L’ Italia sovietica

download-4 La Costituzione italiana, si sa, è nata da un compromesso storico-politico che cercò di mettere insieme visioni contrastanti del mondo e della società. Ecco perché in molti suoi articoli si afferma un principio e subito dopo lo si stempera. Allo stesso tavolo della Costituente sedevano, infatti, liberali e socialisti, cattolici e comunisti. Fu quasi un miracolo che alla fine del 1947 ne uscì fuori un documento che, per la verità, col passare degli anni, ha poi mostrato di avere bisogno di manutenzione, se non di vere e proprie revisioni.

E’ quello che forse accadrà se il referendum consultivo del 4 dicembre darà il via alla grande riforma proposta dal governo Renzi e già votata dalla maggioranza del Parlamento; per cui, dovesse prevalere il Sì, il Senato non avrà più la stessa funzione e si metterà fine al bicameralismo perfetto, ovvero il famigerato ping-pong al quale vengono sottoposte le leggi prima di essere varate.

Ma non è del referendum pre-natalizio che vorrei oggi parlare, bensì dell’ art 42 della nostra Costituzione che ormai neppure Benigni si ostina a definire “la più bella del mondo”. Ebbene, il suddetto articolo tratta l’argomento della proprietà, definendola pubblica o privata; ma dopo poche righe crea una sorta di paradosso logico, quando dice: “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.”

Parafrasiamo: in Italia la proprietà privata è garantita per legge, ma lo Stato ci può sempre allungare lo zampino se vuole. E’ chiaro a tutti che la prima parte dell’articolo era frutto di un principio sacrosanto di ispirazione liberale, e che la seconda fu inserita per accontentare i marxisti lì presenti che sicuramente fremevano a sentir parlare di proprietà privata.

La conseguenza nefasta di una tale contraddizione si è manifestata pochi giorni fa, quando a Ficarolo, in provincia di Rovigo, a un signore perbene proprietario dell’ Hotel Lory, il Prefetto ha espropriato l’albergo in questione (ovvero proprietà privata), per piazzarci dentro qualche decina di profughi o immigrati clandestini, se li vogliamo chiamare col loro vero nome.

Il Prefetto, che agisce ovviamente su indicazione del suo capo, il ministro dell’ Interno Alfano ormai convertitosi al socialismo di stampo sovietico, aveva inizialmente chiesto il permesso al signor Fogli, ma questi, avendo considerata l’offerta svantaggiosa per il suo business, ha osato rifiutare e di conseguenza il Prefetto ha mandato i Carabinieri a requisire la sua struttura e ad aprire la porta che l’anziano signore ha inutilmente cercato di chiudere con tutte le sue forze, rischiando un malore. Una scena davvero vergognosa, che è stata ripresa da qualche televisione locale e poi mandata sui social.

Io non sono un costituzionalista né pretendo di possedere la verità, ma una piccola e semplice riflessione vorrei farla: se, come dice la Costituzione, la proprietà privata si può espropriare per motivi di interesse generale, allora penso ai terreni privati quando si deve costruire una strada statale di cui sia dimostrata la necessità. Ma un albergo, che dà lavoro a diverse persone e non solo al suo proprietario, è giusto che venga requisito per metterci dentro immigrati che arrivano in Italia illegalmente e che dovrebbero essere rimpatriati il prima possibile? Quali sarebbero i motivi di interesse generale in tutto questo?

Evidentemente nel nostro Paese il diritto alla proprietà privata non è così sacrosanto come credevamo. Sarà colpa della nostra Costituzione imperfetta, ma anche di una politica immigrazionista che ormai sta producendo solo tensioni sociali e sentimenti di odio verso le istituzioni. Se oggi un Prefetto espropria un albergo, domani, per gli stessi fini, potrebbe prendere la casetta al mare o in campagna che molti italiani si sono comprati dopo anni di duro lavoro. Ma questa sarebbe l’ Italia sovietica.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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