I cristiani prima

download (9)

Finalmente arriva qualcuno che, una volta eletto, fa esattamente quello che aveva promesso ai suoi elettori; e non nei primi cento giorni, come si direbbe in Italia, bensì la settimana dopo il suo insediamento. Sto parlando di Donald Trump, ovviamente, che giorno dopo giorno mostra al mondo intero i decreti (executive orders) da lui firmati nel completo rispetto del suo programma elettorale e, quindi, della fiducia accordatagli dal popolo americano.

Con l’ ultimo di questi decreti ha ordinato l’ immediato stop alla politica immigrazionista voluta dal suo predecessore Obama ed ha fortemente ribadito il principio cardine dell’ era Trump: il sovranismo. Agli immigrati di sette paesi, tra i quali Siria, Libia, Pakistan e Iran, quelli cioè più a rischio di esportare il terrorismo islamico, e per un periodo di quattro mesi, da oggi non è più consentito entrare negli Stati Uniti, fino a che il governo non prenderà misure più idonee per la sicurezza nazionale. Inoltre, quando sarà scaduto il termine previsto, non potranno entrare negli USA più di cinquantamila immigrati l’ anno (dimezzando quindi la quota prevista da Obama) e tra questi verranno privilegiati i profughi cristiani.

Ebbene sì, per la prima volta nella storia recente dell’ Occidente uno statista, e per giunta del Paese più ricco e potente del mondo, dichiara ufficialmente di voler offrire rifugio e protezione ai cristiani che da anni ormai vengono perseguitati dai fondamentalisti in Africa e Medioriente. Non era mai successo prima: finora lo stesso papa Francesco si era preoccupato di andare a prelevare in Siria solo profughi islamici; praticamente se si era islamici, era molto più facile ottenere asilo politico o umanitario in qualsiasi nazione occidentale di quanto non fosse per i profughi di religione cristiana.

I migranti cristiani, inoltre, vengono spesso gettati fuori dai barconi in mare aperto e nei centri d’accoglienza, poi, sono sottoposti alle violenze da parte dei gruppi islamici più radicali. E nessuno ha mai mosso un dito per aiutarli, neppure le numerose organizzazioni umanitarie laiche o vicine alle Chiesa che operano in questo settore.

Donald Trump, invece, dice chiaramente: i cristiani prima (Christians first). Avrebbe dovuto dirlo Bergoglio, ma il papa non ha mai agito concretamente per difendere i cristiani perseguitati nel mondo e non ha mai alzato la voce contro il terrorismo islamico che, tra l’altro, chiama sempre e soltanto in modo generico “terrorismo”. Avrebbero dovuto dirlo anche i leader europei, se ormai non fossero tutti asserviti alla logica del laicismo e del mondialismo, che ha la sua roccaforte nelle grandi istituzioni internazionali, come la UE e l’ ONU.

Donald Trump ci mostra che è ancora possibile fare scelte politiche in funzione della sovranità nazionale (maggiore sicurezza per i cittadini, barriere doganali quando servono, leggi a tutela del lavoro e del commercio americani) e al tempo stesso dichiarare che la tradizione cristiana è alla base della nostra civiltà.

Mentre i grandi media e gli intellettuali di sinistra lo accusano scioccamente di razzismo e gli statisti europei come Hollande e Angela Merkel, che hanno aperto le porte a una vera invasione di immigrati islamici, gridano il loro sdegno, Trump riceve l’aperta solidarietà di Theresa May, il premier inglese, che è andata personalmente a Washington per tracciare le linee future della rinnovata collaborazione tra USA e UK. Come già successe nel 1978, quando un grande primo Ministro donna inglese, Margaret Thatcher, incontrò il neo-eletto presidente Reagan, anche oggi due leader conservatori ma dallo spirito fortemente riformista stanno per cambiare lo scenario degli equilibri mondiali. Se ad essi si aggiungesse Vladmir Putin, che è a tutti gli effetti un nemico dell’ Isis e un sostenitore della tradizione cristiano-ortodossa, forse potremmo guardare al futuro con maggiore fiducia; con la speranza che un nuovo ordine mondiale basato sulla pace (come quello prefigurato dopo la caduta del Muro di Berlino) possa veramente realizzarsi.

About This Author

Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

Post A Reply