Il Tempio di Salomone

images-2 Negazionismo non è solo lo scandaloso tentativo di alcuni storici filo-nazisti di negare l’ Olocausto che, tra il 1942 e il 1945, tolse la vita a più di sei milioni di ebrei mediante svariate tecniche di distruzione di massa che vennero praticate nei lager di mezza Europa.

Negazionismo è anche la volontà, espressa pochi giorni fa da ben 23 membri dell’ UNESCO, contrastata solo da pochi coraggiosi, come gli USA, l’ Inghilterra e la Germania, e sostanzialmente accettata da 26 nazioni che si sono vigliaccamente astenute (tra cui l’ Italia rappresentata da quel fantoccio di ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che è stato poi giustamente contestato dal suo stesso capo di Governo), volontà di cancellare dalla toponomastica di Gerusalemme il più importante riferimento alla storia millenaria del popolo d’ Israele.

Secondo gli autori della mozione sfacciatamente filo-palestinese, il Tempio di Salomone, la cui origine è datata dalle fonti bibliche al 950 a.C. e della cui esistenza si parla nei Vangeli (dove si dice che Cristo salì lo scalone del tempio di Erode e predicò ai mercanti) e nelle opere dello storico Flavio Giuseppe, che racconta dettagliatamente la conquista di Gerusalemme da parte dei Romani, non sarebbe mai esistito semplicemente perché oggi si continua a negare la presenza degli ebrei in Terra Santa per delegittimare l’esistenza dello Stato di Israele, come già faceva negli anni Trenta il Gran Mufti palestinese Haj Amin al-Husseini, alleato e seguace di Adolf Hitler.

Ed allora, secondo i negazionisti dell’ UNESCO, il luogo più sacro al mondo per l’ ebraismo, dove una volta si trovava il Tempio di Salomone prima della sua distruzione ad opera dei soldati romani, e che oggi è sede di una grande moschea, non dovrebbe chiamarsi col nome di “Monte del Tempio”, ma solo coi termini musulmani “al-Haram al-Sharif” e “al-Aqsa”.

Non è la prima volta che nella storia dell’ ONU il folto gruppo dei Paesi arabi, grazie alla forza della loro immensa ricchezza petrolifera, riesce a promuovere risoluzioni con un dichiarato contenuto anti-semita: basterebbe ricordare le due sciagurate conferenze conosciute come Durban 1 e Durban 2, dove Israele veniva apertamente attaccato dai leader meno democratici del mondo, tra cui l’ex presidente iraniano Amadhinejad, e contemporaneamente si inneggiava a Bin Laden e al fondamentalismo islamico.

E’ chiaro ormai che l’ ONU ha imboccato una strada che sempre più sembra essere una deriva, dove si vuole colpire la storia culturale e religiosa di Israele per smontare uno dei pilastri costitutivi di tutta la civiltà occidentale. Se il nostro ministro degli Esteri questo non lo capisce, è bene che non solo venga richiamato, ma soprattutto sia messo in condizione di non nuocere più al prestigio dell’ Italia.

About This Author

Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

Post A Reply