Quella famosa colazione sull’ erba

Colazione-sullerba-Manet-analisi Édouard Manet sapeva benissimo che il suo dipinto inizialmente intitolato “Le Bain” e successivamente noto come “Déjeuner sur l’ herbe” (Colazione sull’ erba) avrebbe suscitato forti reazioni al Salon-Annexe nel maggio 1863, a Parigi. Il quadro, a dirla tutta, provocò un vero scandalo, perché il nudo femminile veniva mostrato in un contesto normale, come quello di un picnic fra amici; senza nessuna motivazione e scusante, dunque, di carattere mitologico o allegorico.

Nessuno si era mai scandalizzato per la “Venere di Urbino” di Tiziano, né per la “Venere dormiente” di Giorgione, in cui si mostravano corpi femminili di potente e provocante sensualità; ma quelli erano la Dea della bellezza, autorizzata dalla storia della letteratura e da tutta la mitologia greca e latina a mostrarsi nuda sic et simpliciter. Quando invece lo stesso Manet, questa volta per il Salon del 1865, espone il nudo femminile di “Olympia”, nella stessa identica posa delle due Veneri rinascimentali da lui attentamente studiate, è di nuovo scandalo; e tutto un coro di improperi dei visitatori ma anche degli intellettuali di regime si leva contro di lui. A sua difesa parlerà solo l’ inventore del Naturalismo nonché del giornalismo moderno: Émilie Zola.

Il corpo femminile della “Colazione sull’ erba” è oltremodo scandaloso perché mostrato accanto a due uomini perfettamente vestiti in abiti borghesi: un contrasto stridente, irritante per la mentalità dell’ epoca, inaccettabile per la cultura benpensante. Lo stesso vale per “Olympia”, un trionfo di tinte candide, dove però non è difficile capire che la Venere in questione è una prostituta: lo si intuisce dal mazzo di fiori incartato, certamente omaggio di un cliente, che la serva di colore le porge, e dal laccetto che ha intorno al collo, come pure da quella pantofola dentro cui si intravede il calcagno un po’ sudicio della fanciulla.

Olympia-Manet-analisi Con Manet il corpo delle donne viene, dunque, sottoposto a una rivoluzione che lo libera dai canoni estetici e dai canoni morali dominanti molto prima del femminismo novecentesco, della moda londinese delle minigonne, dei bikini d’oltreoceano e dei nuovi costumi sessuali diffusi dal ‘68. Manet è un precursore, che fa fare una salto culturale non solo alla società francese ma a tutto l’Occidente: il corpo femminile non è più un tabù e soprattutto non appartiene ad altri che alla donna, la quale ne può disporre in piena libertà fino a mostrarlo nella sua naturale bellezza; senza vergognarsi e, quindi, senza veli.

La società che, grazie a Manet, si prefigura ( esteticamente) è pienamente moderna: è già il mondo dell’ emancipazione femminile e della parità dei sessi, sancite poi nelle Costituzioni liberali che ne fanno norma della civiltà occidentale.

Federica-Mogherini-02 7 agosto 2017: Federica Mogherini, alta rappresentante dell’ Unione Europea in visita al parlamento dell’ Iran, riporta le lancette della storia delle donne e dell’Occidente indietro di un secolo, a prima della rivoluzione artistica e di costume iniziata a Parigi con quella famosa colazione sur l’ herbe. Il corpo della Mogherini, velato, rinchiuso nella giacca scura e nei pantaloni larghi in ossequio al canone estetico e morale degli ayatollah iraniani, rigidi osservanti del Corano e dei suoi divieti, cancella di colpo le conquiste della nostra civiltà e descrive uno scenario di resa incondizionata.

E così, lo scontro di civiltà, spiegato dallo storico americano Samuel Huntington in un celebre libro, viene in un certo senso anestesizzato, evitato, rimosso prima ancora che possa avere luogo. Pur di non turbare la mentalità maschilista islamica, la debole Europa multiculturalista e relativista di oggi preferisce assecondarla e, in questo modo, rinuncia a uno dei suoi principi fondanti, pre-annunciato dall’ arte di Manet: la bellezza delle donne è intrinsecamente legata alla loro libertà.

About This Author

Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

Post A Reply