphone-dipendenza e dal rincoglionimento definitivo solo in un modo: con i libri di carta, la lettura approfondita, la scrittura, l’ ascolto e la discussione; con lo studio dei classici, la matematica e il ragionamento.

La ministra Fedeli è una ignorante; e questo non lo dico solo io, bensì lo dichiara il suo curriculum studiorum. Ma soprattutto è una pericolosa sovversiva, anche se mascherata da clown.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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