La muraglia inglese

download-10 Non c’è dubbio che da un po’ di tempo tira un’ aria diversa in Gran Bretagna, e precisamente da quando la maggioranza dei suoi cittadini ha votato a favore della Brexit. E le cose non stanno andando affatto come avevano previsto i grandi media, secondo i quali ci sarebbe stato un disastro economico per gli inglesi: al contrario, gli indicatori economici ci mostrano che la Gran Bretagna sta benone anche per conto suo, visto che è in grado di fare affari col resto del mondo; per quanto riguarda i Paesi del continente, invece, pare che quelli più in sofferenza stiano tutti nell’ area dell’euro (in Italia, per esempio, ce lo ha appena spiegato l’Istat, quest’anno siamo in crescita zero).

Ma non è finita qui: dopo il voto pro-Brexit, il nuovo governo di Theresa May ha iniziato a muoversi con maggiore decisionismo, proprio perché non si sente più sotto l’ ombrello asfissiante di Bruxelles. E così, dopo anni di porte aperte all’ immigrazione e di multiculturalismo sfrenato, è arrivato l’ annuncio che gli inglesi innalzeranno un muro lungo un chilometro e alto quattro metri per proteggersi dall’ ondata migratoria. Il muro sarà costruito nel giro di pochi mesi, per essere terminato nel gennaio 2017; ma non sarà collocato sul suolo inglese, bensì a Calais, in Francia, dove attualmente si trovano migliaia di migranti che cercano di arrivare clandestinamente in Inghilterra, nascondendosi nei Tir che attraversano il tunnel sotto la Manica.

Una decisione del genere, fino a qualche mese fa, sarebbe stata impensabile nell’ Inghilterra politically correct dei laburisti ma anche del conservatore Cameron, europeista convinto, dimessosi dopo la sonora sconfitta al referendum.

E se anche la patria della democrazia europea e della società liberale si converte all’ idea che i confini sono sacri e vanno difesi sempre (per la verità fu proprio in virtù di questo principio, che gli inglesi non accettarono di arrendersi a Hitler allo scoppio della seconda guerra mondiale), allora si comprende che quanto già hanno fatto l’ Ungheria, la Bulgaria e l’ Austria non è frutto di una politica xenofoba, bensì della naturale volontà di salvaguardare gli interessi nazionali.

Diciamo le cose come stanno: i popoli europei sono ormai stanchi di dover spalancare le porte per accogliere, a spese loro, centinaia di migliaia di immigrati, di cui i rifugiati politici veri e propri sono solo una piccolissima parte. Le recenti elezioni nella regione tedesca del Meclemburgo-Pomerania, che hanno decretato il successo di Alternative fuer Deutschland, lo dimostrano chiaramente: proprio nel land di Angela Merkel, la principale responsabile dell’ apertura dei confini in Germania, il nuovo partito anti-immigrazione avanza e supera la Cdu, il partito della cancelliera. E sia chiaro: Alternative fuer Deutschland non è affatto un partito neo-nazista come si vuole far credere, ma un movimento che raccoglie i voti di protesta dei tedeschi, di destra e di sinistra, i quali hanno sperimentato sulla loro pelle il fallimento della politica immigrazionista.

Fra qualche settimana, si tornerà a votare in Austria, e anche lì la vittoria assai probabile di Hofer porterebbe ad una ulteriore stretta sui confini, che già adesso risultano severamente controllati dai poliziotti austriaci. Per non parlare della Svizzera, dove, anche in assenza di muri di cemento, le frontiere sono praticamente sigillate.

Perché l’ immigrazione di per sé non è affatto un male, se però viene governata razionalmente dai Paesi che ospitano e che devono scegliere liberamente chi e quanti far entrare nei loro confini. Altrimenti è il caos e l’immigrazione si trasforma in una invasione barbarica, nemmeno tanto silenziosa; come sta accadendo oggi in Italia, a causa delle scelte gravissime dell’ attuale governo che, con il suo ministro dell’ Interno in prima fila, si sta mostrando del tutto inadeguato a gestire il fenomeno.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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