L’ ultimo stakanovista

reggia Stando all’ art. 1 della Costituzione, l’ Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma a questo punto il condizionale diventa d’obbligo, visto che il neo direttore della Reggia di Caserta è stato pubblicamente e formalmente accusato dai sindacati locali di lavorare troppo. Eh sì, perché Mauro Felicori, un manager competente che aveva vinto il concorso ed era stato quindi chiamato a dirigere uno dei più importanti monumenti italiani, ha il “vizio” di restare fino a tardi seduto alla sua scrivania, ben oltre l’orario di lavoro previsto, mettendo in crisi tutto quel sistema impiegatizio che finora, con l’assenso delle organizzazioni sindacali del pubblico impiego, ha (mal ) gestito la Reggia.

Addirittura il dott Felicori, che viene da Bologna, si è trasferito in pianta stabile in Campania, almeno per tutta la durata del suo incarico, evitando così di tornarsene a casa il venerdì pomeriggio per rientrare a Caserta, magari, nella tarda mattinata del lunedì successivo. Insomma è un manager che sta sempre piantato lì, tutti i santi giorni della settimana, dal mattino alla sera, a controllare che i dipendenti timbrino il cartellino regolarmente e che le cose funzionino, visto che la Reggia era diventata il suk a cielo aperto dei venditori abusivi, i prati del suo meraviglioso parco venivano usati per i picnic domenicali dei napoletani e le vasche delle fontane storiche come piscine per rinfrescarsi dalla calura estiva.

Una sorte non molto diversa era toccata ad altri importanti siti della regione Campania, basti pensare a Pompei ma anche a Paestum, che era la più bella città della Magna Grecia. Tutti noi ricordiamo le immagini televisive della coda di turisti che, sotto il sole di luglio dell’estate scorsa, attendevano davanti ai cancelli d’ingresso di Pompei la fine di un’assemblea sindacale (regolarmente svolta durante l’orario di lavoro). Parallelamente, anche se non abbandonati allo stesso degrado campano, gli Uffizi di Firenze non hanno mai raggiunto le cifre di visitatori che altri grandi musei nel mondo, come il Louvre o il Moma di New York, ottengono pur non disponendo dell’ immenso patrimonio artistico del museo fiorentino. Per dare una scossa positiva al nostro sistema museale, nel 2015, sono stati dunque banditi dei concorsi aperti a tutti e sono stati selezionati, con un sistema meritocratico, nuovi direttori con competenze manageriali, oltre che storico-artistiche, per i siti più importanti del Bel Paese.

Così, alla Reggia di Caserta, antica dimora dei Borbone, oggi giustamente considerata Patrimonio dell’umanità, è arrivato Mauro Felicori, che in precedenza era capo di gabinetto dell’ex sindaco di Bologna Walter Vitali: un manager della cultura, più che uno storico dell’arte, ma proprio per questo pare la persona giusta per rimettere in moto la macchina pubblica e farla correre ai suoi ritmi naturali, visto che nel cofano ha un motore eccezionale: la Reggia progettata nel 1751 dal Vanvitelli, concepita per rivaleggiare con Versailles e collocata in un parco da fiaba, dove le numerose fontane scolpite creano quella spettacolare cascata artificiale che tutti conoscono almeno attraverso le immagini.

Ma chi si oppone ad un onesto direttore che un tempo sarebbe stato definito “stakanovista” e persino premiato con una medaglia? Le sigle sindacali di Cgil,Uil,Usb e Ugl, che hanno firmato un documento, poi inviato al ministro dei Beni Culturali, in cui si dice che il dott Felicori “permane nella struttura fino a tarda ora”; insomma lavora troppo, si stanca, non offre un buon esempio agli altri dipendenti che potrebbero sentirsi non adeguati, inefficienti e rischierebbero di ammalarsi di stress, se poi dovessero iniziare a lavorare sul serio come fa il loro direttore. Perché in fondo siamo sempre in Campania e qui godersi la vita è un imperativo categorico, prima ancora che un modo di essere; una filosofia a cui tutti dovrebbero attenersi, anche un manager instancabile e borghese, catapultato dal nord con tutte le sue brutte abitudini e gli impossibili orari di lavoro che poco si addicono ad un ambiente aristocratico e al tempo stesso popolare come la Reggia. Parola di sindacalisti casertani, autentici giacobini murattiani!

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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