Forti quei giudici supremi

th I giudici della Corte di Cassazione hanno recentemente fatto sentire la loro voce con due sentenze che, come si dice i questi casi, faranno storia. Sia chiaro: il nostro non è un sistema giuridico di tipo anglosassone (commn law), nel quale la giurisprudenza si fonda sui precedenti giudizi; in Italia i tribunali giudicano ogni caso singolarmente, interpretando la legge; ma ciò non toglie che, data l’ autorevolezza della Corte suprema, questa sentenza stabilisca un orientamento al quale anche i giudici dei gradi minori potrebbero in futuro conformarsi.

Nel caso del divorzio tra l’ ex ministro dell ‘ Economia Vittorio Grilli e l’ imprenditrice Lisa Lowenstein, i giudici supremi hanno respinto il ricorso dell’ ex moglie che chiedeva un cospicuo assegno di mantenimento in base al tenore di vita che il suo ex marito le aveva assicurato durante gli anni del loro matrimonio. Con una sentenza davvero rivoluzionaria, quei giudici hanno dunque stabilito che il tenore di vita non debba essere un parametro dell’ assegno di mantenimento, ma anche che il coniuge “debole” ha diritto allo stesso solo quando dimostri l’ impossibilità di mantenersi autonomamente dopo il divorzio. Insomma, una sentenza che, in materia di divorzi e assegni di mantenimento, avrà effetti non meno dirompenti di quelli che la teoria di Copernico del sistema eliocentrico ebbe sull’ astronomia e sulla percezione dell’ universo da parte degli uomini moderni (chissà se un giorno qualche famoso scrittore farà dire a un suo personaggio: “maledetta la Cassazione”; come il Mattia Pascal di Pirandello che lanciò la celeberrima invettiva del “maledetto Copernico”).

Vero è che, dopo nemmeno una settimana dalla sentenza della Corte di Cassazione che ha cambiato le regole sull’assegno di mantenimento all’ex coniuge, la stessa Corte ha poi negato la modifica dell’assegno che l’ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, deve all’ex moglie per il periodo di separazione. E siccome qui non si parla di un mantenimento qualsiasi, ma di due milioni di euri al mese, il Cavaliere, comprensibilmente irritato per via del salasso prolungato, ha dichiarato che contro di lui c’ è stata l’ennesima sentenza “contra personam”; ma questa è tutta un’ altra storia che oggi non ci riguarda.

Altra sentenza “storica” della Cassazione che ha fatto molto discutere in queste settimane è quella riguardante il divieto per un immigrato di religione Sikh di andarsene in giro per le nostre strade portando sotto la camicia un pugnalone, noto col nome di “kirpan”, anche se per motivi strettamente di ordine religioso. I Sikh, diciamolo subito, costituiscono una delle comunità meglio integrate in Italia: lavorano principalmente nel settore zootecnico nell’ area del Po, ed è anche grazie a loro che molte attività legate all’ agricoltura e all’ allevamento continuano a fiorire in quelle zone. Inoltre i Sikh praticano un culto molto particolare, sorto nella regione indiana del Punjab, e nella storia recente non esistono casi di Sikh legati al terrorismo islamico o al fondamentalismo. E allora perché la Cassazione ha respinto il ricorso di uno di loro contro un giudice che lo aveva precedentemente sanzionato con una multa salata per via del suo pugnale alla Sandokan? La risposta dei giudici supremi è stata semplice quanto importante: gli immigrati che arrivano in Italia devono conformarsi ai nostri valori.

E’ ovvio che in questo modo tutta la tradizione multiculturalista e, diciamolo pure, buonista, che in Italia ha fatto molti proseliti persino tra le alte cariche dello Stato (e del Vaticano), viene letteralmente picconata. Come si potrà continuare a chiudere un occhio o finanche due sul fenomeno sempre più diffuso della poligamia tra gli immigrati musulmani o sul fatto che talvolta le donne di quella stessa religione siano costrette ad andare in giro coperte dalla testa ai piedi con il burqa?

Alcuni noti commentatori benpensanti (come Gramellini sulla Stampa o Severgnini sul Corriere) hanno criticato i giudici della Corte suprema per aver usato la parola “valori”, quando avrebbero dovuto limitarsi a dire che il pugnale dei Sikh viola le leggi italiane sulla sicurezza. Ma è proprio la loro precisa scelta lessicale che farà di questa un’ altra sentenza storica: perché così i giudici supremi hanno riconosciuto che esistono ancora dei valori (per esempio la parità fra i sessi e la libertà d’ espressione); e quindi che la nostra è una cultura – chiamata Occidente per chi se lo fosse dimenticato – ancora viva e vegeta, nonostante i multiculturalisti ne abbiano decretato la fine già da un pezzo. Ringraziamo la Corte di Cassazione per avercelo ricordato.

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Mi interesso di storia contemporanea e politica estera. E mi considero un libero pensatore.

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