La mattanza di Dacca

dacca Al mattatoio dell’ Isis a Dacca si muore se non si conoscono a memoria i versetti del Corano o si vive se le donne sono debitamente velate e gli uomini dimostrano la loro fedeltà al Profeta Maometto. Più o meno allo stesso modo, così racconta Primo Levi in “Se questo è un uomo”, si moriva o si viveva ad Auschwitz per un sì o per un no, quando i massacratori delle SS interrogavano i prigionieri appena scesi dai vagoni in cui erano stati costretti a viaggiare per giorni senza cibo né acqua.

La logica islamista è strettamente riconducibile a quella nazista. Il loro disprezzo per le vite degli altri raggiunge il livello di massima aberrazione: per i terroristi del Califfo, come per i soldati del Fuhrer, gli altri sono tutti coloro che non riconoscono i valori della loro fede o della loro ideologia (cristiani, occidentali, donne emancipate per i primi; ebrei, oppositori politici, malati di mente per i secondi). Il principio fondamentale sul quale è stata edificata la civiltà occidentale, cioè la libertà di pensiero e di espressione, diventa per i seguaci del totalitarismo politico e del fondamentalismo religioso l’obiettivo numero uno del loro odio e della loro violenza barbarica. I “latrati” (sempre secondo Primo Levi) con cui i nazisti si rivolgevano ai prigionieri del lager, mentre li indirizzavano verso le camere a gas o negli altri luoghi predisposti allo sterminio, in un certo senso riecheggiano oggi nel grido “Allah akbhar” con cui i tagliagole dell’ Isis annunciano le loro mattanze.

Dopo le stragi in Francia e in Belgio, è stato così anche pochi giorni fa all’ aeroporto di Istanbul e successivamente al ristorante Holey Artisan Bakery di Dacca, in Bangladesh. Ma, mentre in Turchia i soldati del Califfo hanno agito in pochi minuti facendosi esplodere e sparando con i mitra, nel secondo caso la mattanza è stata eseguita con la più spietata crudeltà, perchè è andata avanti per ore, fino al blitz delle forze speciali; e in quelle interminabili ore, i tagliagole si sono accaniti contro le loro vittime occidentali, sottoponendole a interrogatori, torturandole e infine massacrandole con lunghi coltelli affilati. Solo gli avventori musulmani del ristorante venivano risparmiati, mentre gli occidentali “infedeli” venivano sgozzati in un lago di sangue.

Tra le vittime, vi sono nove italiani, quasi tutti giovani imprenditori del settore tessile. Una di loro, Simona Martini, di soli 33 anni, era una madre incinta al settimo mese. Un altro imprenditore italiano era uscito dal locale pochi minuti prima dell’assalto e si è quindi miracolosamente salvato, ma ha perso sua moglie rimasta in mano ai terroristi.

Adele Puglisi, di 50 anni, morta anche lei con la gola squarciata, nel novembre 2015 aveva firmato la petizione contro il direttore del quotidiano Libero che, dopo la strage di Parigi, aveva pubblicato un articolo intitolato “Bastardi islamici”; quegli stessi bastardi, che lei aveva ingenuamente provato a difendere, non l’hanno dunque risparmiata.

In Italia circolano moltissimi immigrati di origine bengalese, quasi tutti dediti al commercio delle chincaglierie; uno di loro, il 28 giugno, è stato espulso appena sbarcato all’ aeroporto di Venezia, per motivi di sicurezza, essendo nota la sua vicinanza al mondo del terrorismo islamico. Non c’ è dubbio che ormai è diventato pericolosissimo avere sul nostro territorio nazionale clandestini di cui non si conoscono l’ identità e le ragioni della loro presenza. I vecchi slogan dell’ accoglienza senza limiti e delle porte aperte a tutti sono definitivamente stati sepolti nella mattanza degli italiani a Dacca.

Robert Fico, il premier slovacco che ha assunto la presidenza dell’ UE per l’ attuale semestre, ha ufficialmente dichiarato: “Ci sono politiche migratorie che devono essere etichettate come fallite. Pensiamo che debbano essere rifocalizzate e ridefinite”. Certamente uno dei motivi del voto inglese a favore della Brexit va ricercato proprio nella percezione di insicurezza da parte dei cittadini, derivante dalla recente ondata migratoria e dalla recrudescenza del terrorismo di matrice islamica, che la politica delle porte aperte decisa a Berlino e a Bruxelles ha sicuramente rafforzato. La lotta al terrorismo deve passare, infatti, anche attraverso il controllo dei confini nazionali.

Dopo i morti di Dacca, non possiamo più girarci dall’altra parte e continuare a illuderci che la guerra “santa” del Califfo Al Baghdadi non arriverà mai nelle nostre case.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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