E’ tornato lo Sceriffo?

download (19) Durante tutta la campagna elettorale aveva promesso che gli USA non sarebbero mai più tornati a fare i “poliziotti” del mondo, rischiando di intervenire in zone esplosive e di provocare danni ancora peggiori; come infatti era avvenuto con la guerra in Iraq ordinata dal secondo presidente Bush e con l’intervento in Libia voluto da Obama e dall’allora suo ministro Hilary Clinton.

Poi, una volta eletto, Donald Trump ha iniziato a ristabilire una linea di comunicazione con la Russia di Putin, sollecitando un accordo per sconfiggere il comune nemico numero uno: l’ Isis e il terrorismo islamico. E questo ha scatenato immediatamente il “Russiagate”, ovvero le accuse infamanti di aver avuto in passato legami non dichiarati con Putin e di essere, per tanto, soggetto a un possibile ricatto da parte del presidente russo.

Gli oppositori di Donald Trump hanno così trovato una nuova forza, dopo la sconfitta elettorale, e sostanzialmente si è creata negli USA un’ alleanza trasversale, che va da Hilary Clinton e i vertici dem ad alcuni esponenti del partito Repubblicano da sempre ostili al nuovo presidente, passando per le agenzie di intelligence e i generaloni del Pentagono. Questi signori sono sempre stati nemici dichiarati della Russia e hanno visto nella vittoria della Guerra Fredda e nella disintegrazione dell’ Unione Sovietica l’ opportunità di chiudere definitivamente l’ epoca del mondo diviso in due blocchi, per sostituirlo con quello degli USA come unica superpotenza. Per loro, una volta demolita l’ URSS, bisognava tenere sotto il tallone la Russia. Questa politica riuscì perfettamente fintanto che la Russia era guidata dal leader Eltsin, cardiopatico e alcolista, che lasciava campo libero alle nuove oligarchie economiche e stava conducendo il suo paese al tracollo definitivo; ma quando salì al potere Putin, le cose iniziarono a cambiare radicalmente e in pochi anni la Russia tornò ad essere una potenza mondiale.

Per capire come gli USA dei Clinton/Obama abbiano cercato di ridimensionare la Russia di Putin, basta guardare alla mappa dei Paesi dell’ Est che sono entrati nell’ alleanza militare della NATO: Polonia, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca e più recentemente le repubbliche baltiche di Lettonia, Estonia e Lituania. Praticamente negli ultimi dieci anni sono state spiegate truppe Nato fino ai confini occidentali della Russia.

La Guerra Fredda non deve finire: su questo sono d’accordo sia i democratici progressisti clintoniani che i falchi repubblicani eredi di Bush.

Se, dunque, nella notte del 4 aprile, dalle navi da guerra con bandiera a stelle e strisce che incrociano nel Mediterraneo, sono stati lanciati circa sessanta missili Tomahawak contro la base aerea siriana di Al Sharyat, dove sono presenti anche forze aeree russe che difendono il regime di Assad dagli attacchi dei ribelli islamisti, ebbene questo “strike”, giustificato da Donald Trump come una doverosa ritorsione per l’uso (non ancora dimostrato) di gas nervino da parte dell’ esercito siriano contro la popolazione civile, vuol dire chiaramente che il presidente si sta piegando alla logica anti-russa dell’establishment politico-militare americano. Di sicuro, Trump, che da gennaio viene minacciato di un possibile “impeachment” a causa dei suoi legami personali con Putin, ha sentito il bisogno di dimostrare all’opinione pubblica, ai grandi media e ai vertici militari di non essere un russofilo e tanto meno un traditore.

Non a caso, subito dopo l’ attacco missilistico, Hilary Clinton ha applaudito, immediatamente seguita dai suoi amici europei (Merkel, Sarkozy e il sempre fedele Gentiloni), perché la sua strategia è tornata vincente, nonostante la sconfitta subita alle elezioni presidenziali.

Purtroppo, oltre alla Clinton e alla Merkel, hanno potuto esultare anche i soldati dell’ Isis che in Siria stanno perdendo la guerra proprio grazie alla presenza sul campo dell’esercito russo e dell’aviazione americana che, almeno fino a pochi giorni fa, combattevano dalla stessa parte.

About This Author

Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

Post A Reply