Giù le mani da Cristoforo Colombo

th Se pensavate che la patria del “politically correct” fosse l’ Italia, dove la presidente della Camera Laura Boldrini vorrebbe cancellare da edifici e monumenti i segni del passato fascista, e gli esponenti dell’ ideologia Lgbt fanno propaganda nelle scuole elementari per insegnare ai bambini le modalità alternative di fare l’ amore, con il consenso di molte maestre e dirigenti scolastici di mentalità “aperta”, sappiate che c’è chi ci batte in quanto a furia iconoclasta.

Non sto parlando dei talebani afghani che fecero esplodere le gigantesche statue di Buddha o dei soldati dell’ Isis che, quando occuparono le città dell’ Iraq e della Siria, si scatenarono contro i reperti preziosissimi e antichissimi delle civiltà mesopotamiche, arrivando ad uccidere il direttore del museo di Palmira, un vero martire dell’ archeologia: quelli agivano in nome del fanatismo religioso e quindi sono un caso a sè.

Sto parlando, invece, degli Stati Uniti d’ America, il grande paese che ha posto la statua della Libertà come icona fondamentale della sua storia e, non a caso, ha anticipato di qualche anno la Rivoluzione francese del 1789, dando inizio alla prima compiuta democrazia che l’ umanità abbia visto.

Proprio negli USA, infatti, la moda del politically correct, sostenuta da tutto quel mondo orientato a sinistra e al progressismo, si è diffusa in modo sempre più capillare negli ultimi anni; inizialmente nelle università e nei media sostenitori del partito dem, poi tra le star hollywoodiane (come Madonna e George Clooney, giusto per citarne un paio) e adesso in ampi segmenti della classe media, quella cioè con buon tenore di vita che le permette di mandare i figli al college e di vederli laureati. Tengo a precisare “classe media”, perchè, come abiamo visto dal risultato delle ultime elezioni presidenziali, il popolo americano resta in maggioranza ancorato alle sue tradizioni: per questo la campionessa del politically correct, Hilary Clinton, è stata sconfitta, e Donald Trump, lo “scorrettissimo” Donald Trump, ha vinto.

index Ecco perché quest’ estate abbiamo visto manifestazioni di giovani americani ( quelli che vanno al college) scatenarsi contro le statue del generale Robert Lee, che fu il comandante supremo delle forze sudiste durante la Guerra civile (1861-1865) e, secondo i manifestanti, colpevole di aver difeso lo schiavismo. Il generale Lee, per la verità, di schiavi ne possedeva ben pochi, visto che era un militare di professione e non certo un facoltoso proprietario terriero; come lo fu, invece, George Washington che era sì un vero schiavista e, ciò nonostante, eroe della guerra d’ Indipendenza e primo presidente degli Stati Uniti, tanto è vero che troviamo la sua immagine sulle banconote da un dollaro e il suo volto è ritratto sul Monte Rushmore insieme a quello di Abraham Lincoln, il presidente che abolì la schiavitù dei neri afro-americani.

Questo per dire che quando si vogliono fare processi sommari alla storia, si rischia di cadere nel fanatismo (ideologico, s’intende, ma che comunque è parente di quello religioso), che certo non è il metodo migliore per leggere gli avvenimenti del passato.

C’ è finanche il rischio di scivolare nel ridicolo, e di far ridere mezzo mondo, come succede proprio in questi giorni, dopo che il sindaco di Los Angeles ha annullato la celebrazione del Columbus Day, la tradizionale festa che ricorda la straordinaria impresa di Cristoforo Colombo. E perchè mai? Che male ha fatto il nostro famoso esploratore alla città di Los Angeles? Secondo i nativi americani (quelli che siamo soliti chiamare “indiani” visto che Colombo pensava di essere arrivato nelle Indie, mentre aveva scoperto un nuovo continente, l’ America appunto ) lui sarebbe responsabile della colonizzazione europea e della conseguente distruzione delle civiltà indigene.

Diamo pure agli indiani la possibilità di rivendicare l’ importanza della loro tradizione e di ricordare il dramma della conquista che certamente subirono, fin qui niente da obiettare; a me poi gli indiani sono sempre piaciuti e nei film western ho sempre tifato per Toro Seduto e Geronimo. Ma il sindaco di Los Angeles, al quale sembra che presto si uniranno altre importanti amministrazioni cittadine degli USA ( non quella di New York, per fortuna, dove il sindaco Di Blasio ha già detto che il 12 ottobre marcerà orgogliosamente in prima fila per ricordare l’arrivo di Colombo) diventi un Masaniello degli indiani o peggio ancora faccia il De Magistris dei centri sociali americani e si metta a sputare sentenze contro quello che forse è stato il più grande esploratore di tutti i tempi, in nome di incomprensibili acrobazie ideologiche orribilmente politically correct, beh, questo è inaccetabile oltre che estremamente ridicolo.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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