Quel link tra Manchester e la Libia

index Non c’ era alcun dubbio che la strage di Manchester avrebbe indirizzato la discussione al G7 di Taormina sul tema del terrorismo internazionale e della sicurezza. E così è stato: l’ agenzia giornalistica tedesca Dpa, già alla fine del primo giorno di lavori, ha diramato una bozza di quella che è poi stata la dichiarazione finale in cui si legge di voler riaffermare” il diritto sovrano degli Stati di controllare le proprie frontiere e fissare chiari limiti ai livelli di immigrazione, come elementi chiave per la sicurezza nazionale e il benessere economico”.

Nella stesso documento, ovviamente, si mantiene fermo il rispetto dei diritti umani degli immigrati e la necessità di salvaguardare innanzitutto i minori; ma è evidente che un cambio di passo c’ è stato, visto che il concetto di “sovranità” viene apertamente richiamato con tutte le sue naturali implicazioni: dal controllo delle frontiere alla quota prestabilita di immigrati da accettare come pure alla possibilità di rimpatriare quelli che non rispettano le nostre regole.

Nonostante i maldipancia di Angela Merkel e la faccia contrita di Gentiloni, quindi, il programma di Donald Trump è diventato, anche se con toni stemperati forse dalla incantevole cornice del golfo di Taormina, la linea ufficiale del G7. E lo sarà ancora di più se il presidente americano riuscirà a portare la Nato, la grande alleanza militare delle democrazie occidentali nata in funzione anti-sovietica nel ’49 e poi diventata anti-russa per volere di Obama e della Clinton, a contrastare il terrorismo jihadista ovunque sia necessario.

E’ questa probabilmente la linea di politica estera di Trump: disimpegnare gradualmente la Nato nei confronti della Russia di Putin (coinvolgendo sempre di più quest’ultimo nella lotta al terrorismo), e utilizzare le imponenti forze militari dell’ allenza atlantica e la sua rete di intelligence nei luoghi caldi del Medio Oriente e del Nord Africa.

E così si arriverà finalmente ( ce lo auguriamo) ad occuparsi della Libia che, dopo la scoperta del link criminale tra l’ attentatore di Manchester e la rete alqeidista con base a Tripoli, della quale faceva parte lo stesso padre di Salman Abedi ( un ex profugo libico accolto a Londra e poi rientrato in patria per i motivi che adesso sappiamo), appare sempre più chiaramente come lo snodo principale del terrorismo islamico. E lo sta diventando soprattutto da quando l’ Isis ha perso posizioni strategiche in Siria e in Iraq, sotto la pressione della coalizione internazionale e dell’ esercito curdo.

Gheddafi lo aveva detto poco prima della sua morte: “Se cado, avrete Al Qaeda a 50 km dalle vostre coste”. E la profezia si è avverata pienamente.

Oggi, tra i capi di stato presenti a Taormina non ci sono più quelli che nel 2011 decisero la fine del regime di Gheddafi: in primis il presidente francese Sarkozy, che certamente non gradiva la presenza italiana dell’ Eni tra i giacimenti petroliferi della Libia, e subito dietro di lui Obama, il sostenitore delle primavere arabe che poi si sono rivelate dei rigidi inverni islamisti, il capo di governo britannico Cameron e persino il nostro ex presidente della Repubblica Napolitano. Tutti questi signori ordinarono direttamente gli attacchi aerei o, come nel caso di Napolitano, li incoraggiarono fortemente; attacchi che portarono alla caduta del regime di Gheddafi e alla nascita della Libia di oggi: un luogo dove il terrorismo islamico è sempre più forte, dirige il traffico degli esseri umani in viaggio sui barconi con il preciso disegno di destabilizzare l’ Europa e pianifica la morte di oltre venti ragazzini come ha fatto al concerto pop di Manchester.

Finora l’ Italia, diciamo la verità, è stata lasciata sola a tentare di gestire quello che non è più un semplice fenomeno migratorio da un’ Unione Europea completamente sorda e cieca di fronte a problemi di questa portata. Ma adesso, purtroppo anche a causa della recente tragedia, la musica è cambiata: così, dalla marcetta trionfale suonata per le primavere arabe e l’apertura delle frontiere, diretta da Obama e dai suoi sodali, si è passati alla messa da Requiem per i giovanissimi corpi dilaniati dalla bomba del kamikaze anglo-libico. Resta da vedere se poi, dalle parole pronunciate a Taormina, si passerà veramente ai fatti.

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Mi interesso di storia contemporanea e politica estera. E mi considero un libero pensatore.

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