Il funesto Ottobre rosso

th Nell’ ottobre 1917 ci furono degli avvenimenti di tale importanza che meritano di essere ricordati e ripensati a distanza di un secolo preciso. Della disfatta italiana di Caporetto abbiamo già parlato; l’ altro avvenimento, che però ebbe conseguenze in una dimensione geo-politica ben più vasta, fu la rivoluzione russa che scoppiò tra il 24 e il 25 ottobre secondo il calendario giuliano (secondo il nostro calendario sarebbe la notte del 6-7 novembre), quando i militari rossi e i seguaci di Lenin assaltarono il Palazzo d’ Inverno a San Pietroburgo e misero in fuga i membri del governo provvisorio guidato da Kerenskij.

La Russia di quel tempo aveva già visto una insurrezione, nel febbraio dello stesso anno, ma di orientamento liberale, che aveva portato al crollo della monarchia zarista (Nicola II abdicò in favore del fratello Michele che non si sentì in grado di assumere la corona e rinunciò ) e alla formazione di un governo provvisorio, nominato dalla Duma (il parlamento russo) e presieduto dal principe L’vov, un liberale appunto, che però si dimise nel luglio del 1917.

Il tentativo di riformare in senso democratico l’ immenso Stato fu poi continuato da Kerenskij, un avvocato di idee socialdemocratiche, che restò in carica fino alla rivoluzione d’ ottobre, poi combatté contro i bolscevichi di Lenin e infine fuggì in Francia.

inverno La rivoluzione d’ ottobre, quindi, non servì ad abbattere il potere assoluto dello zar, che era già fuori gioco da diversi mesi (Nicola II e tutta la sua famiglia verranno poi barbaramente assassinati dalle guardie rosse). Lenin e i bolscevichi odiavano la democrazia, che definivano “borghese”, e le sue istituzioni parlamentari ancora più della monarchia zarista; quando dettero l’ assalto al Palazzo d’Inverno, infatti, volevano distruggere ogni possibilità di riformare democraticamente la Russia, per poi instaurare una dittaura dando tutto il potere ai soviet e di conseguenza al partito comunista.

Più che di rivoluzione, sarebbe dunque più corretto parlare di colpo di Stato in senso autoritario, ad opera di un gruppo minoritario anche se molto agguerrito (20-25 mila bolscevichi erano un’ esigua minoranza se rapportati all’ intera popolazione russa). La dimostrazione della svolta autoritaria arrivò molto presto, nel gennaio del 1918, quando l’ Assemblea costituente venne convocata e nello stesso giorno, per volontà di Lenin, messa a tacere per sempre.

La Russia a marzo uscì dalla prima guerra mondiale, accettando tutte le durissime condizioni imposte dalla Germania. Nel Paese si scatenò la guerra civile che durò fino al 1921; e Lenin, per sfamare l’ Armata rossa, ordinò di requisire il grano dei contadini: “Compite ogni sforzo e impiegate ogni mezzo per confiscare ai detentori ogni eccedenza di pane fino all’ ultimo chicco di grano e attuate quest’ ordine contemporaneamente alle misure disposte per stroncare le ribellioni” (telegramma dell’ 11 agosto 1918). Il risultato di questa politica fu una gravissima carestia che si abbatté sulle masse di contadini, le quali divennero così le principali vittime del comunismo.

carestia

L’ Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche nacque il 30 dicembre 1922; due anni dopo Lenin moriva e il suo posto di Segretario generale del Pcus lo prendeva Josif Visarionovi Dzugasvili, detto Stalin. Anche lui, alcuni anni dopo, ordinò di requisire il grano dei contadini ucraini e caucasici per approvvigionare le città e per venderlo sui mercati internazionali, causando una carestia con milioni di morti e documentati atti di cannibalismo tra la popolazione. Ma questi sono soltanto una parte delle stragi e dei crimini compiuti negli anni dello stalinismo, perpetrati nei campi di concentramento siberiani e nelle prigioni della polizia politica.

Tutto ciò ebbe inizio esattamente cento anni fa. E finì, grazie alla provvidenziale convergenza di tre grandi leader mondiali (Reagan, Gorbaciov e papa Wojtyla) nel novembre del 1989, quando cadde il Muro di Berlino, il comunismo sovietico si sgretolò e finalmente un vento liberale iniziò a spirare sui popoli dell’ Est.

About This Author

Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

Post A Reply