Quando arriva la tempesta

Schermata-2015-02-23-a-12.47.19 “La tempesta “ di Giorgione, risalente ai primi anni del Cinquecento, è un piccolo dipinto ma è considerato uno dei massimi capolavori dell’arte italiana, da sempre contornato da un’ aura di mistero che ne ha esaltato la capacità di fascinazione ed ha stimolato gli studiosi a cercare di interpretarne i possibili significati.

Mentre sullo sfondo troviamo una città sulla quale sta per scatenarsi un temporale, reso evidente dal cielo nuvoloso squarciato da un lampo, in primo piano vediamo due figure chiaramente contrapposte, un uomo e una donna, anche perché separate da un corso d’ acqua. Alla sinistra, l’ uomo, che in mano ha un’ asta e che pertanto è stato identificato come un soldato e interpretato allegoricamente con il concetto della forza, guarda con aria sospettosa una donna seduta sull’erba, seminuda, mentre allatta un neonato. E la donna che allatta è sempre stata considerata l’ allegoria della carità.

La magia ed il mistero della “Tempesta” stanno proprio in questa non-relazione che si stabilisce tra i due personaggi, mentre la natura (o la storia, mi verrebbe da dire ) sta preparando un drammatico evento che presto potrebbe travolgere ( e stravolgere) la vita della “civitas” sullo sfondo, basata sull’ ordine sociale, politico e culturale che delle città del Rinascimento italiano e non solo ha fatto una vera e propria civiltà, come l’ etimologia stessa delle parole testimonia.

Ma rimaniamo sulla contrapposizione tra la forza e la carità che nell’opera di Giorgione non sembrano trovare un punto d’ incontro, nonostante che il corso d’ acqua che le separa sia un piccolo ruscello e potrebbe essere facilmente guadato. Possiamo riportare la questione al nostro presente e magari provare a rispondere alla domanda, anzi al dilemma che la “Tempesta” continua a mettere davanti ai nostri occhi da oltre cinque secoli?

Non c’ è dubbio che il campione della carità al giorno d’ oggi si chiami Bergoglio: fu lui che nell’ estate 2013 si precipitò a Lampedusa quando un barcone con trecento migranti naufrago’ a pochi chilometri dalle sue coste, per cui decine di cadaveri trasformarono di colpo quelle acque cristalline in un cimitero marino. Allora il papa lanciò un grido, “Vergogna”, che fece il giro delle televisioni di mezzo mondo e che risuono’ come una esplicita accusa verso chi non aveva prestato soccorso, cioè noi italiani e i nostri governanti.

Papa Francesco, che oltre alla carità è sempre stato un campione in materia di comunicazione, sapeva bene dove sarebbe andato a parare il suo discorso, fatto mentre lanciava una corona di fiori nel mare e si metteva in posa savonaroliana per i fotografi e le tv. Quel discorso infatti cambiò tutta la politica dell’ immigrazione praticata fino ad allora dai vari governi e basata sul controllo dei flussi, trasformandola dall’ oggi al domani nella politica delle porte aperte e dell’ accogliamoli tutti.

Fu così che venne organizzata la missione Mare Nostrum e le navi della Marina militare italiana vennero impiegate per raccogliere i migranti dai barconi, prima che potessero fare naufragio, trasbordarli e portarli nei nostri porti. E a causa di un accordo siglato a Dublino senza pensare alle sue conseguenze, i migranti “salvati” dovevano essere sbarcati nei porti più vicini, quindi in Italia visto che provenivano dalla Libia, e lì identificati ed ospitati.

La carità aveva, dunque, vinto. La forza era stata, per così dire, asservita alla carità e per qualche tempo i media internazionali sostennero l’ opera di soccorso dell’ Italia, il papa benedisse tutti quelli che lavoravano per l’ accoglienza e il presidente Obama fece un grande elogio della sindaca di Lampedusa, che forse iniziò a pensare di essere già candidata al Nobel per la pace.

