Le conseguenze delle nostre parole

merkel Il linguaggio ci serve soprattutto per due scopi: il primo è quello dichiarativo, quando noi diciamo, per esempio, che “oggi è proprio una bella giornata”; il secondo è quello pragmatico, quando le parole che usiamo producono un effetto concreto nella nostra realtà. Un classico esempio dell’ uso pragmatico del linguaggio è un sacerdote ( o un sindaco se il rito è civile) che pronuncia dinanzi a due giovani la frase “Vi dichiaro marito e moglie”; da quel momento in poi, come tutti noi sappiamo, la vita di quei due giovani cambia, perché andranno a vivere sotto lo stesso tetto, dovranno essere reciprocamente fedeli e, volendo, potrebbero condividere tutte le loro sostanze economiche. Se poi si ameranno fino alla fine dei loro giorni, beh, questo è un altro discorso che non rientra nella pragmatica della comunicazione.

Il filosofo inglese J. L. Austin chiamò questi discorsi “atti linguistici” (speech acts) e spiegò la forza performativa di queste parole in un celebre libro del 1962: “How to do things with words” (Come fare cose attraverso le parole).

Non c’è dubbio che con gli atti linguistici si possono “fare” cose buone ma anche cose cattive. Pensiamo, infatti, a quando un capo di Stato invia una dichiarazione di guerra ad un altro capo di Stato; di certo non ci auguriamo che il presidente Trump lo faccia col presidente nord-coreano: sarebbe un’ Apocalisse nucleare. Ma se invitiamo in nostri migliori amici alla cena di Natale, molto probabilmente il risultato sarà una bella serata trascorsa insieme a loro.

Non sempre le cose sono così semplici. Talvolta, infatti, atti linguistici a prima vista del secondo tipo, quello positivo, si rivelano essere esattamente l’ opposto, se andiamo a vedere gli effetti provocati.

Esaminiamo un atto linguistico che ha avuto conseguenze di enorme portata e la cui natura nefasta si è compresa soltanto dopo un po’ di tempo. Proprio in questi giorni abbiamo letto sui giornali della difficile situazione politica della Germania, dove la cancelliera Agela Merkel non riesce a formare un governo basato su una solida maggioranza, come invece aveva fatto nei suoi due precedenti mandati. E perché? Molto probabilmente perché i liberali-conservatori si sono sfilati dal progetto di coalizione con il partito della cancelliera e con quello dei Verdi in quanto non trovano delle convergenze sulla politica migratoria. Evidentemente i liberali vorrebbero un cambiamento radicale nel senso della chiusura dei flussi migratori che Angela Merkel vorrebbe continuare a mantenere aperti, anche se con un maggiore controllo del passato.

pro E qui veniamo alla questione di come un atto linguistico apparentemente “buono” possa produrre conseguenze disastrose. Infatti, fu proprio Angela Merkel che ne pronunciò uno famosissimo in seguito all’ inasprirsi della guerra in Siria. Era il 2015 e lei disse pubblicamente che la Germania avrebbe aperto le porte ai profughi siriani, che ne avrebbe accolti un milione solo in quell’ anno e altrettanti negli anni a venire. Il discorso ebbe una tale risonanza mediatica (Austin nel 1962 non conosceva la potenza delle tv satellitari e dei nuovi media capaci di ampliare enormemente il campo di azione degli atti linguistici), che immediatamente si creò un vero e proprio esodo di profughi siriani verso la Germania. I profughi spinti a lasciare il loro Paese e a partire verso l’ Europa dalle parole della Merkel superarono ben presto il milione da lei previsto, per cui, in seguito, lei dovette ricorrere al dittatore turco Erdogan per chiudere la rotta balcanica e fermare il flusso in Turchia. Erdogan afferrò la situazione al volo, e si fece pagare profumatamente per bloccare i migranti siriani e sistemarli in dei campi-profughi le cui condizioni umanitarie non sono certo ideali.

Le parole della Merkel ebbero conseguenze ancora più disastrose quando arrivarono in Africa: anche lì iniziò a muoversi un’ onda migratoria, composta soprattutto da giovani dei Paesi sub-sahariani desiderosi di attraversare il Mediterraneo, per sbarcare in Italia e poi raggiungere la Germania, che ormai era diventata nel loro immaginario un paradiso pronto ad accoglierli. La sorte di questi africani è stata senza dubbio pegggiore di quella dei siriani: prima di tutto perché sono morti a migliaia nel tentativo di attraversare il Mediterraneo e poi perché, una volta arrivati in Italia, si sono trovati la strada sbarrata al Brennero e a Ventimiglia. Quelli che si trovano oggi in Italia vivono grazie al business dei centri d’accoglienza nel migliore dei casi, oppure da clandestini nelle periferie delle città mediante furtarelli,spaccio di droga ed elemosine raccolte dinanzi ai supermercati; tutti gli altri ormai vengono fermati in Libia, in seguito agli accordi fatti dal nostro ministro Minniti, e chiusi in campi di prigionia veri e propri, gestiti da organizzazioni di trafficanti.

o Quando la Merkel lanciò il suo “speech act” umanitario fu elogiata da tutti i grandi media per essere una statista generosa e capace di prendere decisioni coraggiose. Tutti i politici europei di area progressista videro in lei un modello da seguire e, soprattutto in Italia, per un paio di anni ci fu la gara a chi riusciva a prendere più migranti dai gommoni e a sbarcarli nei nostri porti.

Ma poi si è capito che tutto questo spirito umanitario continuava ad alimentare solo una gigantesca ondata migratoria che, a detta dello stesso ministro dell’ Interno Minniti, rischiava di minare la stabilità democratica del nostro Paese. In Germania, uno di questi “profughi” arrivati in Italia su un barcone e qui accolto a braccia aperte, un certo Anis Amri, mise in atto la strage del mercatino di Natale 2016 a Berlino, per finire ammazzato dalla polizia italiana vicino Milano.

Ecco perché la Merkel ora ha più di qualche difficoltà a formare un nuovo governo e nelle ultime elezioni il suo partito ha perso moltissimi voti. Perché si è fatta trascinare da un impulso buonista; cosa nobilissima se si è una persona qualunque, ma, se si è la cancelliera del più potente paese d’ Europa, questo non va bene; perché la politica dev’ essere prima di tutto razionale ( basterebbe leggere Machiavelli per capirlo).

Morale della storia: prima di parlare, pensateci bene; soprattutto se siete un capo di Stato.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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