Una buona legge

la madre Secondo la notizia inizialmente riportata da un quotidiano nazionale e poi confermata, Nichi Vendola e il suo compagno di origine canadese Ed Testa hanno “avuto” un bambino, nato qualche giorno fa in una clinica d’oltre oceano con le seguenti modalità: la madre genetica (la proprietaria dell’ovulo) sarebbe californiana, l’utero dovrebbe essere di una donna di origine indonesiana residente negli Stati Uniti, mentre gli spermatozoi sono certamente del giovane Ed.

Questo è il motivo, evidentissimo, per cui non solo i cattolici, ma anche i laici liberali e finanche i socialisti (visto che un parto del genere costa diverse decine di migliaia di dollari ed è quindi un vero e proprio privilegio di classe) devono essere contenti che dalla legge sulle unioni civili, appena approvata in Senato, sia stata stralciata la stepchild adoption, oltre che l’obbligo per i due partner di giurarsi fedeltà.

A meno che in Italia un giudice non intenda forzare la legge Cirinnà in base ad una sua soggettiva interpretazione, l’ ex governatore della Puglia, al ritorno in Italia, non potrà dunque adottare il bambino, che resterà figlio soltanto del padre biologico.

La maternità surrogata (ricordiamo che da noi è un reato) non è un atto di solidarietà cristiana da parte di una donna nei confronti di una coppia di uomini, come se si trattasse della donazione di un organo tra consanguinei che ha il solo scopo di salvare vite umane; l’ utero della donna indonesiana, nel caso sopra citato, e molto probabilmente anche l’ovulo della madre californiana sono stati pagati con un ricco assegno che soltanto i gay più che benestanti, come il marxista Nichi Vendola che per tutta la vita godrà di un abbondante vitalizio offerto dai contribuenti italiani, possono permettersi.

Ma, a parte la non irrilevante questione dei costi che rendono molto discriminante la maternità surrogata, qualcuno può onestamente sostenere che nascere dall’ unione di uno spermatozoo con l’ ovulo (acquistato) di una donna, impiantato poi nell’utero (affittato) di un’altra donna, sia un modo naturale di venire al mondo? Come si potrà mai spiegare una faccenda del genere a quel bambino, quando sarà cresciuto ed inizierà a porsi delle semplicissime domande sulla sua origine e, di conseguenza, sulla sua stessa identità?

E’ stato fatto un gran baccano sui media e sui social perché il ministro dell’ Interno Alfano, che aveva duramente battagliato per stralciare la stepchild adoption dalla legge, quando poi ha raggiunto l’obiettivo sperato, ha manifestato il suo entusiasmo con un po’ di comprensibile enfasi, dichiarando che si è evitato di sostenere, anche se indirettamente, una pratica “contro natura”.

Diciamo le cose come stanno, senza falsi pudori o ipocrisia: la via dell’utero in affitto per mettere al mondo un figlio, condannato a non sapere chi è sua madre e quindi a vivere senza il suo affetto, va contro l’ ordine naturale della procreazione.

Gli omosessuali italiani hanno giustamente ottenuto il riconoscimento del loro diritto ad avere una vita di coppia con tutte le garanzie che la legge stabilisce per le coppie eterosessuali. Questa è stata una grande vittoria per tutta la società italiana che senza dubbio ha fatto, così, un passo in avanti. Ma il principio sacrosanto che un bambino deve nascere solo dall’unione di un uomo e una donna e che, quindi, quel bambino deve avere un padre e una madre come naturali punti di riferimento, è stato salvato.

“Come una volta mi darai la mano”, scrive Ungaretti in una bellissima poesia, nella quale si rivolge alla madre morta che lo accoglierà e gli farà da guida nell’ aldilà: perché il legame tra un figlio/figlia e sua madre è indissolubile, va oltre i limiti del tempo e dello spazio; è un dono, oltre che un diritto, di cui nessun bambino dovrebbe essere privato.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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