Unione Europea: dov’ è l’uscita?

download (5) A ben guardare, il voto dei britannici che ha appena santificato l’ Exit rassomiglia a quelle separazioni inaspettate di certi mariti o certe mogli che all’ improvviso, una mattina, dopo anni di matrimonio che all’ altro coniuge sembrava filare liscio, escono di casa con la valigia in mano, salutano oppure no, e se ne vanno per la loro strada. A quelli che restano prende lo sgomento, la rabbia, persino il panico, e allora si gettano sulla prima poltrona a domandarsi che diavolo sia successo alla moglie o al marito, se magari sia impazzita/o o se, peggio ancora, abbia trovato un altro compagno/a.

A leggere i giornali filo-europeisti in questi giorni, ma anche i commenti sui social, si capisce che predomina un senso di abbandono e di sconforto generale, per cui si denunciano le “menzogne” della propaganda anti UE che avrebbero annebbiato le menti inglesi, si intravedono scenari cupi di imminenti crisi economiche in tutti i Paesi del continente, addirittura si paventa la fine dei programmi di scambio Erasmus come se le università inglesi siano già sul punto di chiudere i battenti agli studenti stranieri.

Come le mogli e i mariti abbandonati e shoccati, giriamo per le stanze della nostra casa (europea) che di colpo ci sembra vuota senza l’ Inghilterra, piangiamo e inveiamo; ma ancora non riusciamo a fare un’ analisi seria, razionale del perché e del percome. Al massimo produciamo interpretazioni sociologiche del voto che dividono l’ elettorato inglese in fasce d’età ed arriviamo alla conclusione che la colpa della Brexit è tutta dei vecchietti over 60, visto che i giovincelli tra i 18 e i 25 erano totalmente a favore del Remain e gli altri abbastanza. Probabilmente qualcuno, anche se non lo scrive, lo pensa già che in futuro bisognerebbe togliere il voto ai nonni, che sono buoni soltanto quando abbiamo bisogno della loro pensione per arrivare a fine mese o per farci regalare il motorino e la macchina nuova, ma se poi vanno a votare combinano dei gran casini, come hanno fatto in Inghilterra.

E così siamo quasi arrivati a teorizzare una nuova forma di suffragio anagrafico, per cui in futuro voteranno soltanto i nativi digitali, ovvero quelli che a 10 anni avevano già lo smartphone e chattavano sui social; si voterà con un “I like” via Internet, mica si andrà a perdere tempo ai seggi; e chi non è connesso, non possiede un I pad, ancora legge il quotidiano e guarda il Tg della sera, beh, cavoli suoi: i vecchi saranno out e non ci romperanno più le balle.

Purtroppo il futuro non è ancora arrivato, nonostante che il nostro Marinetti lo avesse annunciato già nel 1909 su le Figaro. Soprattutto nella old England, sono rimasti ancora aggrappati coi denti a quella tradizionale idea di democrazia liberale che, guarda caso, nacque proprio lì, intorno alla metà del XVII secolo, quando gli inglesi abbatterono la monarchia assolutistica degli Stuart e instaurarono il primo regime monarchico-parlamentare della storia europea, basato sulla divisione dei poteri e sulla Bill of Rights.

Ma sì, certo, questa della democrazia inglese è davvero una storia antiquata, soprattutto se la collochiamo nell’attuale contesto dell’ Unione Europea, un’ istituzione dove il Parlamento eletto dai popoli conta più o meno come un’ assemblea di condominio e le decisioni importanti (le famose Direttive) vengono prese da gruppi ristretti di alti burocrati e funzionari che fanno parte di un’ oligarchia tutta di matrice nordica e germanica.

In Inghilterra, invece, ancora si vota e il popolo, ci piaccia o no, decide a maggioranza. E’ questa la lezione che viene dall’altra sponda della Manica. Facciamocene una ragione e di conseguenza, anziché piangerci addosso, iniziamo a ragionare seriamente su che cos’è veramente questa Unione Europea e quale dev’essere il suo destino. Perché se un giorno toccasse anche a noi italiani il privilegio di votare e dire la nostra, potrebbero arrivare esiti che non ci saremmo aspettati. Che direbbero dell’ UE, tanto per fare un esempio, quei pescatori che per anni hanno dovuto misurare in millimetri la larghezza delle vongole prima di poterle vendere nei porti? Ovviamente i pescatori napoletani e siciliani sono quasi tutti vecchi analfabeti, non navigano su Internet, navigano ancora sul Mediterraneo e non hanno mai fatto un Erasmus a Parigi o a Berlino: cosa ci capiscono loro dell’ Europa?

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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