E sempre forza azzurri

Italia-San-Siro15-683x1024 C’ è qualcosa di estremamente beffardo nella coincidenza temporale dell’ esclusione della Nazionale azzurra dai mondiali di calcio, e della avvenuta ufficializzazione dell’ inno di Mameli, del quale molti di noi ignoravano che era stato solo provvisoriamente adottato con una legge del 1946. I nostri campioni (si fa per dire) l’ hanno cantato allo stadio di San Siro all’ inizio della partita di ritorno con la Svezia, ma non avranno la possibilità di cantarlo ancora a Mosca, vista la disastrosa conclusione del match che ci impedirà di partecipare ai mondiali 2018.

Nella mia vita ho avuto la fortuna di vedere per ben due volte la Nazionale italiana aggiudicarsi la coppa del Mondo, e quindi so bene quali emozioni si provino in certi momenti. Il calcio, che è senza dubbio lo sport italiano per eccellenza, era rimasto uno dei pochi luoghi (“tòpoi”, per dirlo come i Greci) in cui lo spirito nazionale poteva venir fuori ed esprimersi liberamente; e quando si giocava una semifinale, già si vedevano le nostre strade cittadine riempirsi di bandiere tricolori. Se poi si vinceva, allora era tutto un tripudio di bandiere, grida festose e macchine che strombazzavano fino all’ alba.

In passato, a partire dalla fine degli anni Sessanta, nel nostro Paese aveva prevalso uno spirito anti-nazionale, e chiunque mostrasse un attaccamento alla bandiera e alla Patria veniva accusato di essere un militarista e un guerrafondaio. Furono proprio i mondiali vinti dagli azzurri nel 1982 e poi nuovamente nel 2006 a riportare in voga l’ inno nazionale e il tricolore: finalmente, dopo tanti anni di bandiere arcobaleno e di slogan anti-italiani, tornammo ad appropriraci dei nostri simboli, e soprattutto lo facemmo con gioia.

Il presidente Ciampi, all’ inizio del nuovo millennio, volle reintrodurre la sfilata delle Forze Armate in occasione della festa della Repubblica del 2 giugno. La sfilata era stata sospesa nel 1977, proprio sulla scia di quell’ onda antimilitarista che aveva praticamente travolto ogni forma di sentimento nazionale. Ciampi capì che era arrivato il momento di tornare a mostrare con orgoglio i nostri soldati e con loro i simboli della Patria.

pertini Certamente nessuno, che come me abbia superato da un pezzo la cinquantina, ha dimenticato le belle immagini del presidente Pertini che esultava nello stadio di Madrid dinanzi alla straordianaria vittoria italiana del 1982; ma Ciampi ebbe il coraggio di fare qualcosa in più rispetto al suo predecessore.

Quest’ anno non ci saranno i mondiali per la Nazionale azzurra; e per questo certamente qualcuno, non solo il ct Ventura, dovrebbe rassegnare le sue dimissioni (mi riferisco innanzitutto al signor Tavecchio, capo della Federazione Gioco Calcio; ma anche il presidente del Coni Malagò non può certo ignorare le proprie responsabilità dinanzi a un fallimento di questa portata).

Il nostro Paese, purtroppo , non è noto per la meritocrazia, anzi è vero proprio il contrario: da noi chi sbaglia, non paga quasi mai. Il ricambio generazionale viene assai raramente praticato, e chi occupa posti-chiave fa tutto il possibile per chiudere gli spazi d’accesso ai giovani meritevoli.

mameli E pensare che il nostro inno nazionale l’ aveva scritto un giovane di 21 anni, Goffredo Mameli, un autentico patriota, che divenne capitano nell’ esercito di Garibaldi e andò a morire per la difesa della Repubblica di Roma nel 1849. Ancora oggi, qualche seguace delle bandiere arcobaleno accusa l’ inno di Mameli di essere troppo retorico per quelle sue celebri parole “Siam pronti alla morte, siam pronti alla morte. L’ Italia chiamò. Sì”; probabilmente ignorando che il loro autore combatté e morì davvero per quegli ideali repubblicani e democratici che sono stati poi trasfusi nella nostra Costituzione.

Certo, ai giocatori azzurri nessuno chiede di morire per l’ Italia, ma di giocare come dei veri campioni sì. Ci toccherà aspettare altri quattro anni per questo. La storia dell’ Italia, infatti, ci ha insegnato che dopo Caporetto arriva Vittorio Veneto; se si cambia e si decide di rialzarsi.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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