Basta sottomissione

burkini E’ davvero una buona notizia: la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dato ragione alla Svizzera e di conseguenza ha rigettato il ricorso di due genitori di fede islamica, secondo i quali la loro figlia, durante le lezioni di nuoto a scuola, non dovrebbe entrare in piscina con gli alunni maschi. I giudici dell’ alta Corte hanno così ribadito un principio sacrosanto, e cioè che l’ integrazione in Europa si deve fare rispettando le nostre consuetudini e non le loro; un principio che negli ultimi anni è stato spesso ignorato e calpestato quando, in nome di un concetto distorto di tolleranza, si è concesso alle comunità islamiche di vivere secondo le leggi della Sharia e non degli Stati ospitanti, si è permesso alle donne di circolare con il burqa o di bagnarsi con il burqini, si sono nascosti i crocifissi nelle scuole e persino è stato vietato ai nostri bambini di cantare le canzoni natalizie per non “offendere” le famiglie musulmane.

La sentenza dei giudici di Strasburgo è dunque un segnale che, come una banderuola, indica che il vento in Europa sta cambiando, finalmente. Ci sono voluti, purtroppo, i tragici attentati dei terroristi islamici a Parigi, Nizza, Berlino, le aggressioni alle donne tedesche nella notte di Capodanno, i numerosi atti di violenza commessi dagli immigrati nei centri d’accoglienza e contro la gente comune; ma adesso si sta diffondendo sempre di più, in tutto il continente, la convinzione che l’immigrazione incontrollata, e soprattutto quella di fede islamica, è un problema serio per le nostre società, sia per quanto riguarda il tema della sicurezza sia per la salvaguardia dei principi laici e liberali.

Chi arriva nei nostri Paesi deve, innanzitutto, venirci legalmente e non da clandestino: questo è il primo assunto che soltanto in Italia si fatica a riconoscere e a far rispettare, visto che abbiamo l’unico Stato in Europa che accoglie tutti (anche i potenziali terroristi, com’ è successo nel caso di Amri, lo stragista di Berlino) e ancora non riesce a rimpatriare chi non ha diritto all’ asilo per i rifugiati. Il secondo è che le nostre leggi e le nostre usanze vanno rispettate anche da chi proviene da mondi culturali e religiosi diversi, se ha veramente voglia di integrarsi, vivere pacificamente con noi e lavorare. Chi pensa che a scuola i bambini maschi e femmine non debbano fare il bagno assieme, e pretende che la nostra scuola accetti la sua ideologia, evidentemente non è predisposto all’ integrazione e quindi, probabilmente, farebbe meglio a tornarsene nel suo Paese d’origine. Lo stesso vale per chi vorrebbe far uscire la moglie solo se coperta dalla testa ai piedi, per chi vorrebbe macellare gli agnelli per strada, per chi vorrebbe ascoltare sermoni dagli imam che predicano la violenza e giustificano la guerra agli infedeli.

Questo non significa essere razzisti o xenofobi, come spesso i sostenitori dell’accoglienza per tutti (da papa Francesco al presidente della Camera Laura Boldrini) ci accusano di essere. Noi pensiamo semplicemente che i nostri valori occidentali, in primo luogo la parità tra i sessi e la libertà d’ espressione, siano irrinunciabili; che le nostre tradizioni laiche e cristiane vadano mantenute e difese contro gli attacchi terroristici ma anche contro le richieste arroganti come quella dei due immigrati islamici in Svizzera ai quali, giustamente, la Corte dei diritti dell’ uomo ha detto No.

Da quando Houellebecq pubblicò il celebre romanzo “Sottomissione”, in cui raccontava di una Francia praticamente messa in ginocchio dalla prepotenza dell’immigrazione islamica, sono trascorsi solo pochi anni; ma la gravità di quello che intanto è successo, sia per il ripetersi degli attentati terroristici che per l’ aumento esponenziale degli sbarchi provenienti dal nord Africa e dal Medioriente, ha mutato la coscienza e la percezione del problema nella grande maggioranza dei cittadini europei. E non c’è dubbio che alle prossime elezioni in Francia, Olanda e Germania ne vedremo delle belle.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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