10 febbraio, Giorno del Ricordo

images (4) Abbiamo da poco celebrato il 27 gennaio per non dimenticare la tragedia dello sterminio degli ebrei, ordinato da Hitler e dai suoi seguaci a partire dal 1941 e conclusosi nel 1945 con la liberazione dei sopravvissuti nei numerosi lager nazisti, che arriva il 10 febbraio a ricordarci che nel Novecento c’ è stato anche un altro totalitarismo, di diverso colore ma di uguale ferocia: il comunismo.

Gli italiani conobbero la violenza insita nell’ideologia marxista già durante gli anni della Resistenza, quando i partigiani della brigata Garibaldi cercavano di imporre con tutti i mezzi la loro supremazia sui partigiani di altre tradizioni politiche. Questo avvenne, ma è solo un esempio, a Porzus, nel Friuli, dove partigiani cattolici e liberali (tra i quali il fratello di Pier Paolo Pasolini e lo zio di Francesco De Gregori) vennero barbaramente uccisi dai loro “compagni” partigiani di fede comunista. Ma anche negli anni successivi alla fine della guerra, come ha ampiamente documentato in vari libri Gianpaolo Pansa, nella rossa Emilia si continuarono a commettere crimini contro ex-fascisti o presunti tali.

Un’altra occasione di essere informati sui metodi dei regimi totalitari dell’ Est, gli italiani probabilmente la ebbero in seguito all’ arrivo nel nostro Paese di circa trecentomila profughi provenienti da Fiume e dalle altre città dell’ Istria, a partire dal maggio 1945. Fu anche grazie ai loro drammatici racconti delle violenze subite da parte dei comunisti di Tito, decisi ad eliminare ogni presenza italica nella nuova Jugoslavia, che molti aprirono gli occhi su cosa fosse realmente il “paradiso” che i sostenitori dell’ Unione Sovietica promettevano di realizzare anche in Italia.

Quella povera gente, che era stata costretta a lasciare le loro case e le loro proprietà, non aveva avuto scelta: l’alternativa, infatti, sarebbe stata la morte, come in realtà lo fu per altre migliaia di italiani residenti nella penisola dalmata, i quali furono assassinati e gettati nelle “foibe”, ovvero delle profonde caverne sotterranee, dove le loro misere spoglie sono rimaste per circa sessant’anni, sepolte nelle viscere della terra. Su questi martiri del comunismo cadde poi un atroce silenzio, voluto innanzitutto dal Partito comunista italiano, ma anche dalla storiografia marxista che decise di non indagare sui crimini commessi dai partigiani jugoslavi.

Ai sopravvissuti che arrivarono in Italia venne riservato un trattamento non certo adeguato alla loro condizione di profughi: accusati di essere ex-fascisti o comunque nemici del comunismo, furono accolti dai militanti del PCI con manifestazioni di aperta ostilità, come avvenne nella stazione di Bologna,il 18 febbraio 1947, quando i ferrovieri rossi minacciarono lo sciopero e non permisero agli esuli neppure di sfamare i propri bambini.

La storia italiana, poi, prese un corso ben diverso: il Partito comunista e il Partito socialista suo alleato vennero duramente sconfitti alle prime elezioni politiche della Repubblica, nell’ aprile 1948; l’ Italia fu, quindi, guidata da De Gasperi ad entrare nel blocco delle democrazie occidentali e nel Patto atlantico, permettendo a tutti di vivere nella libertà e in un discreto benessere; ed i comunisti nostrani, per fortuna, non riuscirono a realizzare il loro ideale di società, che sarebbe stata una dittatura ancora peggiore di quella fascista.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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