Una Cassandra di nome Oriana

download-12 Ci sono voluti dieci anni dalla sua morte (arrivata il 15 settembre 2006), e finalmente la memoria di Oriana Fallaci è stata onorata nella sua Firenze che le ha dedicato la piazza della Fortezza da Basso, con una cerimonia ufficiale alla presenza del sindaco Nardella.

Meglio tardi che mai. Eppure, nonostante la soddisfazione dei suoi numerosi ammiratori, come si fa a dimenticare che proprio in questa città, da lei sempre amatissima, contro la Fallaci era stato innalzato un vero e proprio muro ideologico, fatto di rancore e di ignoranza, da parte di quella cultura di ispirazione marxista che ha permeato le classi dirigenti toscane almeno fino alla nascita del “renzismo”?

Per quel mondo, che aveva sempre contrastato i valori liberali della civiltà occidentale e che invece aveva esaltato il terzomondismo e i suoi falsi eroi come il palestinese Arafat, grande sponsor del terrorismo internazionale, Oriana Fallaci diventò improvvisamente un “nemico di classe”, quando, all’indomani dell’ 11 settembre 2001, pubblicò il celebre articolo sul Corriere della Sera, diventato poi il libro “La rabbia e l’orgoglio”, in cui spiegò che l’attentato contro le Torri Gemelle non sarebbe stato un fatto unico, ma l’inizio di una vera e propria guerra che la parte radicalizzata dell’ Islam muoveva contro tutto l’ Occidente.

Ne seguì, sempre sulle pagine del quotidiano milanese, un’ aspra polemica con un altro importante giornalista fiorentino, Tiziano Terzani, che dopo molti anni da corrispondente in Oriente si era convertito al buddismo e al pacifismo. E, paradossalmente, proprio quella Sinistra marxista e un tempo rivoluzionaria, ormai pienamente integrata nel sistema politico ed economico italiano, in particolare nelle Regioni rosse, si schierò per il pacifismo di Terzani e dette contro lo spirito guerriero e filo-americano della Fallaci.

Personaggi che negli anni del ’68 avevano provato a fare materialmente la rivoluzione in Italia, ora trovavano inaccettabile la dura presa di posizione della giornalista-scrittrice, che invitava l’ Occidente a reagire e a non subire l’attacco del terrorismo islamico perché questo non si sarebbe fermato a New York.

Previsione che, purtroppo, come abbiamo verificato in questi ultimi anni, si è avverata in pieno.

Come una Cassandra, la Fallaci continuò poi la sua battaglia personale in articoli, conferenze e in altri due libri che seguirono sullo stesso argomento, formando la celebre trilogia. Da New York, dove si era trasferita da molti anni, ha sempre lottato con le sue uniche armi, le parole che aveva imparato ad usare perfettamente sul fronte della guerra in Viet Nam, nel Libano della guerra civile e nelle famose interviste con i grandi della Terra, da Kissinger all’ Ayatollah Komehini; perché come lei stessa ha scritto: “Vi sono dei momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”.

Ma più forti diventavano la sua voce e le sue invettive contro il terrorismo e contro la cultura profondamente anti-liberale di tutto l’ Islam, tanto più feroce si levava contro di lei il coro dei conformisti italiani politicamente corretti. Fino ad arrivare all’ ostracismo culturale vero e proprio, che la Sinistra post-comunista le riservò, per cui a Firenze, dopo la sua morte, le venne negata per lunghissimi dieci anni un’ adeguata commemorazione da parte delle istituzioni.

E pensare che lei è stata, indiscutibilmente, una delle più grandi giornaliste-scrittrici del secondo Novecento e che la sua è veramente una fama mondiale.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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