Lavorare a Pasqua non è peccato

download (20) Meglio crumire che commesse disoccupate: questo probabilmente hanno pensato tutte le donne che nei giorni di sabato 15 e domenica 16 aprile sono entrate a lavorare, mentre i sindacati confederali avevano indetto uno sciopero nell’ outlet di Serravalle, il più grande d’ Europa, ed organizzato una manifestazione proprio contro l’ apertura degli esercizi commerciali nei giorni di festa.

Nonostante che ormai proprio nei giorni di festa arrivino in massa clienti italiani e stranieri per acquistare a prezzi scontati i capi firmati del made in Italy, per i leader sindacali la concezione del lavoro e dell’ impresa non è cambiata nel corso dei decenni; e il fatto che la società contemporanea abbia ritmi e riti completamente diversi dal secolo scorso è irrilevante ai loro occhi annebbiati dall’ ideologia.

Passi per la Camusso e la Cgil che notoriamente rappresentano una visione tuttora ancorata alla inevitabilità della lotta di classe; ciò che stupisce è l’ adesione alla protesta di Anna Maria Furlan, segretario generale della Cisl, la quale invece ha sempre mostrato una maggiore comprensione dei meccanismi sociali ed economici del mondo post-industriale. Ma purtroppo anche la Cisl ha deciso di proclamare lo sciopero contro i padroni che sfruttano i loro dipendenti e pretendono di farli lavorare persino la domenica di Pasqua, quando tutte le famiglie italiane vanno in chiesa di mattina e poi si riuniscono per il pranzo tradizionale.

Mi sbaglio o sono gli stessi sindacati che non molto tempo fa andavano a sfilare accanto alle associazioni gay per il “sì” al referendum sulle unioni civili?

E questi sindacati, che oggi diventano difensori dell’ ortodossia pasquale, com’è che non dicono niente quando a Natale, in tante scuole italiane, ai bambini non si fa più costruire il presepe e cantare le canzoni religiose in nome della scuola laica e multiculturalista?

La retorica della famiglia cristiana e della domenica italiana (quelle dei film con Peppino De Filippo e Aldo Fabrizi) viene dunque ripresa con tanto di bandiere rosse, fischietti e cartelloni sindacali se serve a mettere in crisi una grande impresa della distribuzione; senza preoccuparsi del fatto che l’ outlet di Serravalle e molti altri sparsi per l’ Italia hanno creato migliaia di posti di lavoro, proprio grazie ad un nuovo modo di offrire i prodotti in vendita e di venire incontro alle esigenze della clientela.

Con lo sciopero pasquale, che in ogni caso non è riuscito a fermare l’ attività grazie alle numerose commesse che hanno scelto di lavorare, sembra che i sindacati siano tornati indietro di oltre un secolo; quando nelle prime industrie tessili gruppi di operai, chiamati “luddisti”, sfasciavano e sabotavano le macchine vedendo in esse un nuovo strumento dei “padroni” per sfruttarli ancora di più. In realtà quegli operai non capivano che il mondo della fabbrica stava cambiando e che la rivoluzione industriale avrebbe, invece, creato lavoro e garantito benessere a un numero sempre maggiore di persone.

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Mi interesso di storia contemporanea e politica estera. E mi considero un libero pensatore.

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