Non si vietano le idee

eur L’ apologia e la propaganda ai fini della ricostruzione del partito fascista sono un reato previsto dal nostro codice penale già dal 1952 (la cosiddetta legge Scelba). E allora che bisogno c’era di una nuova legge che il suo firmatario, on. Fiano, porterà presto in discussione e votazione alla Camera? Lui dice che oggi ci sono nuovi mezzi di comunicazione che renderebbero la propaganda delle idee mussoliniane molto più pericolosa di un tempo. Ma una cosa sono le idee, che in democrazia non possono mai essere considerate reati, altrimenti è la fine della democrazia; altra cosa sono le azioni, i fatti specifici che possono essere contestati da un magistrato ed eventualmente sanzionati, come la legge esistente già prevede, anche se fu scritta quando nessuno esternava stupidaggini su Facebook o Instagram.

Qui, invece, l’ impressione è che si voglia fare un po’ di caccia alle streghe, così giusto per dare un senso a questi ultimi spezzoni di legislatura. L’ Italia è nel pieno di una terribile emergenza migratoria causata dai pessimi accordi fatti in sede europea nel 2014 (la missione Triton); a questo poi si aggiunge l’ ultimo dato angosciante della presenza di 5 milioni di nostri concittadini in condizioni di povertà assoluta. E allora che si fa? Beh, prima si imbastisce un disegno di legge sullo Ius soli (la cittadinanza automatica ai figli degli immigrati regolari) e poi, sempre per stornare l’ attenzione dai veri problemi, si apre una campagna mediatica a sostegno del “fake problem” dell’ anno: l’ apologia del fascismo.

Ecco perché sui giornali filo-governativi è apparsa la notizia (davvero allarmante per la sicurezza nazionale) di un bagnino nostalgico e forse un po’ grullo, il quale, a Chioggia, ha riempito il suo stabilimento di foto del Duce e frasi che farebbero solo ridere le persone normali ma hanno scatenato la rabbia degli antifascisti duri e puri.

Qualcuno si sta giustamente spaventando, come un anziano signore che, in una lettera pubblicata sul Giornale, ha chiesto consigli su come comportarsi, avendo in casa una vecchia bottiglia di Sangiovese con la facciona di Benito stampata sull’ etichetta; e fa bene a preoccuparsi il signore, perché, se venisse approvata la legge Fiano, potrebbe beccarsi da sei mesi a due anni reclusione.

Come se non bastasse l’ impegno moralizzatore dell’ onorevole dem, ci ha messo del suo persino la presidentessa della Camera, Laura Boldrini, anche lei fervente antifascista. La terza carica dello Stato vorrebbe addirittura cancellare la memoria del fascismo sui monumenti e i palazzi costruiti nel Ventennio. Certo è un’ idea bizzarra, anzi veramente pazzesca, perché, come le ha fatto notare Vittorio Sgarbi, in Italia bisognerebbe distruggere un bel po’ di edifici che furono eretti per volontà del Duce e – diciamo la verità – sono stati costruiti piuttosto bene, tanto che le loro fotografie si trovano su tutti i libri di storia dell’ arte e dell’ architettura.

A Firenze, giusto per ricordarne uno, c’è la stazione di Santa Maria Novella, un esempio splendido di architettura razionalista e fascista. E che dire del quartiere dell’ Eur a Roma, il cui palazzo della Civiltà del lavoro sembra un quadro metafisico di De Chirico? O di tanti edifici delle Poste costruiti nel Ventennio con criteri modernissimi, come quello di Palermo, dove esiste anche una sala con i quadri futuristi di Benedetta Cappa, la moglie di Marinetti? O del palazzo dell’ Aeronautica a Ferrara? O della ex casa del Fascio di Como, capolavoro assoluto?…. Fosse per l’ on. Boldrini, lei li butterebbe giù tutti con le ruspe.

Ma, a pensarci bene, anche il Colosseo è un po’ fascista, visto che l’ uso dei fasci littori era una tradizione tipicamente romana poi ripresa dal Duce. E allora che facciamo? Buttiamo giù anche il Colosseo perché fa l’ apologia del fascismo?

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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