Quando le Ong fanno i taxi

images (7) Carmelo Zuccaro, capo della Procura di Catania, evidentemente ha messo il dito sulla piaga, quando ha dichiarato in televisione di avere informazioni precise riguardanti alcune associazioni Ong internazionali che collaborano attivamente al traffico degli immigrati dalla Libia e – sentite questa – farebbero addirittura parte di un piano di destabilizzazione economica dell’ Italia.

Apriti cielo: contro il Pm catanese si sono levati gli scudi e le lance dei sostenitori dell’accoglienza a tutti i costi e, visto che in questi giorni papa Francesco è impegnato in Egitto, la leader del suddetto partito è diventata immediatamente Laura Boldrini, subito seguita dal ministro della Giustizia Orlando e dal presidente del Senato Grasso, per poi scendere ai gradini più bassi delle gerarchie. Così forte e potente è stato il coro anti-Zuccaro che il Csm (l’ organo di autocontrollo della magistratura) si è visto praticamente costretto ad aprire un’inchiesta sul comportamento del Pm, responsabile di avere reso dichiarazioni ma senza fornire le prove.

Per la verità, era stato proprio Zuccaro a spiegare come stanno le cose: egli ha ricevuto le informazioni da agenti dei servizi segreti tedeschi e olandesi, riguardanti appunto Ong dei loro paesi che finanziano le navi attualmente impegnate nel “salvataggio” dei naufraghi (o meglio, dei potenziali naufraghi visto vengono recuperati prima ancora di naufragare). E secondo la legge italiana, un procuratore può agire penalmente solo in seguito ad informazioni ottenute dalla polizia giudiziaria italiana. Quindi Zuccaro, il quale non è certo uno sprovveduto, tanto che finora ha condotto indagini contro i vertici della Mafia e non contro i ladri di polli, ha detto che le notizie di reato gli sono sembrate concrete; che allo stato delle cose non può fornire prove legalmente valide nel nostro paese, ma che ovviamente continuerà ad indagare e andare a fondo. Sempre che il partito dell’ accoglienza non riesca ad insabbiare la vicenda.

In ogni caso non è stato il Pm catanese il primo a sollevare seri dubbi su alcune Ong (in particolare quelle sorte negli ultimi due o tre anni e di cui non si conoscono i finanziatori). La stessa agenzia europea Frontex, già alcuni mesi prima, aveva sollevato la questione e un serissimo quotidiano italiano, La Stampa, che certo non è l’organo della Lega, ha pubblicato diversi articoli in prima pagina sulle navi delle Ong che ormai vanno a prelevare gli immigrati vicino alla costa libica ed incontrano i barconi carichi di povera gente con precisione geometrica, grazie al fatto che gli stessi trafficanti comunicano la loro posizione via telefono satellitare.

Noi sappiamo bene dove sono andati a finire i 180 mila arrivati nel 2016 e i trentamila sbarcati nei primi mesi del 2017: non certo nel porto più vicino, come vuole la legge internazionale che regola i soccorsi in mare, ovvero in Tunisia o a Malta dove non li prendono; ma nei porti della Sicilia, della Calabria e della Sardegna. Qui poi vengono avviati nel lucroso percorso dell’accoglienza, fatto di grandi cooperative, albergatori disponibili e privati cittadini che affittano immobili; percorso che costa ai contribuenti italiani cinque miliardi all’ anno, per non parlare del disagio e del senso di insicurezza sempre più diffusi nella popolazione.

Se almeno si salvassero davvero vite umane, come sostengono i fanatici dell’accoglienza, tutto questo potrebbe anche avere un senso. E invece no, le statistiche lo dicono chiaramente: i numeri dei morti in questi anni sono aumentati col numero delle partenze. Gli esperti del settore lo chiamano ” pull-factor”; vuol dire che più si diffonde in Africa la notizia delle navi che fanno i recuperi di fronte alla costa libica, e più si incentivano le partenze; di conseguenza, sempre più ci guadagneranno i trafficanti e sempre più migranti moriranno in mare. Amen.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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