Una legge sbagliata

shoah Chi legge il mio blog sa benissimo come la penso su Israele e sul popolo ebraico più in generale: mi sono sempre apertamente dichiarato loro amico, sostenitore del loro diritto a difendere il proprio Stato, ammiratore della loro tradizione culturale che sento affine alla mia. E visto che mi occupo professionalmente di storia, vi assicuro che ai miei studenti cerco di spiegare nel migliore dei modi l’ immane tragedia della Shoah. Quando arriviamo, nelle quinte, a studiare il Novecento, non solo ne parlo con le mie modeste parole, ma mostro ai ragazzi e alle ragazze film e documentari sull’argomento, leggiamo le testimonianze dei sopravvissuti dei lager, ascoltiamo la voce degli ultimi reduci ancora viventi. Per me, “Se questo è un uomo” di Primo Levi è quasi un testo sacro. E contro gli attuali fenomeni di antisemitismo, ancora purtroppo presenti in Europa, esprimo ad alta voce la mia più ferma condanna, anche quando si tratta di quell’ antisemitismo radical-chic di qualche facoltà universitaria (come il caso recente di Torino) dove si lanciano petizioni per boicottare i prodotti del commercio d’ Israele.

Ho fatto questa premessa per sgombrare il campo da ogni possibile frainteso. Infatti, ora vorrei spiegare perché sono contrario alla legge, appena approvata in via definitiva alla Camera, che introduce il reato di negazionismo, punendolo con multe salate e con la reclusione fino a 6 anni. Il negazionismo (ovvero la pubblicazione o l’ espressione di idee che, appunto, neghino la verità storica della Shoah) diventa così un’aggravante, che si aggiunge alla già esistente legge Mancino-Reale, in materia di reati di discriminazione razziale e di stampo xenofobo. Per la precisione, il testo della legge dice che la pena viene comminata quando la propaganda e l’incitamento all’ odio razziale si fondano ” in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, crimini contro l’ umanità e crimini di guerra”. Da questo passaggio, si capisce subito qual è il primo elemento di debolezza della legge: se per quanto riguarda il tentativo di sterminare il popolo ebraico eseguito durante gli anni della dominazione nazista non ci sono dubbi, non siamo altrettanto certi di poter stabilire quali siano stati gli altri genocidi finora compiuti (basti pensare alla questione degli Armeni massacrati tra il 1915 e il 1916 in Turchia, per i quali soltanto pochi giorni fa il parlamento tedesco ha ufficialmente dichiarato essersi trattato di “genocidio”).

L’ aver voluto allargare il campo delle idee negazioniste dalla Shoah ai genocidi in generale ha prodotto, da parte del legislatore, la definizione di un ambito su cui i giudici saranno chiamati a intervenire, molto probabilmente, non in modo “scientifico”, ma bensì ideologico. Pensiamo a tutte le guerre coloniali che si sono verificate nel corso dei secoli, dalla conquista spagnola dell’ America meridionale all’ occupazione italiana della Libia e dell’ Etiopia nel secolo scorso, con tutto il conseguente prodotto di popolazioni locali sterminate o comunque duramente colpite: chi lo stabilisce che nel loro caso si sia trattato o non si sia trattato di genocidio? Lo Stato? La magistratura? E quale criterio si adopera per dichiarare l’esistenza di un genocidio? Basta il numero delle vittime? Nel caso dei milioni di morti provocati dal regime comunista in URSS, evidentemente, non è bastato il criterio quantitativo, visto che fino a pochi anni fa esistevano in Europa grandi partiti comunisti e ancora oggi dei nostalgici dello stalinismo si dichiarano tali; ma a nessuno è mai venuto in mente di accusarli di “negazionismo”, né tanto meno di condannarli alla galera.

Ecco, dunque, il vero problema della legge appena approvata: stabilire delle pene per il reato d’opinione è un rischio gravissimo che una democrazia liberale non dovrebbe mai correre. Oggi potremmo essere tutti d’accordo nel voler punire un neo-nazista che in un comizio sostenesse che i lager furono solo il frutto della propaganda degli alleati anglo-americani; ma domani, se un magistrato condannasse qualcuno che si dichiarasse contrario ai matrimoni gay e alla stepchild adoption, perché intanto è passata la legge contro l’ omofobia (attualmente in discussione); oppure se in futuro, in base a qualche bizzarra direttiva europea, venisse punito uno studente di economia che scrivesse una tesi di laurea contro l’introduzione della moneta unica, saremmo altrettanto contenti e saremmo ancora sicuri di vivere in uno Stato che garantisce ai suoi cittadini la libertà d’espressione?

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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