A pane e olio

chiassai Il Sindaco di Montevarchi Silvia Chiassai è diventato il bersaglio di una feroce campagna mediatica per aver deciso di sospendere i pasti regolari della mensa scolastica a quei bambini i cui genitori non avevano pagato la retta non perché sono poveri, ma semplicemente perché sono “distratti” o forse pensano di essere più furbi degli altri.

Pane e olio, dunque, al posto di primo, secondo, contorno e frutta.

L’ accusa più frequente che in questa passata settimana circolava sui social è che lei sarebbe una “fascista”, visto che si trova a capo di una giunta di centro-destra, e che la sua sarebbe stata una decisione di tipo autoritario. Ad aver ulteriormente infuocato le polemiche, ha ovviamente contribuito, oltre all’ argomento ideologico, quello umanitario e sentimentale in quanto si tratta pur sempre di bambini. E i bambini – hanno detto in tanti – non devono pagare per le colpe dei genitori.

Ecco perché i toni della discussione sono stati così rabbiosi: si sono intrecciati l’ avversione alla parte politica rappresentata dal Sindaco, il centro-destra, che nella storia del Valdarno è riuscito per la prima volta a conquistare un’ amministrazione comunale, all’ amore viscerale che noi italiani abbiamo per i nostri bambini. Se a questo si aggiunge che tutto ciò ruota intorno al tema del cibo, un elemento associato a pulsioni ed emozioni di carattere ancestrale, allora si capisce perché non ci sia stato un dibattito di tipo razionale, in cui le differenti opinioni abbiano potuto confrontarsi in modo sereno; ma una campagna mediatica oscillante tra i toni sentimentali e un po’ melensi dell’ amore per i bambini, e la violenza verbale di una certa ideologia politica.

pane eolio E’ interessante rilevare, da un punto di vista strettamente culturale, come proprio in Toscana, dove la tradizione dell’ olio ha origini secolari e di conseguenza pane e olio è da sempre considerato un alimento prelibato ( se poi si abbrustolisce il pane, si ottiene quella delizia che tutti noi conosciamo col nome di “fettunta”), l’ aver dato ai bambini fette di pane intrise d’ olio extra-vergine delle colline toscane sia stato considerato un atto discriminatorio e persino offensivo della loro dignità.

Evidentemente gli elementi irrazionali hanno prevalso sulla valutazione oggettiva della questione.

Il Sindaco Chiassai ha voluto dare un segnale indiscutibilmente forte a quelle famiglie che si ostinano a trasgredire le regole della comunità scolastica perché, certamente, in passato questo era l’ andazzo. Direi quindi che si è trattato più dell’ affermazione dei principi della democrazia, che non di un atto autoritario o “fascista”. Perché la democrazia è possibile soltanto se esistono regole precise e condivise (sancite poi dalle leggi ), che le istituzioni preposte devono far rispettare a tutti i costi.

Se un Sindaco accetta che nel suo comune si costruiscano case abusivamente e non manda le ruspe ad abbatterle, lui o lei sono praticamente conniventi perché non combattono quella forma di illegalità. Se un Sindaco non interviene quando gli impiegati dell’ ufficio comunale escono a loro discrezione durante le ore di lavoro, lui o lei sono moralmente responsabili di danneggiamento della cosa pubblica prima ancora che penalmente. Stesso discorso per le rette della mensa o dello scuola-bus: se alcune famiglie benestanti continuano a non pagare la retta, provocando così un danno a tutta la comunità, il Sindaco deve fare pressione con dei solleciti, messagi elettronici e telefonate; ma poi, qualora i genitori in questione continuino a fare “orecchie da mercante”, è bene che lui o lei intervengano con estremi rimedi.

Questa è la regola della democrazia: già nel Settecento il filosofo illuminista Rousseau la descrisse come un “contratto sociale” che i contraenti sono tenuti a rispettare, altrimenti non funziona e allora per davvero si corre il rischio di una deriva autoritaria. E poi, cari amici valdarnesi, com’ è possibile che proprio voi vi scandalizziate tanto per un tradizionale pasto a base di pane e olio toscani?

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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