Era meglio con Gheddafi

download (11) C’ era una volta il generale Gheddafi, che comandava la Libia con il pugno di ferro ed era riuscito, così, a stabilizzare un’ area abitata da varie etnie e tribù spesso in guerra tra di loro.

Muammar Gheddafi era un musulmano laico, più assimilabile ai vecchi dittatori fascisti del secolo scorso che a un pericoloso leader fondamentalista dei nostri giorni: tanto è vero che l’ ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi era riuscito a farselo amico, avendo entrambi la stessa grande passione per le belle donne. Fu così che tra l’ Italia e la sua antica colonia dei tempi di Giolitti e del Duce venne stretto un accordo reciprocamente molto proficuo, chiamato “Trattato di amicizia e cooperazione”: in cambio di soldi e infrastrutture da costruire, Gheddafi avrebbe bloccato le partenze degli immigrati irregolari, che già in quegli anni sognavano di sbarcare in Sicilia per godersi la vita nel Bel Paese.

Era il 2008 e le cose andarono proprio come erano state programmate: il generale ordinò ai suoi soldati di non far partire più nessuno e di raccogliere i migranti in dei campi, che non erano certo come i nostri centri d’accoglienza a tre stelle che forniscono pensione completa, wi-fi e calcetto, però raggiungevano lo scopo. Ovviamente le associazioni cattoliche, i progressisti di sinistra e tutte le anime belle dei giornali politically correct gridarono allo scandalo, perché la nostra democrazia era scesa a patti col diavolo e perché lo sponsor del trattato era quel Berlusconi che loro consideravano ancora più brutto e cattivo di Gheddafi. Ma ciononostante il risultato fu molto positivo: il flusso dell’ immigrazione irregolare venne completamente fermato, mentre continuò quello del petrolio che la nostra ENI pompava ininterrottamente dal generoso sottosuolo libico.

Poi la NATO, nel 2011, scatenò un violentissimo attacco aereo contro la Libia, perché il “pacifista” Obama aveva deciso che il dittatore Gheddafi dovesse essere cacciato, per far nascere un regime democratico sulla scia delle “primavere arabe” da lui ciecamente sostenute. Sarkozy e Cameron erano perfettamente d’accordo con Obama e il nostro Berlusconi fu messo nell’angolo. Il risultato fu che Gheddafi venne sì eliminato dagli insorti che si fecero forti dell’aviazione della NATO, ma poi non nacque un regime democratico libico; anzi vennero fuori il caos, la guerra civile, le bande armate, i qaedisti e persino i terroristi dell’ Isis. Di conseguenza, il traffico degli immigrati diventò un business incredibile per i trafficanti, che sono riusciti a spedire in Italia (con la complicità dei nostri governi post-berlusconiani) ben 450 mila persone negli ultimi tre anni, oltre a varie migliaia che hanno fatto annegare durante la traversata.

Questa premessa era doveroso farla, per spiegare che cosa sta succedendo in questi giorni. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha finalmente riconosciuto che il flusso d’immigrati irregolari dalla Libia all’ Italia non è più sostenibile, e che per tanto bisogna interromperlo, così com’ è stata fermata la rotta balcanica grazie all’ intervento (ben retribuito) della Turchia di Erdogan. Da quando ha parlato Tusk, le cose hanno iniziato a muoversi. Prima, infatti, quasi tutti sostenevano che l’immigrazione è un fenomeno epocale inarrestabile come le maree o i terremoti; che gli immigrati sono risorse perché saranno loro a pagare le nostre pensioni in futuro; che costruire muri è un esplicito divieto evangelico. Adesso, evidentemente, non è più così e, a parte gli irriducibili pro-immigrazione alla Bergoglio e alla Boldrini, i leader europei pensano che sia arrivato il momento di fare qualcosa. Il primo a muoversi in avanscoperta è stato il neo-ministro italiano dell’ Interno Marco Minniti, che è andato di persona a Tripoli per preparare un accordo con il presidente Fayez Al Sarraj (presidente, però, solo di una parte della Libia). E successivamente il nostro premier Gentiloni (un politico che di solito si muove con la flemma di un bradipo) ha ricevuto a Roma lo stesso Al Sarraj, per siglare un accordo che nella sostanza ricalca quello fatto a suo tempo tra Berlusconi e Gheddafi.

La domanda che ora sorge spontanea è: l’ accordo funzionerà questa volta come funzionò allora? Purtroppo la Libia di oggi, come abbiamo già detto, è sprofondata nel caos al punto che Al Sarraj è riconosciuto solo dal parlamento di Tripoli, mentre a Tobruk un altro parlamento, eletto non si sa come, riconosce il generale Aftar, che però è il più forte nemico dei fondamentalisti dell’ Isis, tanto che è sostenuto dall’ Egitto e dalla Russia. In questa situazione così complicata, dunque, quanto valore potrà avere l’accordo di Roma che Gentiloni ha sottoscritto con entusiasmo e poi ha sbandierato a Malta, al vertice dei 28 paesi della UE, chiedendo il loro esplicito appoggio, visto che dovrebbero stanziare fondi e mezzi per realizzarlo?

Certo è che molti oggi pensano, anche se non hanno il coraggio di dirlo, che aveva ragione Berlusconi: era meglio quando c’era Gheddafi.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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