Da che parte sta il papa?

download (12) Papa Francesco è andato all’ Università di Roma per parlare con gli studenti e, a differenza di Benedetto XVI a cui venne di fatto impedito di tenere un discorso nello stesso luogo, è stato accolto con manifestazioni di grande affetto.

Ma Bergoglio, lo sappiamo bene, è un pastore di questo tempo, perfettamente a suo agio nel meccanismo della comunicazione e nell’ utilizzo dei media. Lo capimmo da subito, quando si offrì alle telecamere con quel look da prete di periferia assurto al trono di San Pietro quasi controvoglia: una specie di “turista per caso” di passaggio nella caput mundi e costretto a rimanerci per il resto della vita da una volontà superiore a cui non poteva dir di no.

Il momento in cui egli dà il massimo di sé, è quando parla ai giornalisti dentro l’aereo presidenziale, pardon papale, sul quale sale portandosi personalmente una borsa di pelle nera, piuttosto vecchia e mal ridotta. Con i giornalisti parla col suo tono dolce e suadente, che la pronuncia spagnola rende un po’ stucchevole, sempre garbato anche quando dice le cose più forti; come quando minacciò di dare un pugno sul naso a chi avesse offeso sua madre. Il problema non era l’idea del pugno, ma il fatto che qualche giorno prima i terroristi islamici erano penetrati nella sede di Charlie Hebdo e avevano massacrato i giornalisti che avevano osato fare vignette satiriche e “offensive” su Allah.

Fu allora che molti di noi iniziarono a porsi la domanda: ma questo papa da che parte sta?

Certo non sta dalla parte di chi il terrorismo islamico lo ridicolizza o lo combatte. Perché, infatti, Francesco neppure ci crede al terrorismo islamico: per lui la religione dell’ Islam non c’entra niente con le stragi; per lui i terroristi sono pazzi furiosi senza un credo, semplicemente perché tutte le religioni sono buone. Il fatto che i terroristi, mentre ammazzano la povera gente che passeggia per strada o siede al bar, gridino sempre “Allah Ak Bahr” (Allah è grande), non significa niente per lui. Come pure non significa niente che dall’ Italia sono stati espulsi diversi imam perché predicavano la guerra “santa” contro l’ Occidente e che in alcune moschee si reclutavano guerriglieri da spedire in Siria a combattere per l’ Isis.

Poi c’è l’altro tema che sta tanto a cuore a Bergoglio: l’ immigrazione. Ricordate cosa disse a Lampedusa davanti alle bare degli immigrati morti durante la traversata del Mediterraneo? Disse che noi ci dovevamo vergognare. Non gli scafisti che li avevano spediti a morire su una carretta del mare; non i trafficanti di esseri umani che dalle coste della Libia organizzano i viaggi della speranza e della morte, facendo affari d’oro. Per Francesco gli italiani dovevano vergognarsi, forse per il semplice fatto di esistere mentre quelli erano morti. Eppure, fino ad allora, chi sbarcava in Sicilia veniva accolto, nessun barcone era mai stato respinto in mare.

In seguito, sappiamo com’ è andata a finire: oggi sono le navi della Marina militare italiana che vanno sotto le coste libiche a caricare gli immigrati per portarli in Italia, tanto che solo nel 2016 ne sono arrivati 180.000; dei quali sono pochissimi i veri profughi di guerra, tutti gli altri sono migranti economici, quindi clandestini.

All’ Università, il papa non ha parlato agli studenti italiani del loro futuro nella società, delle famiglie che dovrebbero formare, dei figli che un giorno avranno da educare; né ha parlato dei cristiani che nel mondo vengono massacrati per la loro fede o di quante sono le vittime della legalizzazione dell’aborto nel mondo. Francesco ha parlato degli immigrati che, secondo lui, hanno il diritto di sbarcare a centinaia di miglia, a milioni se continuerà così, sul nostro territorio nazionale e poi di essere sfamati e mantenuti a spese dello Stato, cioè dei contribuenti.

In questo caso, alla domanda che già ci siamo posti in passato, la risposta non può che essere: questo papa non sta dalla parte degli italiani.

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Mi interesso di storia contemporanea e politica estera. E mi considero un libero pensatore.

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