Io non sono più Charlie

download Quando Charlie Hebdo fu colpito a morte dai bastardi fondamentalisti dell’ Isis, in tutta Europa ci sentimmo uniti dal dolore e dall’indignazione per quell’orrendo crimine. A Parigi ci fu una grande marcia di solidarietà e il presidente Hollande lanciò una dichiarazione molto dura contro gli attentatori, che poi portò all’intervento degli aerei da guerra francesi in Siria dove risiede la testa del serpente.

Avere ucciso dei giornalisti satirici per le vignette che essi avevano pubblicato ridicolizzando il profeta Maometto, ci sembrò non solo un atto crudele e ingiustificabile, ma anche un attentato ai princìpi della società liberale, che proprio nella storia francese del Settecento aveva trovato i suoi più grandi teorici, come Voltaire e Diderot.

In precedenza gli autori di Charlie Hebdo avevano preso in giro personaggi autorevoli della Chiesa cattolica: ricordo, per esempio, una divertente vignetta con papa Benedetto XVI invaghito di una giovane guardia svizzera di sesso maschile. Molte altre ce n’erano state sui personaggi politici, in prima fila Angela Merkel che, con i suoi modi teutonici, si presta meravigliosamente alla satira.

Perché, dai tempi di Aristofane e Giovenale, è sempre stato questo il compito della satira: ridicolizzare i potenti, ricordare a noi comuni mortali che essi non sono delle divinità né dei super eroi, ma sono umani, fin troppo umani; hanno le loro debolezze e meschinerie, possono essere sciocchi e persino egoisti, cialtroni, brutti, imbranati e talvolta combinare guai. Quindi non dobbiamo temerli, ma dobbiamo criticarli, tenerli sempre sotto osservazione e, se non ci piacciono più, mandarli a casa e sostituirli.

Per questo la satira non esisteva nelle società totalitarie: lì il Potere non si discuteva né si poteva mettere in cattiva luce; non si scherzava su Hitler o Stalin, chi lo faceva finiva rispettivamente in un lager o in gulag. Invece nelle democrazie liberali la satira è uno strumento fondamentale di critica e persino di controllo del Potere, così come lo è l’ informazione fatta dai media, quando è libera e non si lascia controllare dai governi.

Ci sono anche situazioni intermedie, ovvero regimi con caratteristiche autoritarie, come l’attuale Turchia di Erdogan e la Russia di Putin; anche lì c’è poco spazio sia per la satira che per l’informazione indipendente, ma per fortuna le persone oggi hanno strumenti come i social media con cui possono esprimersi liberamente. I potenti, infatti, temono di essere ridicolizzati perché sanno che una vignetta pungente, o una battuta, li può buttare giù dal piedistallo che si sono edificati e la gente comune, quando ti vede al suo stesso livello, non ti teme più come prima e non ti obbedisce.

Il capolavoro assoluto della satira, nel cinema, resta “Il dittatore” con Charlie Chaplin che fa la parodia di Hitler. Ma in passato, in Italia, abbiamo avuto un grande artista, Giorgio Forattini, che ha immortalato con le sue caricature i potenti della prima Repubblica, da Bettino Craxi raffigurato con gli stivali da duce a Spadolini cicciottello e con un minuscolo pisellino tra le gambe a Giulio Andreotti disegnato in versione vampiro.

Adesso è arrivata questa vergognosa vignetta di Charlie Hebdo sui morti del terremoto di Amatrice: un uomo insanguinato come se fosse salsa pomarola, una donna ferita e imbrattata anche lei di sugo, una pila di cadaveri sepolti sotto le macerie a forma di lasagne. Persone comuni, nessun potente della politica tra di loro, nessun rappresentante delle Chiese di ogni tipo, nessun finanziere ricco sfondato; ma poveri Cristi che hanno perso le loro case e anche i loro familiari, gente semplice che ora vivrà nelle tende fino all’arrivo dell’inverno e poi, se tutto va bene, sarà trasferita in baracche piuttosto confortevoli; e che forse un giorno vedrà ricostruite le loro case, magari da un’altra parte e senza i vicini o tutta la famiglia di un tempo.

Qualcuno mi può spiegare che diavolo c’ è da ridere in una vignetta così! Qui i disegnatori di Charlie Hebdo mostrano solo di non avere rispetto per i morti e, vigliaccamente, se la prendono con chi non potrà mai vendicarsi.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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