La strage di Halloween

resizer L’ ultima strage compiuta in nome di Allah è avvenuta nel centro di New York il giorno di Halloween, a poche centinaia di metri da Ground zero, dove una volta svettavano le Torri Gemelle distrutte dai terroristi di Al-qeida l’ 11 settembre 2001. Il terrorista questa volta si è “limitato” ad investire con un furgone alcuni poveri disgraziati su una pista ciclabile, uccidendone otto; poi si è schiantato contro uno scuola-bus e finalmente è stato fermato a colpi di pistola da un poliziotto.

È un immigrato uzbeko, si chiama Sayfullo Sapov e faceva l’autista per Uber. Si era radicalizzato negli USA, molto probabilmente attraverso il web, ascoltando le prediche dei fanatici musulmani che diffondono l’ odio contro gli infedeli i quali, secondo il Corano, andrebbero tutti sottomessi o annientati.

Qualcuno dirà, come al solito, che anche nella Bibbia ci sono passaggi in cui si esalta la guerra di religione. Certo, questo è vero, ma esiste una differenza tra noi e loro: per i cristiani il testo sacro va interpretato allegoricamente, mentre per i musulmani va preso alla lettera. Non è una differenza da poco.

Donatella Di Cesare, una autorevole filosofa, ha scritto sul Corriere della Sera che la strage di New York contiene un preciso messaggio rivolto a tutti noi: la guerra non si concluderà con la sconfitta dell’ Isis in Medioriente, ma continuerà per le strade delle nostre città, anche se con metodi e strumenti diversi. E così, mentre le roccaforti dell’ Isis crollano ad una ad una, il terrorismo islamico riprende a colpire proprio la città dove iniziò la guerra santa contro l’ Occidente proclamata da Osama Bin Laden.

La professoressa Di Cesare è una esperta in ermeneutica, quindi sa interpretare i linguaggi e gli atti comunicativi, persino quelli realizzati massacrando persone indifese; dobbiamo credere a quello che dice e, pertanto, supporre che in futuro i terroristi continueranno a colpirci ancora di più. E se pensiamo che i cosiddetti “foreign fighters” cercheranno di rientrare in Europa usando tutti i mezzi, persino i barconi degli immigrati, allora bisognerà davvero prepararsi a una lunga stagione di violenze e stragi. Forse, a questo punto, la cosa migliore da fare sarebbe andare a prendere lezioni di antiterrorismo dagli israeliani, che vivono sotto la minaccia dei terroristi di Hamas e prima ancora di Al-fatah da almeno cinquant’anni.

Ciò nonostante, all’ indomani di ogni strage, dal Bataclan in poi, i leader europei ci ripetono che non dobbiamo farci spaventare, ma che dobbiamo continuare a fare la nostra vita come se niente fosse: frequentare i bar e uscire la sera, andare a cinema e teatro, correre sulle piste ciclabili e sederci tranquillamente nei parchi cittadini.

Non c’è alcun dubbio che questa sia soltanto una bella illusione propagandata nel tentativo di calmare gli animi della gente. Personalmente, se entro in un bus o in metropolitana e accanto a me c’è seduto un passeggero con la barba lunga e i tratti mediorientali, mi allarmo alquanto; e quando vado al cinema, guardo sempre dove si trova l’ uscita di sicurezza.

In Italia, Spagna, Inghilterra, Francia e Germania i capi di Stato o di governo cercano di trasmettere tranquillità e fiducia, ma all’ atto pratico hanno permesso l’ ingresso nei loro Paesi di migliaia e migliaia di immigrati di cui non si sa niente, né l’identità né le intenzioni. E in questi anni stupri e violenze sono aumentati di giorno in giorno, oltre agli attentati e alle stragi vere e proprie.

Solo nell’ Europa dell’ est, i leader sembrano prendere sul serio la minaccia del terrorismo islamico come pure quella di una immigrazione senza ordine e senza controlli. Forse, oltre che da Israele, dovremmo iniziare a imparare anche dall’ Ungheria e dalla Polonia.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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