La polveriera siriana

siria Per capire quanto sia pericolosamente esplosivo il teatro di guerra in Siria, ancor più di ciò che avevamo appreso finora guardando i telegiornali o leggendo i commenti degli analisti, bastano le parole del premier russo Dimitriv Medvedev, pronunciate al termine dell’ incontro tenuto giovedì scorso a Monaco per concordare il “cessate il fuoco” e consentire l’ invio di aiuti umanitari alla popolazione martoriata della città di Aleppo.

Non solo Medeved ha richiamato gli anni della Guerra fredda, quando cioè tra Stati Uniti e Unione Sovietica, con i rispettivi alleati, si era creata una situazione di tensione costante e di aggressione propagandistica reciproca, giocate sull’ orlo del baratro del conflitto nucleare, ma ha esplicitamente dichiarato che l’annuncio di un possibile invio di truppe di terra americane e il dispiegamento, sempre in Siria, di forze arabe e turche in funzione anti Bashar Assad (anche se mascherato da guerra all’ Isis) porterebbero inevitabilmente ad un conflitto mondiale.

Ebbene, se a parlare di “terza guerra mondiale” è papa Francesco, come ha fatto più volte, questo può anche essere preso come un monito di carattere morale, un avvertimento paterno e non una realistica analisi dei fatti; ma se l’ idea del conflitto globale viene evocata da uno dei principali attori, ovvero la Russia di Vladmir Putin che in Siria è scesa in campo con tutta la sua forza militare ed ha ottenuto finora ragguardevoli successi nella difesa di Assad e nella lotta alle forze antigovernative, è evidente che il pericolo esiste concretamente e, magari, è proprio dietro l’angolo.

Appena finiti i colloqui di Monaco, infatti, il dittatore siriano ha spiegato che, pur credendo “fermamente” nei negoziati, continuerà la sua guerra contro il terrorismo fino alla riconquista di tutto il Paese; gli ha subito risposto il ministro degli Esteri dell’ Arabia saudita, dicendogli senza mezzi termini che è lui il problema e, quindi, se ne deve andare con le buone o con le cattive.

Insomma, sembra che gli accordi non porteranno affatto ad un reale “cessate il fuoco”, ma molto più probabilmente ad una semplice tregua che, comunque, potrà rivelarsi utile se gli aiuti umanitari arriveranno alla gente di Aleppo nei prossimi giorni.

Resta praticamente immutata la situazione, sempre più complessa e conflittuale, dove purtroppo emerge ancora una volta la debolezza della leadership americana, dovuta all’inevitabile fatto che il mandato presidenziale è ormai in scadenza (per cui la minaccia di un intervento di terra fatta dal Segretario di Stato John Kerry sembra solo un bluff), ma soprattutto alla politica estera dissennata di Obama, che veramente ha trascinato la Nato in una riedizione della Guerra fredda degli anni sessanta, persino obbligando gli alleati europei ad un embargo commerciale contro la Russia, che si è poi rivelato una tattica inutile e autolesionista sul piano economico.

Bisogna fare un’ultima considerazione: mentre in Siria la guerra all’ Isis sembra passare in subordine rispetto al conflitto di ben più ampia portata che oppone il mondo islamico-sunnita a quello islamico-sciita, per cui stiamo assistendo a un vero e proprio scontro tra le potenze regionali (Arabia e Turchia da una parte, ed Iran e governo siriano dall’ altra, tanto per intendersi), il premier francese Manuel Valls, sempre a Monaco, ci ha ricordato che la minaccia proveniente dai terroristi islamici, qui da noi, è sempre presente; anzi si è detto “certo” che qualche altro grosso attacco alle capitali europee sia già in preparazione. Una ragione in più che dovrebbe allertare l’ Europa nel suo insieme e farla muovere all’unisono nella difesa della sicurezza interna dei suoi Paesi-membri e, contemporaneamente, su quelle aree, come la Siria ma anche la Libia, che sono ormai diventate le “polveriere” della nostra epoca.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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