In Inghilterra vince la democrazia

th La democrazia inglese non solo è una delle più antiche del mondo (certamente il costituzionalismo e il parlamentarismo non nacquero sul Continente), ma è tuttora molto vitale e capace di esprimere pienamente la volontà popolare. Altrimenti che democrazia sarebbe?

Soltanto un anno fa, gli inglesi sono stati chiamati alle urne dall’ ex premier Cameron sulla questione della loro permanenza o meno nell’ Unione Europea; e si sono espressi a maggioranza (51,9 %) per la Brexit. In seguito a quel voto, l’ europeista Cameron ha dovuto ovviamente dimettersi e il nuovo Primo ministro Theresa May ha deciso di anticipare di ben tre anni le elezioni, per cui in Inghilterra la macchina elettorale si è rapidamente rimessa a funzionare, e gli inglesi hanno votato.

Che poi la decisione della May si sia dimostrata inopportuna, quantomeno dal punto di vista dei conservatori che hanno perso la maggioranza in Parlamento, è un altro discorso. Resta il fatto che le elezioni sono state indette, i candidati si sono pubblicamente sfidati, e il risultato è lì, davanti agli occhi di tutti: 318 seggi per i conservatori della May, 261 per i laburisti di Corbyn.

Beh, al di là del risultato, che ognuno è libero di interpretare secondo i gusti e le opinioni personali, mi viene da dire: beati loro! Prima votano su una questione epocale come l’ Europa, mentre a me come cittadino italiano non è mai stata data la possibilità di esprimermi in materia; e dopo solo un anno tornano a votare per scegliere quale governo dovrà gestire la Brexit.

Solo pochi giorni fa, invece, noi italiani abbiamo assistito alla tragicomica impossibilità di varare una nuova legge elettorale condivisa dai principali partiti, quando alla prima discussione che si è tenuta su un emendamento davvero secondario, e cioè il sistema elettorale del Trentino Alto Adige, i “franchi tiratori” hanno praticamente affossato l’ accordo. Per cui ora siamo nella situazione paradossale di avere due leggi elettorali (l’ Italicum per la Camera dei deputati e il Porcellum per il Senato) e dovremo aspettare la fine della legislatura nel 2018 per tornare alle urne, dopo cinque anni dall’ ultima volta e ben quattro governi non eletti dal popolo ma creati artificialmente con l’ avvallo del Quirinale.

Torniamo all’ Inghilterra ( la “perfida Albione”, come la chiamava spesso Mussolini) e vediamo di capire se il risultato elettorale che ha ridimensionato Theresa May e ha rinvigorito Jeremy Corbin sia da considerarsi una sconfitta della Brexit oppure no. La verità è che non solo la leader dei conservatori è una sostenitrice del “leave”, ma lo stesso Corbyn, marxista di vecchio stampo, non si è mai espresso a favore della permanenza nella UE, anzi ha chiaramente detto in campagna elettorale che un suo governo avrebbe rispettato la volontà di quei 17, 4 milioni di britannici che avevano votato a favore della Brexit.

Chissà se il prossimo governo sarà ancora guidato da Theresa May che dovrà rispondere del suo mediocre risultato ai capi del partito conservatore, i quali forse stanno già preparando la sua successione. In ogni caso dalle urne esce vincitrice la Brexit. E soprattutto, in Inghilterra, vince ancora una volta la democrazia.

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Mi interesso di storia contemporanea e politica estera. E mi considero un libero pensatore.

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