Ma quali furono, al di là della retorica buonista, le conseguenze di queste decisioni? Innanzitutto le partenze dalla Libia aumentarono sempre di più, visto che i migranti sapevano di venire soccorsi quasi certamente dalle nostre navi e che, una volta arrivati in Italia, avrebbero trovato vitto e alloggio gratis. Proprio per questo i morti annegati non diminuirono, anzi sono aumentati nel corso degli anni perché decine e decine di migranti su imbarcazioni precarie correvano comunque seri pericoli specialmente con il mare agitato. Inoltre, nel nostro bel Paese la necessità di ospitare gli immigrati produsse un business colossale, pagato dal generoso welfare italiano, che fece dire ad uno dei boss delle cooperative, intercettato dalla polizia, “ facciamo più soldi con gli immigrati che con la droga”.

All’inizio la situazione sembro’ comunque sostenibile, dato che gran parte degli immigrati, dopo una lunga sosta nei centri di prima accoglienza, partivano verso Francia, Austria e Germania; ma quando le altre nazioni europee, accortesi che l’ emergenza stava diventando un fattore strutturale altamente pericoloso per la loro gente, hanno chiuso le frontiere, l’ Italia è rimasta col cerino in mano, perché gli immigrati sbarcati nei nostri porti sono stati costretti a restare tutti all’ interno dei nostri confini.

Sono passati quattro anni dal grido di papa Francesco a Lampedusa. Che si è trasformato in una vera iattura per gli italiani, visto che stazioni, periferie urbane, giardini pubblici e piazze cittadine sono state da allora praticamente invase da un esercito di nullafacenti (molti dei quali in verità hanno trovato occupazione nello spaccio della droga e nella prostituzione femminile e minorile), che in ogni caso costituiscono una minaccia per la vita sociale, a causa dell’ impossibilità di integrare persone a cui non si possono offrire lavori dignitosi e ben retribuiti.

Ecco perché nell’ estate 2017 la forza, rappresentata da Giorgione con il soldato appoggiato alla lancia, ha iniziato a riprendersi il suo ruolo, cioè garantire la sicurezza dei cittadini ( quelli che nel quadro non si vedono, ma che sappiamo abitare le case della città minacciata da un temporale di enorme portata). Il governo Gentiloni ha mosso cauti passi in questa direzione, soprattutto grazie al suo bravo ministro dell’ Interno, Minniti, ed ha mandato navi della Marina direttamente in Libia per combattere a fianco dei marinai di Tripoli i trafficanti di esseri umani; inoltre ha varato un codice per regolamentare l’ operato delle Ong, che fino ad oggi hanno fatto in buona sostanza da taxi per i migranti e, indirettamente o direttamente in alcuni casi, agevolato l’attivita’ degli scafisti.

Persino il capo dei vescovi, monsignor Gaultiero Bassetti, ora ha ridimensionato il messaggio bergogliano dell’ accogliamoli tutti, scrivendo in un documento ufficiale della Cei che bisogna coniugare la solidarietà con le esigenze di chi accoglie e che giammai si può sostenere chi opera ( il riferimento è alle Ong) favorendo le attività dei trafficanti.

Il bergoglismo imperante è dunque giunto al capolinea? Sembrerebbe di sì, con buona pace di tutto quel mondo fatto di associazioni e politici di ispirazione catto-comunista, lapiriani e dossettiani, che invece vorrebbero travasare l’ Africa in Italia.

La forza e la carità sono cosi’ destinate a restare distanti e contrapposte come nella “Tempesta” di Giorgione, e difficilmente lavoreranno insieme. Diciamo la verità senza timore di essere messi all’ indice: quando ha prevalso la carità di papa Francesco e dei suoi seguaci, sull’ Italia si è abbattuto un vero e proprio uragano africano che ha messo in grave pericolo la convivenza civile e il cuore della sua antica civiltà. Ma se, come ci auguriamo, da oggi iniziasse davvero a prevalere la forza della legge per garantire la sovranità nazionale e la sicurezza degli italiani, forse allora anche la carità, elargita in giuste dosi, avrebbe un senso meno idealistico e certamente più accettabile.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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