24 ottobre 1917: Caporetto

caporetto Il 24 ottobre di cento anni fa, l’ Italia subì una sconfitta devastante non solo sul piano militare ma anche su quello del sentimento nazionale, tanto da essere passata alla storia come la disfatta di Caporetto.

Allora, per chi non lo ricordasse, l’ Italia era in guerra contro l’ Austria-Ungheria già da due anni. Non aveva iniziato a combattere subito, allo scoppio della prima guerra mondiale, ma per un anno si era mantenuta ufficialmente neutrale, mentre ai massimi livelli del governo Salandra si valutava in segreto l’ opportunità di intervenire a fianco dell’ Intesa.

E quando, nella primavera del 1915, la decisione fu presa, l’ esercito venne schierato lungo i confini con l’ Austria, che allora passavano a sud di Trento fino ad arrivare sul fiume Isonzo, in Friuli. Fu l’ inizio di una lunga, tragica guerra combattuta nelle trincee scavate nel fango o nella roccia in alta quota. Mio nonno Nicola era un giovanissino alpino sull’ Adamello, e per anni mi ha raccontato del freddo e delle sofferenze che ha dovuto sopportare lassù. Avrei tante domande da fargli oggi, perché allora non capivo veramente che cosa è la Storia e quanto sia importante.22684990_10214450985099020_357550407_n

Giuseppe Ungaretti scrisse il suo primo quaderno di poesie in trincea, che poi divenne L’ allegria, uno dei libri più belli della letteratura italiana. Il 13 dicembre del 1915 scriveva “Veglia”, in cui racconta di aver passato una notte intera accanto al cadavere di un compagno massacrato e conclude così: “Non sono mai stato / tanto / attaccato alla vita”.

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L’ altro giorno, una brava studentessa di quinta superiore mi ha chiesto se l’ Italia abbia fatto bene ad entrare in guerra. Non so rispondere a questa domanda, lo confesso. Ci vado pensando da molto tempo, ma ancora non ho trovato una risposta definitiva. Se dovessi rispondermi che è stato un errore, allora dovrei ammettere che più di seicentomila soldati italiani sono morti invano. E che il freddo e le sofferenze patite da mio nonno a vent’ anni (mentre io alla sua età andavo all’ università di Firenze e, d’ estate, in villeggiatura al mare) sono state inutili.

Nella notte tra il 23 e il 24 ottobre del 1917, l’ esercito austriaco, che aveva avuto consistenti rinforzi tedeschi guidati dal giovane Erwin Rommel, futuro generale del Terzo Reich, riuscì a sfondare le difese italiane sull’ Isonzo, tra Caporetto e Tolmino; e per noi fu la disfatta. I soldati italiani si ritirarono rovinosamente, incapaci di reggere all’ onda d’urto dell’ offensiva germanica: 40 mila fra morti e feriti, 280 mila soldati vennero fatti prigionieri e altri 350 mila si dispersero. Gli austriaci dilagarono nel Veneto, ci furono 500 mila profughi civili e l’ Italia sembrò ormai destinata a soggiacere.

Il comandante supremo dell’ esercito Cadorna si assunse la responsabilità della terribile sconfitta e fu rimosso. Poi successe qualcosa di inaspettato: l’ esercitò si ricompattò più a sud, lungo il Piave. I soldati si riposarono. In Italia si diffuse un sentimento generale di rinnovato patriottismo che evidentemente arrivò al fronte, attraverso le lettere dei genitori e delle mogli, i giornali, le canzoni. Finanche il Piave – dice la leggenda – mormorò. E mentre l’ onda austriaca andava esaurendo la sua spinta, l’ idea che ci potesse essere una rivincita iniziava a prendere forza tra i nostri soldati.

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Fu così, che a un anno esatto dalla disfatta di Caporetto, arrivò la controffensiva italiana con la grande battaglia di Vittorio Veneto. Pochi giorni dopo, il 3 novembre 1918, l’ Austria si arrendeva; e a Trento e Trieste sventolava il tricolore.

Forse anche a questo ci può servire ricordare il 24 ottobre del 1917: sapere che l’ Italia è stata ed è ancora una grande Nazione. Ma non vorrei infarcire questo termine di significati esageratamente elevati o retorici. Non sono mai stato né mi sento oggi un nazionalista, a parte quando ci sono le partite di calcio degli azzurri, si capisce. Ciò nonostante, proprio mentre vicino a noi si potrebbe scatenare un’ assurda guerra civile per la secessione della Catalogna e nel Nord si celebrano i (quasi)referendum per l’ autonomia fiscale della Lombardia e del Veneto, mi viene da dire che l’ idea di Nazione dovrà essere necessariamente rivalutata se vogliamo immaginare un futuro per noi e per i nostri figli.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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