Lo sciopero della fame “a staffetta”

th Una settantina di parlamentari, ma il loro numero aumenta di giorno in giorno, stanno facendo per protesta uno sciopero della fame cosiddetto ” a staffetta” perché ognuno di loro non mangia solo un giorno alla settimana, in modo da evitare un improvviso calo di peso e sofferenze eccessive (gli onorevoli, si sa, sono abituati a pranzi abbondanti e prelibati, non sono certo come il mahatma Ghandi o come il compianto Marco Pannella che gli scioperi della fame li facevano per davvero).

Lo scopo della protesta è quello di forzare l’ attuale governo a presentare in Senato il disegno di legge sullo Ius soli, precedentemente approvato alla Camera dei deputati, ma arenatosi e rimandato alla prossima legislatura perché, da calcoli effettuati col pallottoliere, non esiste al momento una maggioranza di senatori che voterebbero a favore. E’ una delle incongruenze del sistema parlamentare ed elettorale italiano: avere due Camere con possibilità di maggioranze diverse. Ma tant’è.

L’ ideatore di questa forma di protesta alla “volemose bene”, come direbbero nella Capitale, è stato il senatore Luigi Manconi, che da giovane fu uno degli esponenti di punta di Lotta Continua (per chi non lo sapesse, era uno di quei gruppi di extra-parlamentari che alle manifestazioni di piazza negli anni Settanta si presentavano spesso con passamontagna, bastoni, fionde ecc.), ma poi è diventato un rispettabile docente universitario e sociologo, passando così dalla politica rivoluzionaria alla difesa dei diritti civili, che è ovviamente un’ ottima cosa, e con uno stipendio annuo di certo non inferiore ai centomila.

del rio Poi c’ è un altro personaggio illustre a fare la staffetta: addirittura il ministro Graziano Del Rio. Del Rio è un medico, molto cattolico e molto fedele a papa Francesco, quindi un vero e proprio “terzomondista”, come si diceva una volta, ovvero uno di quei benestanti occidentali che vivono la loro felice condizione sociale ed economica con un certo complesso di colpa, perché sono tormentati dall’ idea che la loro ricchezza provenga in parte dall’ aver sfruttato (nel corso dei secoli passati) le popolazioni dell’ Africa. E per questo motivo si sentono obbligati a doverli risarcire (gli africani) in un modo o nell’ altro, appena possono: in questo caso, con la legge che prevede la concessione automatica della cittadinanza ai figli degli immigrati regolari. Quello che non sappiamo è se il ministro Del Rio si senta ugualmente in dovere di aiutare i milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà, ma temo che la povertà dei nostri connazionali non gli agiti il sonno come la mancata cittadinanza dei ragazzi immigrati.

Manconi, Del Rio, Rosy Bindi, ai quali presto si aggiungerà Laura Boldrini, leader in assoluto dei terzomondisti di ispirazione cattolico-marxista, e molti altri come loro sono convinti che la cittadinanza per gli immigrati sia un diritto che si deve acquisire al termine di un percorso di almeno cinque anni di studi. Come sappiano, essi hanno una concezione dei diritti civili molto ampia: in passato hanno deciso che il matrimonio tra omosessuali è un diritto e in questi stessi giorni alcuni di loro stanno lavorando anche per legalizzare l’ uso della cannabis. Sulla questione della cittadinanza, comunque, io mantengo la mia opinione già espressa altre volte e che sintetizzo così: chi lo dice che un bambino marocchino o nigeriano, finita la scuola elementare o media inferiore, voglia diventare cittadino italiano o sappia esattamente cosa vuol dire essere cittadino italiano? L’importante per lui non è avere la cittadinanza ora, ma poter continuare i suoi studi, ricevere adeguate cure mediche se ne ha bisogno, fare sport e divertirsi con i suoi coetanei italiani; quando poi avrà compiuto 18 anni e si sarà dimostrato un bravo potenziale cittadino italiano, potrà fare domanda e allora, consapevolmente, giurerà fedeltà alla nostra Costituzione e ai nostri principi liberali (come la parità tra uomo e donna, giusto per dirne uno dei più importanti, principio che nei paesi africani di religione musulmana è quasi sempre calpestato e che, invece, chiunque voglia diventare italiano dovrebbe fare suo).

Quello che però i parlamentari dello scioperino della fame proprio non vedono o fingono di non vedere è soprattutto un dato di fatto: la grande maggioranza degli italiani è contraria alla legge sullo Ius soli. E’ vero che qualche anno fa gli italiani erano molto più favorevoli a una legge di questo tipo ( le statistiche sono apparse su molti giornali e sono ben note), ma oggi l’ opinione pubblica ha cambiato orientamento. I motivi di questo cambiamento sono più che evidenti: da una parte la massiccia ondata migratoria degli ultimi anni ha creato enormi disagi tra la popolazione delle grandi citta e in particolare nei quartieri popolari; dall’ altra si sono intensificati gli attacchi e le stragi dei terroristi dell’ Isis praticamente in quasi tutte le capitali europee.

Sicuramente il sociologo di sinistra Luigi Manconi adesso ci spiegherebbe che il fenomeno dell’ immigrazione non ha niente a che vedere con le stragi fatte dai terroristi islamici al grido di Allah ak-bahr; e il cattolicissimo Del Rio ci direbbe che l’ accoglienza è un nostro dovere morale e che approvare la legge dello Ius soli sarebbe una conquista di civiltà. Ma così facendo, dimostrebbero ancora una volta di essere dei (ricchi) politici che vivono in universo separato, distante anni luce dal mondo reale, quello dove la gente comune fatica a mantenere o a trovare un posto di lavoro, si vede dimezzato lo stipendio dalle tasse, paga sempre di più per medicine e cure mediche; e questa gente comune, che poi è la maggioranza degli italiani, non ha come priorità la legge sullo Ius soli, bensì l’ aumento dell’ occupazione, la creazione di alloggi popolari, la riduzione delle tasse, la sicurezza nelle strade e nelle loro case.

Tra questi italiani “normali”, lo sappiamo bene, ci sono anche tanti anziani con una pensione veramente da fame, che lo sciopero della fame sono costretti a farlo anche più di un giorno alla settimana.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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