Caccia alle donne

colonia A Colonia, la notte di Capodanno, un numeroso branco di giovani maschi nordafricani e mediorientali si è scagliato contro le donne tedesche, che festeggiavano allegramente e liberamente com’ è di consuetudine fare in tutte le città europee.

Moltissime ragazze sono state aggredite, umiliate, molestate sessualmente, offese e persino derubate, mentre la polizia tedesca è rimasta colpevolmente ferma davanti a tutto ciò. Le denunce e le testimonianze di oltre cinquecento vittime hanno fornito coerentemente questa versione dei fatti, supportata anche dalle riprese delle videocamere di sorveglianza.

A Colonia, dunque, il mito dell’accoglienza e dell’integrazione, esaltato e praticato dalla stessa cancelliera Merkel, si è infranto su di uno scoglio culturale che è grande quanto una montagna insormontabile: la questione femminile. Perché quella che è probabilmente la più importante conquista della civiltà occidentale, ovvero l’ assoluta parità tra uomo e donna, è ancora il tabù della cultura islamica, anche per le nuove generazioni e per coloro che scappano dalla guerra e cercano asilo presso di noi.

I tentativi di stupro di quella maledetta notte non sono stati un episodio sporadico, come certa stampa e importanti esponenti politici hanno cercato di dire all’ opinione pubblica per minimizzare la gravità dei fatti ( la Boldrini, per esempio, ha parlato di “mancanza di rispetto”, pensa un po’). La caccia alle ragazze tedesche, viste come prede sessuali perché camminavano liberamente per le strade della città, con abiti normali e non velate, è la dimostrazione più evidente che un abisso separa il mondo islamico dal nostro.

Certo, è vero che anche nella nostra società la violenza contro le donne è un fenomeno non trascurabile, ma da noi chi si macchia di questo crimine viene perseguito penalmente e condannato duramente anche sul piano sociale. Nell’ Islam, invece, le donne sono trattate alla stregua di oggetti da possedere o al massimo come serve, per cui le bambine possono essere date in moglie a uomini maturi, per passare poi la loro esistenza recluse nelle mura domestiche ad allevare figli.

Questo non avviene solo in paesi lontani del Medioriente: avviene purtroppo anche nelle nostre città, nei quartieri abitati dagli immigrati. Solo che noi, finora, abbiamo preferito fingere di non vedere e non sapere, perché quello stile di vita così diverso, comunque, non entrava in conflitto con il nostro. Secondo la teoria del multiculturalismo, infatti, quello è il loro modo tradizionale di comportarsi, e noi dovremmo accettarlo e rispettarlo, anche se va contro i nostri princìpi fondamentali.

Il multiculturalismo (non) ha funzionato fino all’esplosione sulla scena internazionale dell’integralismo e del terrorismo islamico, che vogliono colpire proprio le nostre abitudini e le nostre libertà; com’è successo a Parigi con le stragi di Charlie Hebdo e del 13 novembre, dove sono stati massacrati dei giornalisti per le loro vignette satiriche su Maometto e tanti giovani che semplicemente ascoltavano musica rock o sedevano in un caffè. Ma anche le terribili aggressioni di Colonia devono essere interpretate all’interno di un quadro che ormai è sempre più chiaro e che, se proprio non vogliamo definire “scontro di civiltà”, quantomeno dobbiamo chiamare “inconciliabilità culturale”.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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