181.436

download-6 Nel 2016 sono arrivati nei porti dell’ Italia del Sud 181.436 migranti, ovvero il 17,94 % in più rispetto all’ anno scorso (dati del Viminale). Arrivano per la maggior parte da paesi africani, come la Nigeria e il Senegal, dove non ci sono guerre e quindi non sono profughi; e poi restano in Italia, ospitati nei centri d’ accoglienza gestiti dalle cooperative che fanno affari d’ oro, oppure se ne vanno in giro e diventano clandestini a tutti gli effetti. Ormai non possono più attraversare il confine con la Francia o con l’ Austria, visto che quelle frontiere sono sigillate per motivi di sicurezza, di conseguenza restano nel Belpaese e si aggiungono a quelli dell’anno precedente.

Nei prossimi giorni ne sbarcheranno a centinaia, mentre altre migliaia sono già pronti a partire dalle coste della Libia. I trafficanti ora li mettono su imbarcazioni che non possono nemmeno navigare in alto mare, e per questo telefonano subito alla Guardia costiera italiana che si precipita a “salvarli”, cioè a trasferirli sulle sue navi per poi scaricarli nei porti della Sicilia o della Calabria. Se i migranti vengono presi su navi di altre nazionalità, succede la stessa cosa: non li portano a Malta, che sarebbe ancora più vicina, ma sempre in Italia.

In Spagna, invece, e precisamente nella enclave spagnola in Nord Africa, hanno costruito una doppia rete alta dieci metri per evitare che i clandestini attraversino lo stretto di Gibilterra; e se qualcuno riuscisse a imbarcarsi, i militari spagnoli lo riporterebbero immediatamente indietro. Lo stesso avviene in Australia, che è un’ isola, dove solo chi è immigrato regolare e con il permesso di soggiorno può mettere i piedi. Questo per dire che la storiella che gli immigrazionisti dei partiti di governo e delle organizzazioni cattoliche ci raccontano ( noi non possiamo fermarli perché l’ Italia è quasi tutta circondata dal mare…) è una balla; infatti ai tempi di Gheddafi, l’ allora governo Berlusconi aveva fatto ottimi accordi col dittatore libico che non faceva partire alcun barcone e metteva in galera i trafficanti. Un accordo del genere l’ ha fatto anche l’accoglientissima Germania di Angela Merkel con Erdogan, il presidente turco, che ormai non lascia passare più nessun migrante in direzione della Grecia.

Per fortuna è da poco diventato nostro ministro dell’ Interno un uomo pragmatico ed esperto di sicurezza, Marco Minniti, che ha preso il posto dell’ inetto Alfano. Ebbene il neo ministro ha già programmato un viaggio in Libia per cercare di risolvere la questione a monte. Non era difficile a capirsi, eppure né Renzi né Alfano ci avevano pensato; hanno continuato per mesi a discutere su come ridistribuire i migranti (in gran parte clandestini) nelle città e nei paesi d’ Italia, ordinando ai prefetti persino di requisire immobili privati ( come era avvenuto nel caso di Gorino, dove i cittadini-patrioti hanno poi avuto il coraggio di ribellarsi allo Stato autoritario) e non si sono preoccupati minimamente di provare a chiudere il rubinetto. Praticamente come se a casa nostra, vedendo un perdita d’acqua, ci limitassimo a prendere i secchi anziché riparare il guasto. Ma quanti secchi ci vorrebbero? E, similmente, quante migliaia di immigrati i vari Bergoglio-Boldrini-Serracchiani vorrebbero far entrare in Italia prima di risolvere il problema in Libia? Altri 180 mila nel 2017? E nel 2018 quanti?

Io auguro, per il bene di tutti gli italiani, che il ministro Minniti si dimostri all’ altezza della situazione; altrimenti rischiamo davvero di sprofondare nel caos delle invasioni barbariche.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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